Salviamo i nostri Marò

Salviamo i nostri Marò
I nostri due militari devono tornare a casa

Siamo contro ogni genere di Discarica nel nostro Territorio!

Visualizzazione post con etichetta Massimo Introvigne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Massimo Introvigne. Mostra tutti i post

martedì 12 giugno 2012

PRETI PEDOFILI. DON GIORGIO GOVONI: "QUANDO LA CALUNNIA UCCIDE".



di Massimo Introvigne.

I preti pedofili esistono. Come ha ricordato il Papa, sono “una vergogna” per la Chiesa e nei loro confronti non è giustificata nessuna tolleranza. Ma vi è anche un’altra categoria che non dev’essere dimenticata in questo lungo venerdì santo della Chiesa: quella dei preti accusati ingiustamente. Dal tentativo nazista di screditare la resistenza della Chiesa tedesca al regime moltiplicando le accuse di pedofilia – quasi tutte false – agli studi legali miliardari americani che sparano accuse talora davvero insensate al solo scopo di spillare quattrini alla Chiesa, c’è una storia parallela di calunnie che, per i sacerdoti che le subiscono, costituiscono un vero martirio.

Ricorre quest’anno il decimo anniversario di una vicenda dolorosissima che ha coinvolto un sacerdote italiano, don Giorgio Govoni (1941-2000). Questo parroco della Bassa Modenese – un parroco esemplare, amatissimo dai suoi parrocchiani – è accusato nel 1997 da un’assistente sociale, che afferma di avere intervistato tredici bambini, di guidare un gruppo di «satanisti pedofili» che praticherebbero riti satanici in diversi cimiteri tra Mirandola e Finale Emilia, violentando e talora uccidendo bambini (di cui peraltro non si sono mai trovati i corpi). Rinviato a giudizio, è ritenuto colpevole dal pubblico ministero che chiede per lui quattordici anni di carcere. La Curia di Modena si schiera fin dall’inizio con lui e ne sostiene la difesa, facendo appello anche a chi scrive, il quale crede di avere dimostrato in una perizia di parte il carattere assolutamente inverosimile delle accuse. Ma, dopo l’arringa del pubblico ministero, don Giorgio muore stroncato da un infarto nell’ufficio del suo avvocato il 19 maggio 2000.

La morte del sacerdote estingue le accuse contro don Giorgio, ma la sentenza nei confronti dei coimputati mostra che i giudici del Tribunale di Modena credono nonostante tutto agli accusatori. La situazione però si rovescia in sede di appello, interposto anche dai difensori del sacerdote defunto per riabilitarlo almeno post mortem. L’11 luglio 2001 la Corte d’Appello di Bologna dichiara che nella Bassa Modenese non è mai esistito un gruppo di «satanisti pedofili» e che don Giorgio è stato ingiustamente calunniato sulla base di fantasie indotte in bambini molto piccoli da un’assistente sociale che ha letto una certa letteratura su casi americani. Nel 2002 la sentenza di appello è confermata dalla Corte di Cassazione, con soddisfazione delle autorità ecclesiastiche e dei parrocchiani che hanno sempre visto in don Giorgio un eccellente sacerdote travolto da accuse inventate.

Ogni anno i suoi parrocchiani, spesso con la presenza del vescovo di Modena, si riuniscono sulla tomba di don Giorgio. Io, che l’ho conosciuto personalmente, sono rimasto sia edificato dalla sua testimonianza di sacerdote e di uomo d’intensa preghiera, sia spaventato dalla facilità con famiglie in difficoltà – può essere umanamente e moralmente distrutto da accuse infamanti immediatamente riprese dai media prima di ogni verifica. Ricordare a dieci anni dalla morte don Giorgio Govoni non assolve certamente nessun sacerdote davvero colpevole di abusi. Ma ci ricorda che esistono pure i fabbricanti di calunnie. Anche nei loro confronti è giusta la tolleranza zero.

mercoledì 6 giugno 2012

Strauss-Kahn e Plinio Corrêa de Oliveira.



I quotidiani di mezza Europa riprendono da «Le Monde» - che, giacché la Francia non è l'Italia, dovrà rispondere in tribunale per aver pubblicato i verbali riservati di un'inchiesta giudiziaria - i testi dell'interrogatorio dell'ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn da parte del giudice d'istruzione Stéphanie Ausbart a Lilla il 26 marzo scorso. Molti scrivono che Strauss-Kahn ha cercato di passare dai reati penali che gli sono contestati a questioni di principio nell'ambito di una strategia difensiva, cercando di fuorviare e anche di mettere in imbarazzo il giovane magistrato, una donna di trent'anni. E può darsi che sia così.

Suggerisco però anche un'altra chiave di lettura, ispirata a idee del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995). Questo profondo osservatore della crisi dell'Occidente nella sua opera principale, «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», del 1959, aveva descritto la decadenza dell'Europa come un processo di tre Rivoluzioni, che avevano fatto venire meno rispettivamente i tradizionali legami religiosi (la Riforma protestante), politici (la Rivoluzione francese) ed economici (la Rivoluzione russa e il comunismo). Successivamente aveva aggiunto una nuova categoria, la Quarta Rivoluzione, esplosa in Europa con il 1968 e che si presentava come rivoluzione culturale, attaccando i legami microsociali, le famiglie, il legame tra madre e figlio con l'aborto e perfino i legami che ogni persona stabilisce con se stessa con la droga, l'eutanasia, l'ideologia di genere.

In «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» Corrêa de Oliveira menzionava anche una «marcia di eccesso in eccesso» del processo rivoluzionario, qualche cosa che corrisponde alla saggezza popolare depositata in Italia nel proverbio secondo cui «peggio non è morto mai». Sì, non c'è limite al peggio. Dopo il divorzio e l'aborto, dopo l'eutanasia e il matrimonio omosessuale dove può ancora arrivare la Quarta Rivoluzione? Ce lo mostra, con parole a suo modo esemplari, Strauss-Kahn: la prossima frontiera è il «libertinismo intelligente» - sembra di capire, tipicamente francese e da non confondersi con un libertinismo poco intelligente alla Silvio Berlusconi -, che teorizza «cene libertine» - in tempi meno illuminati forse chiamate diversamente - dove «non esiste più l'oggetto, ma solo soggetti», che manifestano il loro «desiderio» non solo in tutti i modi possibili ma in pubblico, perché l'essenza del libertinismo consiste nel guardare e nell'essere guardati.

Non si potrebbe dir meglio, e non hanno torto i commentatori che hanno notato come a tratti sembra che sia Strauss-Kahn a processare la giudice ragazzina, la quale - poveretta - appartiene a un mondo ormai superato e travolto, quello dove esiste ancora il reale, l'oggetto, e - come le spiega con pazienza l'economista socialista - non può capire il «libertinismo intelligente» perché non l'ha mai praticato. Naturalmente, come in tutte le battaglie, ci sono dei caduti: nella stessa tornata d'interrogatori le prostitute ingaggiate per le «cene libertine» hanno affermato di esser state afferrate per i polsi da alcuni degli «intelligenti» commensali per permettere a Strauss-Kahn di praticare a forza forme di libertinismo a loro non gradite. Ma che cos'è il corpo di una prostituta di fronte alla prospettiva di entrare nel glorioso mondo nuovo del «libertinismo intelligente»?

Ecco dunque la risposta a che cosa la Quarta Rivoluzione può offrirci ancora dopo l'aborto e l'eutanasia: il «libertinismo intelligente», cioè l'elogio dell'orgia e della violenza carnale, da parte di qualcuno considerato fino ai recenti guai giudiziari l'uomo più potente del mondo. Molti anni fa - scrivendo in tema di Quarta Rivoluzione su «Cristianità», la rivista di Alleanza Cattolica -, attiravo l'attenzione sul marchese Donatien-Alphone-François de Sade (1740-1814), il quale durante la Rivoluzione francese verificava un'altra tesi di Corrêa de Oliveira, quella secondo la quale in ogni Rivoluzione appaiono «rivoluzionari di marcia veloce», che non hanno successo perché sono in anticipo sui tempi ma annunciano Rivoluzioni successive. Il pensatore brasiliano citava Gracchus Babeuf (1760-1797), che durante la Seconda Rivoluzione anticipò la Terza, il comunismo. Nello stesso modo, de Sade anticipò la Quarta.

Solo che il marchese libertino - anche lui cantore della violenza carnale - finì in manicomio. Mentre sappiamo che oggi de Sade può diventare il primo burocrate del mondo, dirigere il Fondo Monetario Internazionale e decidere il destino d'intere nazioni. Non è questa la perfezione della Quarta Rivoluzione?

di Massimo Introvigne.

sabato 7 aprile 2012

Possiamo ancora dirci Cristiani? Crollano praticanti, matrimoni e vocazioni.



L’edizione di «Sette» del Corriere della Sera in edicola oggi pone al centro del dibattito, un’inchiesta a più mani dal titolo «Possiamo ancora dirci cristiani?».

Cala il numero dei matrimoni cattolici e pure le vocazioni di preti e suore risultano in forte ribasso. Tiene, secondo l’indagine, il numero dei pellegrini nei santuari.

La domanda è: abbiamo la necessità di un’ancora di salvezza in cui credere? La chiesa rispetta ancora i canoni di riferimenti con cui siamo innegabilmente cresciuti?

Scrive Cesare Fiumi. «..Una chiesa come una candela che sempre più velocemente si consuma, non solo perché la fiammella del clero va perdendo numeri e forza di vocazioni, ma perché il cero alla base si va assottigliando. Se nel 2000 (da una ricerca Swg) il 65% degli italiani garantiva una complessiva adesione ai valori cattolici, nel 2009 la percentuale è scesa al 46%: con la centralità di quei valori in calo (dal 95 al 73%) pure tra i praticanti».

Si tratta di dati feroci, quasi glaciali che lasciano poco spazio alle interpretazioni. In questo momento, forse, neanche la forte tradizione identitaria della chiesa presente nel nostro Paese può salvarla dalla tempesta che sta attraversando l’Occidente.

Il relativismo, termine assai abusato e inflazionato può, in parte essere una risposta. Massimo Introvigne nel suo «Il dramma dell’Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro delle civiltà», cerca di affrontare il problema criticando la deriva laicista e anticristiana della cultura contemporanea. Dice: «Ultimamente è la paura di Cristo che fa male all’Europa, la consuma e rischia di ucciderne la civiltà. E solo guarire da quella paura potrà salvarla». Conclude affermando: «Il dramma dell’Europa… si risolve nell’aver voltato le spalle a Cristo e nel tentativo di costruire una torre di Babele europea senza Dio e senza la chiesa, destinata come quell’antica torre a un crollo fragoroso».

Voi, cosa ne pensate?

giovedì 22 marzo 2012

Cresce l'intolleranza contro il Cristianesimo in Europa.



L'Osservatorio sull'Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani in Europa, diretto dai coniugi Gudrun e Martin Kugler, è un'istituzione unica nel suo genere. Se numerose e spesso benemerite organizzazioni si occupano della "cristianofobia" e delle persecuzioni contro i cristiani in Africa e in Asia, solo l'Osservatorio di Vienna raccoglie sistematicamente dati sull'Europa. Il suo primo rapporto, sugli anni 2005-2010, ha esercitato una notevole influenza negli ambienti ecclesiali, politici e diplomatici, contribuendo in modo importante alla diffusione delle informazioni su un problema tanto grave quanto ignorato dalla grande stampa. Oggi l'Osservatorio rende pubblico un nuovo rapporto, relativo all'anno 2011, che certamente avrà a sua volta ampia eco.

Molti pensano che in Europa il problema della cristianofobia non esista. Dopo tutto, si dice, i cristiani non sono condannati a morte se parlano male dell'islam come in Pakistan, né sono bruciati vivi come in certe regioni della Nigeria o dell'India. Ma occorre distinguere, e il rapporto dell'Oservatorio lo fa. Il documento afferma che, sebbene in alcuni casi si potrebbe davvero parlare di «persecuzione», questa parola non va usata per l'Europa, in modo da tenere ben distinti i problemi europei da quelli africani e asiatici che sono caratterizzati da un alto numero di morti e dall'uso sistematico della tortura, della violenza armata e del terrorismo. In Europa è preferibile parlare di «intolleranza», di «discriminazione» e di «crimini di odio», questi ultimi più rari che in alcuni Paesi di altri continenti, ma non inesistenti.

I lettori che seguono La Bussola Quotidiana avranno riconosciuto qui uno schema che nell'anno 2011, nel corso del quale sono stato Rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all'intolleranza e discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni, ho ripetutamente promosso e fatto adottare in occasione di dichiarazioni ed eventi internazionali di tale ente internazionale, particolarmente al vertice di Roma del 12 settembre 2011 sui crimini di odio contro i cristiani, da me proposto e organizzato con il sostegno del governo italiano e della Santa Sede. In effetti, l'Osservatorio di Vienna lavora da sempre a stretto contatto con l'OSCE, è stato un aiuto prezioso durante il mio mandato, e nel rapporto diffuso oggi insiste particolarmente sul ruolo dell'OSCE nel 2011, sottolineando oltre al vertice di Roma di settembre la risoluzione approvata a Belgrado in luglio dall'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, che ha tra l'altro espresso appoggio e incoraggiamento al lavoro che stavo allora svolgendo.

Secondo il rapporto viennese, si tratta di uno dei tre eventi positivi del 2011 nel campo della lotta all'intolleranza e discriminazione contro i cristiani. Il secondo è il rovesciamento in appello della "sentenza Lautsi", del 3 novembre 2009, della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale intendeva vietare l’esposizione del crocefisso nelle scuole italiane. La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in sede di appello il 18 marzo 2011, ha ribaltato la sentenza di primo grado riammettendo il crocifisso nelle aule scolastiche del nostro Paese.

Il terzo sviluppo positivo - traduco qui in termini più espliciti quanto il rapporto esprime in modo più diplomatico - è venuto dagli elettori spagnoli i quali, rimandando a casa il governo Zapatero, hanno permesso che il 31 gennaio 2012 il nuovo esecutivo spagnolo rendesse non più obbligatoria la frequenza degli alunni delle scuole di Stato ai corsi di educazione civica, la «educación ciudadana», in molte regioni orientati in senso fortemente laicista ed eticamente discutibile, contro i quali aveva levato la sua voce lo stesso Benedetto XVI. Il rapporto ricorda che 55.000 genitori spagnoli si erano dichiarati obiettori di coscienza, annunciando che i figli non avrebbero frequentato questi corsi nonostante le gravi conseguenze minacciate dal governo Zapatero, e 2.700 avevano presentato ricorsi ai tribunali.

Ma non mancano dati negativi. Il rapporto afferma che spesso all'Osservatorio di Vienna sono chieste statistiche, ma queste sono difficili dal momento che solo pochi Stati hanno risposto agli appelli dell'OSCE che chiedeva di raccogliere dati nazionali sugli episodi d'intolleranza e sui crimini di odio contro i cristiani. Il rapporto cita tuttavia tre dati statistici nazionali, uno privato e due di fonti governative. Un'indagine sociologica condotta in Gran Bretagna rivela che il 74% dei cristiani pensa di subire discriminazioni per la propria fede e di essere più discriminato dei membri di altre religioni, una percentuale in aumento rispetto al 66% del 2009.  Un rapporto ufficiale del governo scozzese afferma che il 95% degli atti di violenza contro comunità religiose è diretto contro i cristiani; quelli contro gli ebrei rappresentano il 2,3% mentre il 2,1% delle violenze anti-religiose colpisce i musulmani. In Francia, secondo dati della polizia presentati al vertice OSCE di Roma,  522 chiese e cimiteri cristiani sono stati oggetto di attacchi vandalici in un anno, il 2010. Questi attacchi rappresentano l'84% di tutti quelli portati in Francia contro edifici e luoghi di significato religioso, e l'aumento rispetto al 2009 è del 34%.

Il rapporto offre anche una ricca messe di esempi di cristianofobia, che vanno da casi gravissimi di violenza a esempi di stupidità come quello - fatto conoscere proprio da «La Bussola Quotidiana» - di un comune italiano che ha vietato in una sagra popolare la distribuzione di salamella, in quanto la sagra si svolgeva nel tempo che per i musulmani di Ramadan e la pubblica offerta di carne di maiale avrebbe potuto offenderli. Benché il rapporto offra anche una classificazione più raffinata in undici categorie, nella sostanza lo schema è quello da me proposto per conto dell'OSCE, che descrive la spirale delle violazioni della libertà religiosa, e più specificamente dell'intolleranza contro i cristiani,  attraverso un modello in tre stadi. Il primo stadio è l'intolleranza, che è un fenomeno culturale. Viene poi la discriminazione, che è un processo giuridico. Infine, i veri e propri crimini di odio. Gli attori sociali coinvolti in questi tre stadi sono, ovviamente, diversi. Ma c'è un "piano inclinato" che fa sì che si passi facilmente dal primo stadio al secondo, e dal secondo al terzo.

In Europa il rapporto nota particolarmente la presenza del primo stadio, l'intolleranza. C'è una crescente ostilità contro la religione in generale e contro la Chiesa in particolare in settori significativi dei media, dello spettacolo e qualche volta anche dell'arte moderna. Certamente il problema dell'equilibrio fra la libertà di espressione artistica e il rispetto dovuto al sentimento religioso è molto delicato. Tuttavia è un fatto che di recente in Europa sono state proposte o esposte diverse opere artistiche che sono state considerate offensive da un buon numero di cristiani.

Il passo successivo è la discriminazione, che si manifesta nel proporre una legislazione discriminatoria che cerca di ridurre il ruolo e la presenza sociale del cristianesimo. Il rapporto nota in particolare le restrizioni all'obiezione di coscienza in tema di aborto e matrimoni omosessuali. Nel Regno Unito s'impone agli orfanotrofi cristiani di inserire anche le «famiglie» omosessuali tra quelle in lista per adottare i loro bambini. In Olanda si minacciamo di licenziamento i funzionari pubblici cristiani che per ragioni di coscienza non vogliono partecipare alla celebrazione di matrimoni omosessuali. E così via.

Né manca ormai in Europa chi passa al terzo stadio, i veri e propri crimini di odio. Oltre al vandalismo contro cimiteri e chiese - che non si verifica solo in Francia, e che spesso ha un contenuto ideologico che va al di là delle semplici bravate di giovani balordi - il rapporto ricorda gli attacchi alle Messe nelle cappelle universitarie di Madrid e Barcellona, le aggressioni ad attivisti pro life in diversi Paesi, l'attacco agli uffici della Parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro e la conseguente grave profanazione di un crocifisso e di una statuina della Madonna durante la manifestazione degli «indignati» dello scorso ottobre a Roma.

Ancora una volta - il rapporto lo sottolinea - sarebbe improprio mettere sullo stesso piano questi episodi, per quanto gravi, e i morti che ogni giorno cadono vittima delle persecuzioni anti-cristiane in Africa e in Asia. Ma la logica del piano inclinato è pericolosa. Se non si ferma la cristianofobia ora, anzi se non la si ferma al livello dell'intolleranza e della discriminazione, anche i crimini di odio non potranno che aumentare, con conseguenze imprevedibili. Sono lieto che il rapporto sottolinei ripetutamente il ruolo positivo dell'OSCE che nel 2011, durante il mio mandato e sotto la benemerita presidenza lituana, ha continuamente suonato l'allarme su questi problemi. Senza alcuna intenzione polemica - limitandomi a constatare un fatto - osservo che almeno in questo primo trimestre del 2012, sotto la nuova presidenza irlandese, forse molto concentrata sul problema dei preti pedofili, dall'OSCE è arrivato piuttosto un rumoroso silenzio - appena rotto da qualche affermazione generica - sugli episodi di intolleranza e discriminazione contro i cristiani, che pure continuano con frequenza quotidiana in Europa.

di Massimo Introvigne.