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giovedì 30 settembre 2010

Con 342 voti a favore contro i 275 il Governo incassa la fiducia alla camera.



Vi proponiamo il discorso del Presidente Silvio Berlusconi pronunciato alla Camera dei deputati il 29 settembre 2010

Signor Presidente,
Signori Deputati
Oggi il governo che ho l’onore di presiedere si rivolge  al Parlamento, che  è il luogo in cui la sovranità popolare trova la sua più alta espressione ed il suo più alto esercizio. La democrazia nasce con le libere elezioni, e vive con i parlamenti. Non vi può essere né autentica democrazia, né buongoverno, se il parlamento non è libero e forte.
I governi democratici traggono la loro capacità di agire per il bene della nazione dal consenso sempre rinnovato dei rappresentati del popolo. Tra parlamento e governo non vi può mai essere contrapposizione, ma vi deve essere un’armonica simbiosi, nella distinzione dei ruoli e delle funzioni che la nostra Carta costituzionale assegna ad ognuno.
Questa è la mia profonda convinzione, questo è lo spirito con il quale mi rivolgo ad ognuno di voi.
Nel maggio di due anni fa, nel chiedervi il voto per la fiducia al nuovo governo, affermai che il lavoro che ci aspettava per ridare slancio all’Italia richiedeva ottimismo e determinazione.


Avevo visto bene.

In virtù della netta espressione della volontà popolare del 2008, per l’Italia si apriva finalmente una stagione di grandi speranze e di auspicate e necessarie riforme.
Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro il panorama politico, a rendere più stabile e più efficiente il governo del Paese.
Con il voto del 2008 è stata ridotta drasticamente la frammentazione politica, è stata scelta con nettezza una maggioranza di governo e un’opposizione, ciascuna con la propria leadership.
Più del 70 per cento dei suffragi si è infatti concentrato sui due maggiori partiti, il Popolo della libertà e il Partito Democratico. Si è trattato della prima grande riforma voluta e certificata dal popolo nel segno di un bipolarismo maturo, con il riconoscimento reciproco tra avversari e teso a mandare definitivamente in archivio le pratiche della vecchia politica. Sia il mio discorso di presentazione del Governo alle Camere, sia il discorso del leader dell’opposizione, pur nelle fisiologiche e necessarie distinzioni, ebbero un comune denominatore: quello della responsabilità di fronte all’Italia e agli italiani. Si apriva un varco per quello spirito riformatore più volte auspicato in questi anni anche dal Capo dello Stato.
L’allora leader del Partito democratico, onorevole Veltroni, citò una riflessione di uno dei Padri Costituenti, Piero Calamandrei, che personalmente condivido in tutte le sue parti, mentre altri ne ricordano sovente soltanto la prima. Diceva Calamandrei: “Il regime parlamentare non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza. Quest’ultima, a sua volta, deve avere rispetto per la legittimità elettorale della maggioranza e la legittimità costituzionale del Governo”.


martedì 12 gennaio 2010

SUD: FAVOLA DA UN MONDO CAPOVOLTO...

di Graziella Balestrieri.


NDR: Il tono dello scritto,che non si potrà mai udire ,va in maniera quasi ossessiva sentito come ironico…altrimenti non avrebbe nessun senso.

In un c’era una volta che ora non c’è più, lì dove ogni cosa passa, ma tutto resta, lì dove si vive perché si deve… In quel mondo fatato, dove leggi funzionano sì, ma in maniera capovolta esisteva una terra chiamata Calabria e la sua gente, i calabresi. Strana terra questa. Accogliente, di cuore, ospitale, un piccolo popolo che riposava sul fuoco degli inferi, terra selvaggia, definita come un’Africa nel bel mezzo dell’Europa. Astolphe De Custine, 1812 (Lettere dalla Calabria).
Dal 1812 pare che la situazione sia notevolmente degenerata. Ovvero questa sorta di africani d’Europa una mattina si son svegliati ed han trovato l’invasor… E così i calabresi sono diventati un popolo razzista. Olè avanti popolo alla riscossa. Ma in questa Africa d’Europa la sorpresa più grande al risveglio, dopo una notte di lunghi coltelli, è una presenza inquietante che si aggira fra la gente e che incute timore: lo Stato. Nessun riferimento politico ad oggi, da quando l’Italia nacque la presenza dello Stato in Calabria si può ricordare solo durante l’Inno di Mameli, per la nazionale di calcio, quindi la domanda è: ma i calabresi sono veramente un popolo così demente, veramente non si accorgono di essere strumento per le bocche ben pensanti?
E poi quello che fa tribolare veramente il sangue di un calabrese che sta scrivendo è: ma ora si sono accorti dei calabresi, ora che i neri si sono ribellati? E giù di lì, la ‘Ndrangheta, è colpa della ‘Ndrangheta… e lo Stato riposa in cielo, ad osservare a guardare il mare limpido. Poi c’è chi prende le difese di un popolo, quello degli immigrati, per carità nessuna forma di razzismo, anzi sono più fratelli loro e più calabresi loro di qualsiasi altro leghista che indossa la cravattina verde. Ma i calabresi razzisti, non si può proprio sentire. Scusate! Questa non è una difesa per i calabresi, no questa è solo la realtà di chi vive in Calabria, di chi conosce la sua gente, di chi non ha visto mai lo Stato, di chi ha visto un non interesse ad una terra che di fondo ha sempre vissuto nel contentino… Dire “ Lo Stato c’è ” è una delle più paradossali prese per i fondelli che un calabrese potesse mai sentire… Se lo Stato fosse mai esistito in Calabria tutto questo non sarebbe successo!
Percorrendo la strada che va da Catanzaro e che conduce fino a Crotone si possono osservare gli immigrati che camminano, che non si sa dove vanno, che rischi di investirli. Basta abbassare il finestrino, basta alzare la testa per rendersi conto in quale situazione vivono. Lo Stato, la sua bella macchinina non l’ha mai presa. Questo è il consiglio! Veniteci ogni tanto in Calabria prima di giudicare e sputare sentenze come se il popolo calabrese fosse una mandria di pecoroni a cui viene dato bastone e carota. Non si capisce nemmeno l’uscita di Roberto Saviano “Per gli immigrati contrastare le organizzazioni criminali è questione di vita o di morte”. Certo perché i calabresi nella ‘Ndrangheta ci sguazzano! Mah...
E poi perché non ha parlato delle scorie di Crotone, caro Saviano i palazzi lì portano il nome della ‘Ndrangheta, a Crotone nessuno mai è venuto a dir nulla. La gente cammina sulle mattonelle costruite dalla ‘Ndrangheta. Quanti paradossi! Il Papa: "Rispettare gli immigrati!" Ok,e i calabresi chi li ha mai rispettati?
Se si ha la coscienza pulita, va benissimo, prendetevela con i calabresi, tanto a noi passa qualsiasi cosa, stiamo sempre là, in un altro continente. Questa di Rosarno è una guerra fra poveri. La povertà e la miseria generano disordini. Se qualcuno si fosse mai ricordato dei calabresi, state sicuri che gli immigrati stavano sul trono insieme a bere vino e a mangiare cibo divino che questa terra meravigliosa offre. I calabresi non sono razzisti, non lo sono mai stati, se così fosse alcune regioni d’Italia sarebbero già sparite dalla cartine. Forse qualcuno deve accorgersi di una cosa, questa gente tiene le braccia aperte da talmente tanto tempo che oramai è stanca. Immagginate un uomo che sta a braccia aperte da quando è nato, che si trova sull’orlo di un precipizio… Voi non sareste stanchi, non chiudereste le braccia e correreste indietro verso la strada giusta?
Questa è l’unica favola che finisce in maniera capovolta, il principe tira la scarpa addosso a Cenerentola, Cenerentola si incazza gli ridà il bacio ed il principe ritorna ranocchio. E vissero tutti felici e scontenti!
“L’odio è un sentimento che oggi non si comprende neppur se generato dall’amore. Bisogna venire in Calabria per ritrovare l’odio”. Astolphe De Custine,1812 (Lettere dalla Calabria)


Rosarno, simbolo fallimentare della sinistra.


Il ministro Bondi: "Per anni il Mezzogiorno è stato la questione privilegiata dai democratici. All’inizio dei mandati i governatori del Pd avevano suscitato molte speranze. Ecco perché il flop è ancora più clamoroso"



«Dietro ai fatti di Rosarno c’è tutto il fallimento del centrosinistra al Sud». Il ministro della Cultura e coordinatore Pdl Sandro Bondi osserva preoccupato in tv le immagini degli scontri tra immigrati e forze dell’ordine.


L’emergenza di Rosarno e, prima ancora, la bomba alla Procura generale di Reggio Calabria hanno riproposto nuovamente l’allarme sul Mezzogiorno.

«Quello che è avvenuto a Rosarno è il risultato della confluenza di due fenomeni distinti: il primo è il degrado legato all’immigrazione incontrollata, il secondo è il degrado di una realtà sociale profondamente malata e pesantemente condizionata dalla criminalità organizzata. Questi due fenomeni hanno avuto una lunga incubazione prima di manifestarsi con gli effetti che abbiamo visto. Per questo le soluzioni non sono semplici e immediate. Si può e si deve imporre subito la cessazione delle violenze e riportare l’ordine pubblico. Ma sarà molto più difficile e ci vorrà molto più tempo per intervenire sulle cause del degrado, non solo della crisi, che investe molte regioni del Sud».

Quanto pesano nel malessere del Mezzogiorno gli sfasci prodotti dalle amministrazioni Loiero, Bassolino e Vendola, travolte dalle inchieste giudiziarie?

«Nel Mezzogiorno si è verificato il fallimento più clamoroso della sinistra. Tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata per lungo tempo la questione privilegiata della politica della sinistra italiana. Bassolino in particolare aveva suscitato all’inizio del suo mandato molte speranze. Per questo il suo fallimento è stato l’emblema della sconfitta della sinistra».

All’ordine del giorno c’è la composizione delle liste Pdl alle Regionali 2010 in Calabria dopo l’allarme lanciato dalla parlamentare Pdl Angela Napoli ad «Annozero».

«Il problema esiste e riguarda tutti i partiti, senza alcuna distinzione. Perciò i dirigenti dei partiti a livello nazionale hanno grandi responsabilità: innanzitutto nell’affidare gli incarichi regionali a persone moralmente e politicamente integerrime, e in secondo luogo nel sovrintendere e nel controllare continuamente affinché i candidati alle elezioni locali, e più in generale ad incarichi pubblici, siano persone oneste e competenti. I partiti devono rinnovarsi per divenire gli artefici del cambiamento».

L’opposizione accusa il governo di razzismo, Casini dice che lo Stato è morto.

«Queste reazioni sono sbagliate e indicano il rischio della strumentalizzazione politica di questi avvenimenti. In questo modo non si verrà a capo di niente. In realtà questa vicenda conferma la necessità di una classe dirigente nazionale capace di mettere da parte le polemichette politiche quotidiane per farsi carico con serietà dei problemi generali del Paese. I problemi sono così gravi in alcune regioni del Sud che occorrerebbe rivolgere un appello a tutte le forze sane esistenti per un piano di emergenza e di rinascita del Sud».

Nonostante l’azione del governo e della magistratura, sembra ancora che la ’Ndrangheta sia l’organizzazione criminale più potente al mondo. Che cosa si può fare per fermarla?

«Occorre lo stesso impegno determinato e prolungato che ha consentito nel corso degli anni di smantellare il potere della mafia. Le prime decisioni annunciate dal ministro degli Interni e da quello della Giustizia vanno in questa direzione».

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, è il candidato Pdl in Calabria. Cosa serve alla classe dirigente del Sud per riemergere?

«In qualità di sindaco di Reggio Calabria Scopelliti ha dimostrato doti di competenza e di onestà che saprà mettere al servizio del governo della Regione. Certo non dovrà essere lasciato solo in questo compito. Dovrà essere sostenuto da tutte le forze politiche e dal governo in particolare, perché come ho detto il compito che ha di fronte è davvero difficile e gravoso».


Fonte: Il Giornale.it