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lunedì 23 aprile 2012

Goldam Sachs: la “piovra” ora ci mette la faccia.



Continua la corsa alla conquista del mondo da parte di Goldman Sachs. Se fino a qualche decennio fa preferiva farlo da dietro le quinte, oggi cosciente dell’imbecillità delle masse ubriacate da media e povertà indotta lo fa mettendo direttamente i propri uomini in posti-chiave. Solo per fare qualche esempio, in Italia abbiamo Monti primo ministro ex uomo Goldman e senatore a vita per volere dell’imperatore Napolitano, come alla Banca Centrale Europea abbiamo Draghi e in Grecia abbiamo Papademos primo ministro. Ma nell’articolo allegato potrete trovare altri nomi in ruoli-chiave del sistema mondiale, tutti uomini “made in Goldman” e tutti finti paladini che lottano per il bene del popolo e per la pace. Ma è pur vero che ognuno ha i governanti che si merita…

Roma - Continua il percorso di dominio dell’Europa da parte della grande banca d’affari Usa. Mark Carney, al momento governatore della Bank of Canada e a capo del Financial Stability Board, uno dei più rispettati banchieri centrali, potrebbe ricevere le redini della Bank of England. Sarebbe il primo a rompere la tradizione che dura ormai da 318 anni, e che vede al trono del grande istituto un cittadino inglese.
Potrebbe sostituire l’attuale governatore Sir Mervyn King. Mai successo in Inghilterra, comunque più in generale caso eccezionale che si opti per uno straniero alla guida dell’istituto centrale di un paese. Tra questi l’americano/israeliano Stanley Fischer, dal 2005 governatore della Bank of Israel.
Carney, ex-Goldman dove ha lavorato per circa 13 anni, negli uffici di Londra, Tokyo, New York e Toronto, ha assunto diverse posizioni di rilievo presso la banca d’affari, tra cui a capo della sezione rischio sovrano, mercati dei capitali paesi emergenti, direttore esecutivo, managing director e nel comparto investment banking.
Coinvolto nello scandalo che colpì Goldman nel 1998 durante la crisi finanziaria della Russia quando, seppur fornendo consigli al paese su come uscire dal periodo nero, la banca d’affari allo stesso tempo scommetteva sul fallimento e sull’incapacità di Mosca di ripagare il suo debito.
Carney non è comunque completamente estraneo all’Inghilterra. Oltre ad aver lavorato, come detto, per diversi anni presso l’ufficio Goldman a Londra, ha moglie inglese e vanta un percorso formativo presso la Oxford University. In aggiunta, “essendo cittadino canadese è soggetto alla Regina”, come detto da un suo sostenitore.
Torna comunque il tema dopo il gran numero di cariche ex-Goldman portate nei punti alti del potere in Europa. Si pensi ai due italiani Mario Monti (Premier Italia) e Mario Draghi (Presidente Bce). Adesso il tutto sembra solo cercare di capire chi sarà il prossimo paese a finire dentro i tentacoli de “La Piovra”.


giovedì 15 marzo 2012

Euro, arriva la conferma dell’UE: ci hanno sempre truffato.


Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’€uro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine.

on. Marco Scurria
Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perchè le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’EUROSISTEMA. Ma cos’è quest’Eurosistema?
“L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.” Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn:

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Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)

Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro

In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?

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Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta:
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IT
E-000302/2012
Risposta di Olli Rehn
a nome della Commissione
(12.3.2012)

L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete.
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Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione delle cifre che appaiono sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:
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La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.
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E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio.
prof. Giacinto Auriti
Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficialedella Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo la truffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione, essendo per la massa direttamente associabile alla farfallina di Sara Tommasi e a qualche improbabile personaggio del mondo della politica che fa avanspettacolo che le si accompagna.


Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo.

Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico.

Tutto è nelle mani della Grande Usura. I signori della Goldman Sachs, banca d’affari targata USA, siedono vertici delle grandi istituzioni bancarie, Mario Draghi ne è l’emblema. Ora hanno deciso di gestire direttamente anche le Istituzioni politiche, Mario Monti e Papademos sono i primi alfieri al servizio della Goldman.
La politica è messa sempre più all’angolo, ostaggio del sistema finanziario che controlla partiti, sindacati e mondo dell’informazione.

L’unica soluzione che abbiamo è quella di informare il più possibile. Questi meccanismi perversi devono essere conosciuti da tutti, nonostante il boicottaggio del sistema dell’informazione del regime usurocratico. Lo sforzo deve essere titanico, la volontà e la determinazione non devono piegarsi di fronte a niente.

A tutti noi un in bocca al lupo.


venerdì 24 febbraio 2012

Il libro “nordcoreano” sulla vita di Monti.



«In principio era il Sobrio Leader, e il Sobrio Leader era presso Dio, e il Sobrio Leader era Dio». Poteva benissimo iniziare così l’imbarazzante agiografia di Mario Monti appena uscita in ebook a cura di Nicola Capodanno per gli Editori Internazionali Riuniti: Monti per la risalita - Un professore per palazzo Chigi. Un lavoro dal taglio nordcoreano, il cui primo capitolo è stato messo a disposizione gratuitamente da Corriere.it. Basta cliccare, quindi, e ci si immergerà come d’incanto nella vita, nelle opere e nei miracoli del Sobrio Leader, immortalate dalla penna di un ex giornalista de L’Espresso e pubblicate dalla casa editrice che fu custode della più rigida ortodossia togliattiana. Sfogliamo – virtualmente – ed entriamo nella sagra dell’aggettivo accondiscendente. Non a caso l’incipit dell’opera è già tutto un programma: «Schivo, riservato e controllato». Un inizio con il botto, che dà un po’ il tono a tutto il resto dell’opera. Anche se, andando avanti, troveremo anche di peggio.

 Roba che Una storia italiana, il volumetto autoprodotto da Berlusconi per raccontare la propria vita, al confronto sembra scritto da Travaglio. Scopriamo quindi che negli anni della giovinezza il Sobrio Leader era moderato, sì, ma non disdegnava qualche puntatina allo stadio o qualche giro con la sua Lancia Flavia coupé. Della serie: anche i bocconiani sanno divertirsi. Non si hanno notizie, per il momento, di acqua tramutata in vino in qualche banchetto nuziale, ma confidiamo nella ricerca d’archivio. Seguono gli studi: Bocconi, ovviamente, Yale, gli studi a fianco di Tobin, quello della tax, eccetera eccetera. Non mancano citazioni della presentazione del dottorato honoris causa all’Istituto di studi politici di Parigi. In quell’occasione il mentore del futuro Sobrio Leader è Dominique Strauss-Kahn, che più tardi diventerà direttore generale del Fondo monetario internazionale. Nonché noto sessuomane (ma su questo Capodanno sorvola, sia mai che il quadretto idilliaco possa essere anche solo indirettamente turbato da interferenze).

Ma intanto passano gli anni e il nostro eroe si fa notare anche dal mondo politico. Ma sempre a debita distanza: «Un carattere come quello del professore non gli consentirebbe mai di affrontare comizi in piazze affollate o corse alla conquista di primarie di partito». Nonostante questa purezza francescana, il futuro Sobrio Leader verrà nominato dal Cavaliere come commissario europeo. In Europa, lontano dal fracasso plebeo delle italiche vicende, Egli si trova nel suo elemento. È in questo contesto, infatti, che si ha notizia dei suoi primi miracoli. Come quando, nel 1999, «si rifiuta di piegarsi alla volontà delle lobby e abolisce le vendite duty-free di alcol e tabacco per i viaggiatori che si spostano all’interno delle frontiere dell’Unione europea». Ed Egli vide che era cosa buona. L’abolizione del duty-free, infatti, rappresenta per Capodanno «un altro aspetto centrale della figura di Monti, ovvero: battersi per i principi giusti come farebbe Davide contro Golia» (c’è scritto davvero, giuro, è a pagina 15). Sconfitta la terribile lobby aeroportuale, il futuro Sobrio Leader attacca le oscure legioni di Microsoft.

La politica, ingrata, non ne apprezza la santità o forse ne ha timore. «Ma la fine del mandato di commissario non significa che sia esaurita la sua sfida per l’integrazione europea». Nel periodo post-Commissione, infatti, Egli si dà molto da fare per diffondere la buona novella. In quel tempo diventa anche international advisor di Goldman Sachs, pudicamente definita nel saggio come «una delle più grandi e importanti banche d’affari del mondo». Non una-riga-una sulle imprese discutibili di questa combriccola di benefattori il cui peso in Europa ha impensierito persino Le Monde.

Nulla sul suo ruolo nella crisi, nulla sui titoli spazzatura, nulla sulle operazioni speculative che hanno colpito il settore agroalimentare mondiale, nulla sulle provatizzazioni italiane degli anni ’90. Persino un montiano doc come Massimo Gramellini, nell’ambito di un panegirico di Mario Draghi (!), ebbe il pudore di riconoscere che la Goldman Sachs è una «cattedrale della finanza che non dà molti punti per il concorso di santità». Ma nell’agiografia del Sobrio Leader di tutto questo non si parla anche se (coda di paglia?) si precisa come Egli non abbia svolto alcun ruolo dirigenziale esecutivo in quella banca. E Bilderberg? E la Trilateral Commission? Innocui circoli d’affari, un po’ troppo riservati, forse, ma nulla di cui preoccuparsi. «Lo scopo [di questi incontri] è quello di favorire lo scambio qualificato di opinioni, non di prendere decisioni». Meno male, chissà che pensavamo noi. Ma non di sole oligarchie vive un Sobrio Leader. Egli è infatti «molto legato alla famiglia». I figli – Federica e Giovanni – hanno carriere di successo (ma guarda un po’). Del maschio, in particolare, si dice che sia «la fotocopia del padre in termini si serietà e concretezza». Ma non c’è vera vita privata, per chi ha scelto il cammino della santità: «Inevitabilmente, anche in vacanza porta con sé tonnellate di carte da studiare». A Milano (dove ha una casa «elegante, ma comunque molto sobria»), Egli è solito camminare per le vie del centro con fare dimesso. «Non lo fa per “snobismo”, ma soltanto perché preferisce evitare inutili scambi formali».

A volte potrebbe sembrare uno sulle sue, ma ricordiamoci che Egli si è fatto uomo per noi. In ogni caso, «difficilmente lo si incontra in luoghi pubblici anche perché non frequenta ristoranti o caffé alla moda al solo scopo di essere visto o magari essere ripreso dalle telecamere». Non c’è scritto, ma è probabile che si nutra solo di acqua di fonte e poche fette di pane bianco, giusto per conservare il proprio candore. Ciononostante, il Sobrio Leader «è una persona molto divertente», «è un eccellente comunicatore e ha una struttura logica invidiabile». In fondo il suo messaggio è amore e infatti la deputata danese Karin Riis-Jorgensen si lascia andare, in Parlamento, ad uno spassionato: «Mister Monti, I love you». È così che «quando lascia la Commissione, raccontano alcuni testimoni, tra gli addetti ai lavori era evidente la commozione e più di uno lo saluta con le lacrime agli occhi».

A Bruxelles la luce del suo ufficio è accesa anche di notte, poiché Egli lavora fino a tardi. Conosce tutti e di tutti ha la stima. Ma alla fine, Egli decide di sacrificarsi per noi. Accetta quindi la croce del governo e sale sul Golgota di Palazzo Chigi. Il compito è arduo, ma Egli lo affronta con la serenità dei probi. Egli non ha paura. È il Sobrio Leader. Ed è qui per noi.


sabato 19 novembre 2011

DOSSIER Goldman Sachs: tutto sulla "superbanca" da 1 trilione di dollari.



L'anonimo edificio color ruggine al numero 85 di Broad Street, nella parte bassa di Manhattan, non sembra un posto che valga la pena di fermarsi a guardare, ed è proprio quello che piace a coloro che ci lavorano. Gli uomini e le donne che in un piovoso mattino vi sbarcano nella tipica tenuta di Wall Street - abiti scuri, ventiquattrore e BlackBerrys – sono molto riservati. Vanno rapidamente dalle Lincoln nere all'edifico attraversando praticamente il nulla: nessuna targa sulla facciata o indicazione nel vestibolo, nulla che permetta di collegare il sorvegliante armato all'esterno con l'attività svolta all'interno. C'è un buon motivo per tutta questa segretezza: il numero 85 di Broad Street, New York, NY 10004, è dove ci sono i soldi, tutti i soldi.
È il miglior posto per produrre denaro che il capitalismo globale sia mai riuscito a immaginare e, dicono molti, è una forza politica più potente di qualsiasi governo. La gente che lavora oltre le porte vetrate fa più soldi di molti stati. I beni ammontano complessivamente a 1 trilione di dollari, le entrate annuali sono dell'ordine di decine di miliardi, i profitti, vari miliardi, vengono generosamente ridistribuiti all'interno.
In quest'anno di crisi lo stipendio medio di ciascuno dei 30.000 dipendenti dovrebbe raggiungere la cifra record di 700.000 dollari, con picchi di varie decine di milioni (centinaia di migliaia di volte più di un inserviente della stessa impresa). E quando avranno finito di diventare "schifosamente ricchi a 40 anni", i funzionari non si ritroverebbero in brache di tela nemmeno se l'attività dovesse andare a carte quarantotto; verrebbero paracadutati in uno dei prestigiosi posti politici negli USA o all'estero, facendo nascere il sospetto che "governino il mondo". Il numero 85 di Broad Street è la sede della Goldman Sachs.
La più famosa banca d'investimenti si nasconde dietro la piena di denaro che genera e fa piombare su Manhattan, sulla City di Londra su e buona parte delle altre capitali finanziarie in tutto il mondo. Ma adesso i maghi occulti dell'impero bancario sono obbligati a esporsi alla fredda luce del giorno. Pubblico, politici e stampa ritengono che la crisi creditizia sia la conseguenza delle spericolate attività di trading delle banche e in primo luogo della Goldman, quella di più successo tra le sopravvissute. Politici e commentatori fanno a gara per denunciare la Goldman con termini sempre più pesanti: "ladri tra i ladri", "vandali economici", "capitalisti di rapina". Vince Cable, portavoce del Lib Dem Treasury, confronta i recenti eccezionali risultati della banca (un profitto di 3,2 miliardi di dollari solo nel quarto trimestre) e i previsti bonus con la situazione lavorativa e le entrate della gente comune nel 2009.
Negli USA la situazione è ancora peggiore. La rivista Rolling Stone ha pubblicato un articolo che descrive la Goldman come "un'enorme sanguisuga che succhia incessantemente sangue se solo sente odore di soldi". Nel suo ultimo documentario (Capitalism: A Love Story), Michael Moore si presenta al numero 85 di Broad Street con un furgone portavalori, tira fuori un sacco contrassegnato da un enorme dollaro, si volge verso l'edificio e urla: "Siamo qui per riprenderci i soldi dei cittadini americani!".
Di colpo la reputazione della Goldman è diventata ancora più tossica degli swap e degli altri incomprensibili strumenti finanziari, e questo danneggia gravemente qualcosa che la banca considera al di sopra di tutto: gli affari. La Goldman, principale obiettivo della rabbia popolare e dei politici, e potenziale prima vittima di nuove regole draconiane, ha quindi deciso a malincuore che è arrivato il momento di parlare e combattere. Ed ecco perché, in una luminosa mattinata autunnale in cui tutto sembra possibile – anche un invito a pranzo con i padroni dell'universo – mi sono ritrovato a passare dinanzi alla guardia che aveva bloccato Michael Moore e ad entrare nell'edificio senza nome.