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sabato 19 maggio 2012

Monti tassa cani & gatti ma si dimentica dei porci: i banchieri infatti non pagano mai.



di Francesco Filini

L’ultimo capolavoro del Governo tecno-eurocratico del prof. Bilderberg, Trilateral e affini, Mario Monti si chiama tassa sui cani e gatti. La proposta a dire il vero, nasce da due carneadi della politica nostrana, Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci, entrambe del Pdl. Da quanto si apprende, per abortire l’ipotesi a dir poco strampalata, ci sono voluti ben tre anni, tanto che la poposta nasce nell’ormai lontano 2009. Arrivata al vaglio del sottosegretario all’Economia nominato da Monti, trova subito l’apprezzamento sul principio: per i tecnici allo sbaraglio tassare i gli animali domestici è eticamente (i principi trovano la loro scaturigine dall’etica) giusto. Servirà, fanno sapere i “luminari” poco luminosi ma molto “illuminati” che occupano senza titolo gli scranni di Palazzo Chigi, a finanziare gli interventi contro il randagismo. Prendo in prestito una battuta di Enrico Montesano citata in uno dei film più divertenti della cinematografia tricolore per dire che “questa è la più grande stronzata da quando l’uomo ha inventato il cavallo”. Esattamente come un tale Arthur Laffer spiegava a Reagan, oramai trent’anni orsono, che aumentare le imposte fa diminuire il gettito
semplicemente per il fatto che senza liquidità la produttività ne risente, oggi ci tocca spiegare ai “professoroni per mancanza di prove” che tassare ulteriormente una famiglia solo per il fatto di avere un animale domestico, non può che comportare inevitabilmente il randagismo che si vorrebbe contrastare: quanti che già non arrivano a fine mese decideranno di liberarsi del miglior amico dell’uomo? A noi quest’ennesima trovata suono davvero molto molto strana. Stiamo attraversando la peggiore crisi planetaria che l’uomo abbia mai conosciuto e i sedicenti tecnici pensano a combattere il randagismo come fosse il male principale da combattere? Forse qualcuno dei ministri è stato recentemente morso da un cane randagio? Non credo, per la rabbia contro l’uomo che questi esseri che ci ritroviamo al Governo del Bel Paese covano dentro, qualsiasi cane eviterebbe di mordergli i polpacci per evitare di essere contagiato dall’idrocefalofobia di lor signori professori.
Se consideriamo che i bocconiani hanno deciso di tassare orizzontalmente tutti i cittadini italiani privandoli del sangue necessario a permettere la reciprocità degli scambi (volgarmente chiamato denaro), che queste tasse non servono a rimpinguare le disastrate casse degli enti pubblici che anzi vengono tagliati indiscriminatamente con la mannaia (spesso nei settori più delicati come quello dei servizi sociali e alla persona), la logica vorrebbe che i soldi che vengono portati via dall’intera nazione italiana servano a ripagare questo maledetto debito pubblico, che viene ripetuto come un mantra giustifica-crisi in ogni ridicola trasmissione televisiva che ospita sedicenti politici e affini. Ma vi do una notizia: non è così. Se guardiamo il debito pubblico italiano, vediamo infatti che da quando l’emissario della Goldman Sachs è arrivato per tramite di Napolitano al Governo, ci accorgiamo che questo è aumentato toccando il record assoluto di 1955 MLD! Ed è aumentato dopo che l’altro “Mr Goldman” Mario Draghi ha creato dal nulla 1000 MLD freschi per indebitare i popoli dell’europa intera. Di questi, 139 sono destinati ad essere caricati sul debito pubblico e privato italiano, con la solita maggiorazione d’interessi che le banche commerciali caricano sul denaro-debito 
creato ex nihilo. Lo scenario è raccapricciante e la domanda è legittima: se le tasse non servono ad avere servizi, se i tagli alla spesa pubblica non servono a risparmiare per pagare il debito, che cavolo ci fanno dei nostri soldi Monti e la pletora di tecnocrati???
Non posso pensare bene di questo Governo, la disperazione che sale dai quartieri della mia città me lo impedisce, quindi il sospetto che stiano facendo operazioni poco trasparenti si fa sempre più pesante. Soprattutto se si pensa che la prima cosa che ha fatto Monti appena nominato Premier è stato l’aver bonificato 2,5 MLD alla banca statunitense Morgan Stanley, dove casualmente – e sicuramente per merito – lavora i figlio. E nessuno ne ha chiesto conto!
E’ evidente che questo Governo al servizio dei parassiti globali che oggi vestono i panni eleganti dell’alta finanza, dopo aver tassati i poveri cani e gatti si sia dimenticato dei porci: i banchieri infatti sono gli unici a cui non vengono imposti sacrifici “lacrime e sangue”, perchè sono gli unici a beneficiare della crisi che loro stessi hanno indotto. D’altronde un vecchio detto popolare recita: “simile non mangia simile”. Quindi un porco non può recar danno ai suoi amici porci. L’unica speranza che ci rimane è che l’uomo comprenda questo disegno orribile e si liberi al più presto di questi subumani che lavorano di notte, nelle stanze delle loro logge, al disegno che vede i popoli sotto il dominio del debito che loro stessi hanno inventato. Che Dio ci aiuti.

mercoledì 14 marzo 2012

Dante “politicamente scorretto”.



Ci mancava questa. Bandire Dante dalle scuole perchè ‘razzista’ e ‘antisemita’. Peccato - e c’è da preoccuparsi - che stavolta la minaccia non arrivi da qualche sparuto gruppetto oltranzista ma, da un’organizzazione di ricercatori e professionisti consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Questa organizzazione, il cui nome è già tutto un programma, ha denunciato la Divina Commedia a causa di contenuti razzisti, islamofobici ed antisemiti. “Pecore matte…” avrebbe forse detto il Vate, mentre a noi non resta che l’ignobile spettacolo dell’ennesimo attacco alla Civiltà.

Roma - (Adnkronos) - Proposta choc di ‘Gherush92‘, organizzazione di ricercatori e professionisti consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite: “Contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. Giovani costretti ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico.
Stereotipi, luoghi comuni, contenuti e frasi offensive, razziste, islamofobiche e antisemite che difficilmente possono essere comprese e che raramente vengono evidenziate e spiegate nel modo corretto. E’ il contenuto di alcune terzine della Divina Commedia che, secondo ‘Gherush92‘, organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, razzismo, antisemitismo, islamofobia, andrebbe eliminata dai programmi scolastici o, quanto meno, letta con le dovute accortezze.
”La Divina Commedia - spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 - pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo”.
Sotto la lente di ingrandimento in particolare i canti XXXIV, XXIII, XXVIII, XIV. Il canto XXXIV, spiega l’organizzazione, è una tappa obbligata di studio. Il personaggio e il termine Giuda e giudeo sono parte integrante della cultura cristiana: ”Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore (da Giuda, nome dell’apostolo che tradì Gesù)”; ”giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, usuraio, persona infida, traditore” (De Mauro, Il dizionario della lingua italiana). Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo.
“Studiando la Divina Commedia - sostiene Gherush92 - i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti”.
E ancora, prosegue l’organizzazione, ”nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti”.
”Nel canto XXVIII dell’Inferno - spiega ancora Sereni - Dante descrive le orrende pene che soffrono i seminatori di discordie, cioè coloro che in vita hanno operato lacerazioni politiche, religiose e familiari. Maometto è rappresentato come uno scismatico e l’Islam come una eresia. Al Profeta è riservata una pena atroce: il suo corpo è spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che insulta la cultura islamica. Alì, successore di Maometto, invece, ha la testa spaccata dal mento ai capelli. L’offesa - aggiunge - è resa più evidente perché il corpo ”rotto” e ‘’storpiato” di Maometto è paragonato ad una botte rotta, oggetto che contiene il vino, interdetto dalla tradizione islamica. Nella descrizione di Maometto vengono impiegati termini volgari e immagini raccapriccianti tanto che nella traduzione in arabo della Commedia del filologo Hassan Osman sono stati omessi i versi considerati un’offesa”.
Anche i sodomiti, cioè coloro che ebbero rapporti “contro natura”, sono puniti nell’Inferno: I sodomiti, i peccatori più numerosi del girone, sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali.
”Non invochiamo né censure né roghi - precisa Sereni - ma vorremmo che si riconoscesse, in maniera chiara e senza ambiguità che nella Commedia vi sono contenuti razzisti, islamofobici e antisemiti. L’arte non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L’arte è fatta di forma e di contenuto e anche ammettendo che nella Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell’inferno e del purgatorio. Questo è razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell’opera, evidentemente, non rimuovono”.
”Oggi - conclude Sereni - il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi; quindi questi contenuti, se insegnati nelle scuole o declamati in pubblico, contravvengono a queste leggi, soprattutto se in presenza di una delle categorie discriminate. E’ nostro dovere segnalare alle autorità competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti. Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti”.
LE REAZIONI - Non si fanno attendere i commenti alla proposta di ‘Gherush92′. “Mi pare un ennesimo delirio del politically correct, unito ad una assoluta mancanza di senso storico” afferma all’Adnkronos Giulio Ferroni, storico della letteratura, critico letterario e scrittore, professore ordinario di letteratura italiana alla Sapienza di Roma. “La Divina Commedia va letta nel suo contesto storico. Ci si potrà pure mettere qualche nota in più - prosegue Ferroni - ma sarebbe follia rinunciare allo studio di un capolavoro che ha contribuito a costruire l’immagine dell’umanità, pur partendo dai suoi ovvi limiti storici. La Divina Commedia ha anzi aperto la via al progresso, al riconoscimento dell’altro”.
Duro il commento anche di Maurizio Cucchi, poeta, critico letterario e traduttore. “I vantaggi che si possono trarre dalla lettura e dallo studio della Divina Commedia sono così tanti che affermazioni di questo genere sono soltanto ridicole - sottolinea Cucchi - Se non si capiscono i vantaggi che un poema come la Divina Commedia, che forse è il più grande di tutti i tempi e di tutte le letterature, è in grado di dare, siamo davvero di fronte alla dittatura dell’ignoranza”.
“Ma è uno scherzo? Il nostro passato non si cancella - replica alla proposta Edoardo Nesi, premio Strega nel 2011 - La Divina Commedia fa parte della storia della letteratura mondiale: bisognerà che questa idea revisionista che gira per il mondo si plachi prima o poi. E che qualcuno rientri nel senso comune”. ”E’ come se si volesse raddrizzare la Torre di Pisa - aggiunge lo scrittore - come se il passato dovesse essere piegato alle esigenze più bizzarre del presente. Sono del tutto contrario a queste proposte”.
Per il presidente dell’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola (Anp), Giorgio Rembado, abolire lo studio della Divina Commedia “non avrebbe senso”, mentre può averne corredare l’apparato critico che l’accompagna in materia di razzismo, omofobia, islamofobia e simili, tenendo comunque presente che l’opera di Dante non può certo essere giudicata con i criteri di oggi.
“L’unico commento che si può fare, prima di mettersi a ridere, è giù le mani dalla Divina Commedia” è la reazione di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, rete trasversale italiana per i Diritti Civili che si batte appunto contro razzismo, omofobia, antisemitismo e discriminazioni in generale. “E un’opera magna riconosciuta dal mondo, è figlia del suo tempo come lo era Dante. Prendersela con la Divina Commedia è come prendersela con la Bibbia. E poi nella nostra scuola, anche se messa un po’ male, la si studia con una forte storicizzazione, a tutto merito dei professori”, rimarca Mancuso.
Secondo Franco Grillini, presidente di Gaynet, “la Divina Commedia va contestualizzata nel periodo in cui è stata scritta. Io che pure sono un fautore del politicamente corretto credo che in questo caso si esageri, che ci sia un eccesso di politically correct”.
Sulla questione interviene inoltre un Gigi Proietti perplesso e lievemente incredulo. “La Divina Commedia l’ho studiata a scuola, come tutti e con i limiti di tutti - dice - l’ho riletta da adulto rivalutandola e poi l’ho interpretata da attore e non mi pare proprio di essere diventato razzista né omofobico. E poi per gli italiani Dante è l’Italia, in qualche modo la rappresenta”. ”Che Dante sia una colonna portante della nostra cultura, della nostra lingua, non c’è certo bisogno che lo dica io. E’ ridicolo giudicarlo con il metro di oggi e poi io diffido sempre di coloro che dicono che bisogna eliminare qualcosa”, aggiunge Proietti, che spesso ha prestato la sua arte di attore in letture dantesche. E conclude: “Non mi risulta che Dante sia stato diseducativo per qualcuno, altro che cancellare lo studio della Divina Commedia, fosse per me nelle aule si dovrebbe dare più spazio al latino”.
A commentare all’Adnkronos la proposta dell’associazione ‘Gherush92′ è anche Magdi Cristiano Allam, per il quale “una posizione del genere è una violazione di quella che è la specificità di un’opera d’arte, di un capolavoro della letteratura mondiale che ha un contesto storico e culturale specifico, che fuoriesce da quelli che possono essere degli schemi valutativi moraleggianti. Rappresenta un faro che ha illuminato la cultura europea”.