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giovedì 28 giugno 2012

Generazione Euromed.



La costruzione dell'Europa, avvenuta tramite infiniti processi di integrazione, non pone elementi di certezza tra le relazioni fra i diversi Paesi interessati. Nell'immediato dopoguerra, la geografia era la stessa, ma la geopolitica era molto diversa. In pochi, tra pensatori, politici e cosiddetti statisti, immaginavano uno scenario che riuscisse ad archiviare il Patto Atlantico e quello di Varsavia.
I trattati di Roma erano molto lontani, l'Europa era una terra disperata più che una prospettiva di speranza e nessuno avrebbe mai pensato all'Erasmus, al mercato comune, addirittura alla moneta (purtroppo?), ai piani di finanziamento regionali, figuriamoci se poco più di venti anni fa qualcuno potesse pensare che un ragazzo di Berlino potesse addirittura decidere di andare a lavorare a Parigi senza il passaporto.
Certo, le criticità erano e sono evidenti: il dibattito sulle radici cristiane nella Costituzione europea appare infinito,  il demos europeo un'utopia da biblioteca, però almeno sono problemi che animano il dibattito della regione europea, sia perchè tutti le nazioni sarebbero troppo piccole per navigare in mezzo ai nuovi scenari politici ed economici (tra il Brics che emerge e l'America che decresce), sia perchè bisogna rintracciare ancora il ruolo universale dell'Europa.
Però l'Europa ha bisogno del disegno comune, soprattutto in politica estera, come dimostra la strategia invisibile relativa alle primavere arabe, che tra social network, loschi interessi pilotati e interessi nazionali tutelati a discapito di quelli di altre potenze, hanno impedito all'Italia di essere la (famosa) piattaforma logistica del Mediterraneo perchè costretta ad esercitare un ruolo di scivolo di interessi nazionali franco-tedeschi.
Quest'occasione persa, ha determinato due sconfitte: l'impossibilità di consentire al Sud Italia di diventare attrattiva culturale, politica e commerciale dei paesi post primavere, permettendo quindi all'Italia di superare il dualismo territoriale Nord/ Sud e di essere più competitivi in Europa e ai paesi nord africani in difficoltà di essere accompagnati alla strutturazione di un modello di sviluppo che, tramite una cooperazione onesta, avrebbe consentito a queste terre un percorso di ripresa economica non per forza connessa all'occidentalizzazione delle strutture politiche.
Capitalismo e democrazia non sono complemtari per definizione, anche se in realtà spesso si accoppiano. La sconfitta umana va oltre il modello di sviluppo del Maghreb e la mancata occasione di ripresa del Sud Italia: quello che è davvero mancato è stata la capacità di far nascere una generazione euromediterranea, che avrebbe davvero consentito di trasformare il Mediterraneo nel mare d'insieme, perchè Mediterraneo vuol dire letteralmente "media tra le terre ed il mare".
I rapporti politici tra le due aree e la vicinanza geografica e territoriale, separata solo da una inifinita distesa d'acqua, che, però, è il luogo della mediazione, della sintesi può determinare le condizioni per iniziare un confronto culturale con le giovani generazione che hanno animato (o che sono state costrette ad animarle) le primavere arabe.
La generazione euromed (termine presuntuosamente coniato) esisterà, perchè aumenteranno i programmi di cooperazione europea verso quell'area, perchè le università inizieranno a dialogare tra loro, perchè dopo la prima fase quelle terre torneranno ad essere mete estive ambite, perchè troppe imprese investiranno (basti vedere a quanto ammontavano i rapporti commerciali tra l'italia e questi Paesi prima del 2011).

di Gianfranco Manco.


mercoledì 2 maggio 2012

Europa, la civiltà prima dei sacrifici.


di Franco Cardini.

Che cos’è, insomma, l’Europa?  Lontano da qui, disseminata tra Bruxelles e Strasburgo, c’è una selva di  edifici in acciaio e cristallo, di uffici lussuosi, di sale da riunione e da conferenza; una pletora di dirigenti, di parlamentari, di funzionari, d’interpreti e di consulenti ben pagati, qualcuno strapagato; una Commissione Europea, un Consiglio d’Europa, un parlamento Europeo, ma nessun leader nel quale la gente possa identificarsi o col quale possa prendersela  se e quando le cose vanno male. C’è una Banca Centrale Europea che non è pubblica, quindi è in mano ai suoi anonimi o semianonimi azionisti: stampa euri e detta legge sui nostri bilanci e sulle nostre tasche.

C’è una bandiera azzurra e stellata, bella ma àlgida, sulla quale non ha mai pianto nessuno, che non ha mai avvolto la bara di un ragazzo morto per difenderla, che quando sventola fa un bell’effetto ma non commuove. C’è un inno preso in prestito da Beethoven, bellissimo, ma le parole di Schiller che lo accompagnano quasi nessuno le conosce e comunque sarebbero inadatte a esser cantate: e nessuno ha mai pensato sul serio a scrivere un testo che potrebbe rappresentare i sentimenti collettivi di tutti i ventisette stati membri ed esser tradotto in tutte le loro lingue. Non c’è un esercito europeo, perché l’organizzazione militare comunitaria è in realtà quella della NATO, egemonizzata da una potenza che sarà anche amica ed alleata, ma ch’è pur sempre straniera: un’organizzazione che ad esempio impone (la notizie è di metà aprile) l’organizzazione di un costoso “scudo” antimissilistico non si capisce né chiesto da chi né utile a chi né indirizzato a difenderci dalle minacce di chi.  I paesi europei hanno rinunziato alla sovranità economico-monetaria, a quella diplomatica, a quella difensiva, ma tali forme di sovranità non sono gestite da nessun vero e proprio governo sovranazionale. L’Unione Europea non ha ancora deciso nemmeno se organizzarsi in Federazione all’americana o alla tedesca o in Confederazione alla svizzera.

Eppure, questa larva semisconosciuta e non amata dai suoi cittadini chiede continui sacrifici, impone tagli e balzelli. E dappertutto sorgono ormai, contro di essa, gruppi e movimenti che da “euroscettici” si stanno trasformando sempre più in veri e propri antieuropeisti: nostalgici delle piccole patrie che c’erano prima o utopisti che rivendicano la fondazione o la resurrezione di patrie mai esistite oppure defunte da secoli. Partiti ostili all’Europa stanno sorgendo dappertutto, e in molte nazioni assumendo il potere, com’è accaduto in Ungheria. In Francia, sembra che l’ago della bilancia per l’elezione del nuovo presidente sia costituito dagli antieuropeisti del Front National, oggi corteggiato sia da Sarkhozy, sia da Hollande.  

Eppure, l’ "Unione non unita" ha avuto una primavera, è stata una speranza e addirittura un ideale. Ne so qualcosa io, che me ne innamorai ventenne, nel 1960, dopo aver ascoltato alla  TV una breve, commossa allocuzione del cancelliere Konrad Adenauer dove si parlava  di quest’Europa ch’era una patria da amare per tutto quel che aveva e che significava: per le cicogne sui tetti di Norimberga, per i vigneti della Borgogna, per la pianura infinita della Meseta, per il mare di Capri; ma soprattutto per la sua storia tormentata eppure tanto “profondamente nostra”,  per le guerre fratricide che avevamo combattuto e che non dovevano più dividerci, per le comuni radici cristiane testimoniate dalle nostre cattedrali, per i nostri popoli che attraverso errori e sofferenza avevano imparato ad amarsi tra loro e a ritenersi reciprocamente complementari, per i nostri ragazzi di domani che avrebbero abbattuto le frontiere e bruciato gli inutili passaporti.  Molti paesi europei avevano sognato nei secoli passati di dominare il mondo con la forza, e non c’erano riusciti: insieme, saremmo stati invincibili e saremmo riusciti a imporre al mondo non la legge della  guerra, bensì quella dell’amore e della fratellanza tra i popoli.

Che cosa è andato storto, da allora? Che cosa non ha funzionato, di quel bellissimo sogno?  La verità è che, nell’edificare  la “casa comune europea”, abbiamo sbagliato l’ordine costruttivo. Una realtà civile e sociale si costruisce dalle fondamenta: cioè dalla riflessione storica,  dalle istituzioni  politiche e amministrative, dall’educazione dei giovani (quindi dalla scuola), dalla difesa. Infine il tetto: la moneta e i meccanismi finanziari.  Ma noi non abbiamo avuto fino dagli Anni Cinquanta il coraggio d’innovare quel che andava innovato e di fondare quel che doveva essere fondato. Avremmo dovuto costruire l’Europa dei popoli e delle loro tradizioni: abbiamo costruito l’Europa dei governi e l’Eurolandia delle banche. Dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, del ’51, passammo alla Comunità Economica Europea nel ’52 per trasformarla a Maastricht, nel ’92, in Comunità Europea: solo allora si assunse la denominazione di “Unione Europea”, in realtà un guscio istituzionale vuoto.

Avremmo avuto bisogno di edificare giorno per giorno una coscienza civica europea, diciamo pure un “patriottismo europeo”, cominciando con il conferire uno spirito nuovo a tutte le scuole. Si sarebbe dovuto studiare una storia comune europea in grado di accompagnare le nostre storie nazionali e di conferir a ciascuno di esse il senso di una convergenza e di una complementarità nuova. Oggi la bandiera azzurro-stellata sventola su tutti gli edifici scolastici, ma non si riflette in nessun programma concreto d’apprendimento. Tornano le piccole patrie e i micronazionalismi isterici, da stadio; oppure trionfa l’individualismo sterile ed egoistico, incapace di creare valori civili.

E allora? Abbandonare tutto e dire che ci siamo sbagliati, rinunziare  per tornar a un pulviscolo di stati senza forza e senza autorevolezza, vasi di coccio minacciati dai colossi internazionali e dalla potenza occulta ma formidabile delle lobbies?  Adattarci a far parte di un generico “Occidente” atlantico nel quale doversi rassegnare a una funzione definitivamente subalterna? O ricominciare da capo, da ora, da subito, reinsegnando ai ragazzi del secondo decennio del XXI secolo quel che avremmo dovuto insegnar a quelli di mezzo secolo fa e imponendo nuove forme di rappresentanza politica diretta scelte dagli europei nel loro complesso, che non proiettino più sull’Unione icondizionamenti delle singole politiche nazionali? Quanto tempo perduto, quante occasioni sprecate, quante speranze gettate al vento… Eppure, non è mai troppo tardi.

martedì 17 aprile 2012

Squadra e compasso? No, grazie.



All’alba del 1891 Joris Karl Huysmans, eccelso scrittore iniziatore del decadentismo in prosa e ancor più grande convertito, scriveva in «La Bàs» (trad. italiana «Nell’abisso») «L’indebolirsi della Religione coincide sempre col risveglio della magia». Le sue parole suonano oggi più attuali che mai: la “liberazione” dai tabù caratteristici dell’ “oscurantismo cattolico” ad opera di “illuminati” occulti e manifesti ha fatto proliferare a dismisura quel sottobosco psico-sociale fatto di maghi, cartomanti, astrologi, mediconi e mammane della specie più abbietta.

E così, mentre ci siamo “liberati” di dogmi, rituali, credenze ispirate ad una tradizione non solo positiva ma plurimillenaria, viviamo un’esistenza paradossale nella quale consultiamo telefonicamente o di persona il sedicente Rosacroce o il Cavaliere Kadosh di turno prima di investire in borsa, prima di dare un nome a nostro figlio (“battesimo” laico, si intende…), prima di chiedere un aumento di stipendio al capoufficio, prima di “provarci” con la donzella del caso.

Evidentemente il bisogno di “spiritualità” è connaturato all’Uomo e, qualora si faccia tabula rasa del “dogmatismo” Cattolico e delle risposte a questo bisogno che da esso conseguono, l’Uomo, che non tollera la categoria del vuoto, riempie comunque questo spazio residuale alla bell’e meglio. Foss’anche in maniera ridicola e pericolosa al medesimo tempo.

Illuminante al riguardo l’articolo di Riccardo Scarpa comparso qualche giorno fa su «L’Opinione»: «(…) I lavori della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia hanno rilevato una realtà che emerge e si rafforza da anni. Nella crisi della nazione, l’unica agenzia etica in grado ancora di proporsi come costruttrice d’un quadro di principi e valori condivisi è la maggiore comunione massonica italiana. Essa, infatti, resta il principale luogo materiale, dei sentimenti e spirituale, cioè la pressoché unica “comunità“, ad essere un quadro di riferimento nella società “profana”, al di fuori del contesto fideistico dogmatico delle chiese, chiuso alla proposizione valoriale degli “infedeli”, della famiglia il più delle volte precaria se non disciolta, dei partiti indispensabili in democrazia ancorché “di parte” ma che oggi, per lo più, non sanno nemmeno loro da che parte stanno».

Già nelle poche righe riportate emergono spunti di riflessione allarmanti, pur nella loro intrinseca vacuità: 1) esistono “agenzie etiche”; 2) tra queste “agenzie” l’unica (e sottolineiamo: l’unica) in grado di dare risposte concrete ai problemi del paese è il Grande Oriente d’Italia (GOI); 3) viene immediatamente evidenziata la “alterità” e la “diversità” di suddetta, unica “agenzia etica” rispetto alle “chiese” (plurale?) e al loro putativo approccio “ad excludendum”; 4) i partiti sono una zavorra per la società, così come la politica convenzionalmente intesa. Spetta al GOI il ruolo di “kybernetes”, di timoniere, di novello Pitea che faccia uscire dalle secche la nave Italia.

Innanzitutto, qualche considerazione preliminare: dietro la facciata su cui campeggiano a lettere dorate le parole «libertà, uguaglianza, fraternità» la massoneria nasce (a metà del diciottesimo secolo. Qualunque riferimento ad un una pregressa e millenaria tradizione misterica è semplicemente antistorico) con un unico, ben delineato scopo: contrastare in termini pesantemente antagonistici la Chiesa Universale (Cattolica, appunto) in ogni campo possibile ed immaginabile. Specialmente per quanto riguarda l’incidenza politica che quest’ultima può (e deve) sviluppare ed esercitare.

Ogni volta che sentirete parlare di «indebita ingerenza della Chiesa», infatti, state pur sicuri che 90 su 100 vi trovate di fronte ad un “confratello”.

L’aspetto più immediatamente tragicomico del manifesto pubblicitario di Scarpa riguarda il supposto «contesto fideistico dogmatico chiuso alla proposizione valoriale degli infedeli etc etc»: laddove la Rivelazione Cristiana e il messaggio Cattolico che ne segue sono aperti a tutti, indipendentemente dalla razza, dal ruolo sociale che si riveste, dalla classe censitaria cui si appartiene, dal numero e dalla qualità dei galloni che ci si appunta tronfi sul petto, è come minimo curioso vedersi proporre come perfettamente sostitutiva una alternativa che presuppone una conoscenza destinata a pochi (anzi pochissimi), cui si può attingere solo dopo un lungo apprendistato all’interno di una gerarchia rigidissima, il quale garantisce un primato morale ed etico su altri uomini, chiamati “profani” appunto, che o non vogliono o non sono in grado di assorbire proficuamente gli insegnamenti del “Dio d’Amore” o “Grande Architetto” che dir si voglia. E’ l’incarnazione più netta che si possa immaginare del principio di sudditanza, contrapposto a quello Cattolico della Libertà: di fronte a Dio tutti gli uomini sono uguali, siano essi bidelli, metalmeccanici, professori, pasticceri o Grandi Maestri di 33esimo grado membri della “Loggia Azzurra”.

Questa uguaglianza reale che discende dall’essenza stessa del Cattolicesimo si declina, come è ovvio, anche in politica, contesto nel quale le “agenzie etiche” vorrebbero invece individuare criteri di esclusione sulla base della maggiore o minore aderenza al loro credo laico. Con buona pace della democrazia, la quale, del resto, già fu messa fortemente in discussione da Altiero Spinelli nel suo “Manifesto di Ventotene” del 1941, vero e proprio “programma” massonico: la democrazia è caos e a mettere ordine in questo caos devono essere chiamati uomini il cui primato etico, morale, laicamente spirituale sia indiscutibile. Possiamo tutti andare tranquillamente a riconsegnare in Comune i nostri certificati elettorali insomma.

Una cosa che Scarpa non dice, in buona fede si intende, è che il primato del GOI è tutto fuorché acclarato ed accettato: esistono numerose obbedienze massoniche (se le menzionassi metterei a repentaglio la mia vita…) i cui esponenti di fronte alle propalazioni di Gustavo Raffi, attuale GM, storcono la bocca e dicono “Ah! Quelli del GOI…”. Avete presente lo sketch di “Brian di Nazareth” nel quale Reggie e soci, membri del “Fronte Nazionale di Liberazione della Giudea” si scagliano contro quei parolai del “Fronte di Liberazione Nazionale di Giudea” e quei saltafossi del “Fronte Giudeo di Liberazione Nazionale”? Ecco: la stessa cosa.

venerdì 23 marzo 2012

La Russia vieta la propaganda gay.



L’Europa non è solo quella di Strasburgo, dove si sfida la logica, la natura e pure l’etimologia, sollecitando la legalizzazione di «matrimoni omossessuali». O quella della Milano progressista e progredita dove si adottano per le scuole elementari libri che esaltano le famiglie con due «papà». Ed esiste un altro tipo umano europeo, rispetto a quello rappresentato da sobri e tecnocratici politici che, come la Fornero, lamentano «gravi ritardi culturali e di apertura mentale», premendo affinché «la diversità» debba essere «fra le cose che i bambini imparano da piccoli».

Ecco, che l’omosessualità, essendo «un valore», vada insegnata a scuola, perché «i semi si gettano fra i bambini» (affermazione un po’ infelice), è un’idea che in certe zone «arretrate» e ancora «incivili» del nostro continente trova una certa resistenza.

A San Pietroburgo, ad esempio, seconda città della Russia, dove è stata varata una norma che mette al bando ogni forma di propaganda dell’omosessualità tra minori. Legge accolta con grande apprezzamento dalla Chiesa ortodossa russa, che ne ha sollecitato «l’estensione subito a tutto il Paese, a vantaggio dei giovani».

Nella stessa normativa – come ha riferito Radio Vaticana – sono contenute misure anche contro la pedofilia. Le disposizioni hanno già scatenato le reazioni contrarie delle sparute organizzazioni di omosessuali, sostenute ed eterodirette da ambienti occidentali, al pari di quei gruppi e ong che - sponsorizzati da organizzazioni come l’americana «National Endowment for Democracy» (finanziata dal Congresso) e la Open Society del narco-speculatore George Soros - hanno inscenato gazzarre di protesta a Mosca e in altre città del Paese, dopo la vittoria di Vladimir Putin alle recenti elezioni presidenziali.

La Chiesa ortodossa, al contrario, considera la legge «uno strumento in più a protezione dei minori». Lo ieromonaco Dimitry Pershin, responsabile dei giovani ortodossi ed esperto della commissione della Duma per la famiglia, le donne e l’infanzia, ha sostenuto — come ha riportato l’agenzia Interfax — che la normativa adottata a San Pietroburgo è «necessaria» e che «dovrebbe urgentemente ricevere lo status federale», venendo applicata, cioè, e «senza indugio», in tutta la Russia.

Secondo l’esponente della gerarchia ortodossa, la legge recentemente approvata a San Pietroburgo «aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione delle informazioni» sulla sessualità diffuse da organizzazioni da anni impegnate nel tentativo di organizzare a Mosca e in altre città russe manifestazioni e parate come quella del «gay pride». Iniziative che, come noto, hanno avuto ben scarso successo, incontrando l’ostilità, prima ancora che delle autorità, della gente comune, per non parlare della Chiesa ortodossa, che considera tali fenomeni «un attacco all’identità morale, culturale e spirituale russa».

Secondo la normativa adottata — un emendamento alla legge locale sui reati amministrativi, firmata dal governatore di San Pietroburgo, Georgij Poltavčenko — la propaganda dell’omosessualità, del transessualismo e della pedofilia verrà punita con multe varianti dai 5.000 rubli (per le persone fisiche) ai 500.000 (per quelle giuridiche).

di Siro Mazza

lunedì 19 marzo 2012

Famiglia, ultimo baluardo a difesa di una società sana e naturale.


Pubblichiamo una nota, certamente polemica, in merito alle proposte avanzate dall'Europa di una estensione ai paesi membri dei matrimoni gay. Non siamo mai stati favorevoli, come è immaginabile, pur non avendo mai lasciato spazio ad argomenti che potessero essere interpretati all'esterno - e quindi strumentalizzati - in chiave discriminatoria. Dal momento che siamo certi e consapevoli della nostra identità, non abbiamo mai avuto bisogno di discriminare chicchessia, fosse per la razza, l'orientamento sessuale, la fede politica o chissà quale altro parametro. Ma dal momento che questo blog è libero ed ospita liberamente i pensieri dei lettori, diamo spazio ad una riflessione sul tema...


di Alex A.

E' di questi giorni la notizia apparsa su tutti i quotidiani, di un nuovo insulto alla famiglia tradizionale, nucleo imprescindibile per natura di ogni civiltà umana. La notizia parla di un parlamento europeo che promuove una nota di indirizzamento etico-politico in cui si dice ai governi nazionali europei di riaffermare il principio di uguale trattamento di orientamento sessuale.

Andatelo a spiegare a questi dittatori del diritto ideologico forzato che la specie umana si riproduce per natura col rapporto tra due sessi differenti! Per la società come può essere utile un tale indirizzamento moralmente e naturalmente traviante che potrebbe addirittura diventare un'imposizione ai singoli stati europei, magari tramite qualche futuro trattato?

Non se ne capisce il motivo, fatto stà che questa Unione Europea come al solito pone di importanza primaria ciò che più dannoso vi può essere per minare le basi degli stati nazionali sovrani, che sempre si sono retti sulle istituzioni sacre delle famiglie, con un probabile futuro in cui la decrescita della natalità sarà arrivata vicino al livello zero e i pochissimi prossimi nascituri potrebbero crescere nella piena confusione esistenziale di una futile scelta di sessualità.

Nelle varie testate quotidiane si riporta anche un intervento strampalato di una parlamentare europea olandese(guarda caso) che testualmente dice:"il minimo che possiamo fare nell'Ue è applicare il principio di mutuo riconoscimento.Lo facciamo per la marmellata, il vino, la birra: perchè no per i matrimoni e relazioni personali?"

Un intervento che potrebbe benissimo essere uscito dalla bocca di un povero e sfortunato malato mentale; una birra la beviamo per dissetarci, il matrimonio lo facciamo per unirci e procreare, chi ha mai pensato di spalmarsi la marmellata sul fondoschiena per bisogno di sfamarsi? L'esempio calza in rapporto al tema del matrimonio.

Evidentemente queste persone non hanno bene a mente che tutto sulla Terra ha per volere divino e naturale una sua legge che non potrà mai essere contrapposta.


domenica 7 febbraio 2010

Parole dello Psichiatra e Criminologo Italiano: Francesco Bruno.



Vi rilascio le sue dichiarazioni, che potete trovare sul web. Già opinionista a Domenica IN si è sempre distinto per l'amore per il suo lavoro e la sua profonda conoscenza in materia:

[L'omosessualità] è una patologia e quindi un grave disordine. Non è normale affatto, posso anche accettarla, nel senso che gli omossessuali vanno rispettati e non colpiti, ma da questo a farne cosa nella norma ci passa.
Esistono cause organiche, ma talvolta anche a scelte personali di vita, deliberate e volute. Una condotta comunque sempre contro ogni natura e disordinata.

7 dicembre 2009

Un tempo era senza dubbio vista da tutti come patologia. Poi, recentemente, prima la società americana di psichiatria e dopo la organizzazione mondiale della sanità, la hanno cancellata.
Io ero e resto della convinzione che la omosessualità sia una patologia, una anormalità della sessualità e quindi un disturbo [...] per disturbo si intende un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non è possibile questo evento nell’atto sessuale tra persone del medesimo sesso. Nessuno, tanto meno io, vuole fare delle discriminazioni, ma è così.
In parte ci potrebbero essere persone geneticamente predisposte alla omosessualità, ma non è detto, come altre patologie se quel virus, non mi riferisco alla omosessualità per virus, esploda oppure no. Ma omosessuali si diventa, ed il più delle volte, per libera e precisa volontà. In una società che ha perduto ogni valore etico.

22 gennaio 2010

La sessualità ha senso se volta alla procreazione. Il matrimonio ha una duplice sfera: umana e relazionale e sacra e liturgica. Fuori di questi campi è libertinaggio. L’omosessualità, nonostante il parere di altri colleghi, è una anormalità, una patologia e un disturbo che si traduce in malattia.

29 gennaio 2010

Gli omosessuali sono dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti.
Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate.
I gay sono soggetti patologicamente diversi e basta. Dei disturbati.
Il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come qualle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano.


martedì 20 ottobre 2009

Ancora una volta la famiglia si salva dalle minacce della sinistra.

Dopo Lettonia, Portogallo e quasi tutti gli stati dell’USA anche il Parlamento italiano ha detto no alla legge sull’omofobia. Contemporaneamente dentro il PD è scoppiato quello che tutti già sapevano, l’inconciliabilità fra il maggiore partito italiano della sinistra e i cattolici.
Con 286 voti favorevoli e 222 contrari , quindi con una netta maggioranza, il Parlamento italiano ha votato l’incostituzionalità, affossando definitivamente, la proposta di legge presentata dal PD, primo firmatario l’On. Concia, unificata ad una analoga dell’Italia dei Valori, primo firmatario l’On. Di Pietro, tali proposte miravano ad introdurre nel codice penale il reato di omofobia. Una legge che se fosse passata avrebbe introdotto un nuovo reato, il mancato riconoscimento di un diverso orientamento sessuale in tutte le sue svariate forme sarebbe stato perseguibile penalmente. In altre parole, la sinistra voleva far passare dalla finestra il riconoscimento giuridico dell’omosessualità.
Facciamo qualche esempio dello scampato pericolo: diventando reato nessuno avrebbe potuto rifiutarsi di celebrare un matrimonio civile (anche religioso) di coppie dello stesso sesso. Nei seminari obbligatoriamente si sarebbero dovuti accettare anche omosessuali. Nessun tipo di “discriminazione” sarebbe stata accettata rispetto a persone di sesso diverso e quindi l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso sarebbe stata imposta, pena una condanna per quanti non adempissero a questo dispositivo.
L’educazione sessuale nelle scuole, anche elementari o materne, ma anche l’insegnamento delle scienze naturali e umane avrebbe dovuto prevedere l’esistenza di un terzo “genere”, con ovvi condizionamenti culturali nei confronti degli adolescenti.
Sono soltanto alcuni esempi che servono a dimostrare le richieste “ovvie” che la lobby omosessuale aveva già in mente di richiedere, appena la legge sarebbe stata approvata. Fra l’altro questa potente lobby è abituata a rilanciare attraverso forme di vittimismo e di presunta discriminazione, quando risulta più che evidente che nel nostro Paese si ha tanta tolleranza (ed è anche giusto) e tanta libertà verso coloro che vogliono vivere la loro vita come meglio credono. Ma un conto è fare quello che si vuole della propria vita a casa propria, un conto è imporla con la violenza ad altri. Ecco perché otto deputati del PDL (Mantovano, Lupi, Bertolini, Maurizio Bianconi, Saltamartini, Pagano, Vignali, Farina) si sono opposti affermando che "la discriminazione è un concetto ampio e da un concetto così esteso deriva uno spazio enorme di intervento penale. Se costituisse aggravante qualsiasi discriminazione o istigazione alla discriminazione per motivo di orientamento sessuale, la madre che cercasse di persuadere la figlia di non sposare una persona che manifesti un orientamento 'bisessuale', per esempio, rappresentandole i rischi per la formazione di un nucleo familiare stabile, rischierebbe l'imputazione di violenza privata, aggravata da discriminazione per motivo di orientamento sessuale. Conseguenze come questa, e altre ancora più aberranti, limiterebbero in modo inaccettabile sia la libertà di espressione del pensiero, sia la libertà e l'autonomia delle persone nell'esercizio dei propri diritti e nella regolazione dei propri interessi, violando i diritti fondamentali di libertà statuiti dagli artt. 21 e 30 della Costituzione".
Il PDL è stato quasi compatto nel voto contro questa legge sull’omofobia ma non ha criticato quanti hanno votato contro (ci sono stati 10 astenuti e 8 voti a favore della tesi sostenuta dalla sinistra). Il PD invece ha avuto 3 astenuti e appena un voto contrario all’omofobia, quello dell’On. Binetti. Ebbene la povera Paola Binetti è stata massacrata ! Ora che lei votasse contro la legge sull’omofobia era scontato, tutti conoscono la sua posizione di militante dell’Opus Dei, anzi quando la candidarono nel 2006 la sinistra si vantò di ciò per catturare i voti cattolici. Oggi invece cambiano rotta a dimostrazione che il Partito Democratico sta mostrando il suo vero volto e cioè che sui temi etici non c’è “trippa per gatti”. Chi non si allinea ai post-marxisti è fuori !
E il futuro per i cattolici in quel partito si farà ancora più duro visto che, chiunque vincerà, sarà ostile alle tesi cristiane. Bersani vuole fare una versione rinnovata dell’Unione, con dentro tutti i neo-comunisti di Rifondazione e dintorni, rimasti fuori dal Parlamento. Marino vuole un laicismo spietato e attentissimo alla disciplina di partito sui temi etici. Franceschini dice di fare un partito moderato e leggero orientato a sinistra ma come si è letto sui giornali è stato il più violento contro la parlamentare teodem.
… detto ciò, ognuno tragga le conseguenze !

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"