Salviamo i nostri Marò

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venerdì 13 aprile 2012

Liberate Yulia Timoshenko.



Yulia Timoshenko è in carcere. Da quasi un anno. L’eroina della rivoluzione arancione ucraina è addirittura accusata di abuso di potere. Il regime del presidente Yanukovich intende anche toglierle i diritti elettorali per evitare la sua candidatura alle elezioni parlamentari del 28 ottobre.
Yulia è malata. Lo sta annunciando a tutto il mondo la figlia Eugenia, che è venuta anche a Roma a gridarlo. Yulia non può essere neppure visitata. L’ambasciatore britannico a Kiev è stato rimandato indietro dal carcere di Kharkov. I deputati svedesi arrivati fino a lì hanno subito lo stesso trattamento. Anch’io attendo la stessa sorte. Anche il suo ministro Lutsenko è stato arrestato. Il marito di Yulia è fuggito a Praga.
Il Parlamento europeo dice che è una vergogna che il capo dell’opposizione sia in carcere in Ucraina. I membri della Ue rinviano il negoziato per l’ingresso del Paese in Europa. Molti parlamentari sostengono però che sia un errore: non si può isolare Kiev. Penso che è Kiev che si stia isolando dal resto d’Europa.
Che dovremmo fare noi con chi portò in Italia il debito pubblico dal 40 al 120 per cento del Pil dal 1989 al 1993? Altro che abuso di potere! Si può imprigionare una scelta politica, pur sbagliata, come l’accordo con la Russia per il gas? Yulia difende le proprie scelte, non si nasconde dietro alcun “non sapevo”. Non ha mai preso un aereo o gestito un finanziamento pubblico “senza sapere chi ha pagato cosa”. Noi siamo con Yulia nella sua cella-sala di tortura di Kharkov. Il Ppe è con lei. Se non isoliamo Kiev, non isoliamo neppure Minsk o L’Avana o Caracas o Damasco. L’Europa è in crisi quando sceglie due pesi e due misure. L’Italia ha bisogno di una vigorosa politica estera che difenda strenuamente diritti e interessi. Tutto il resto è propaganda.


domenica 31 ottobre 2010

Giovane Italia Scandale scende in piazza per la liberazione dei coniugi LIU.

  
OGGI DALLE 18:00 ALLE 20:00 IN PIAZZA MUNICIPIO LA GIOVANE ITALIA SCANDALE MANIFESTA PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DEI CONIUGI  LIU



APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI LIU XIAOBO E DI SUA MOGLIE LIU XIA.

Liu Xiaobo è un ex-professore universitario di filosofia a Pechino. La sua vita è stata contraddistinta dalla battaglia in difesa della libertà di stampa, chiedendo la liberazione di giornalisti e dissidenti imprigionati, pubblicando su internet e a mezzo stampa saggi sul potere dei media in Cina e sull’onnipotente partito comunista.
 

In un articolo per Reporters sans frontières, nel marzo 2004, Liu hascritto: *“I media elettronici in Cina e all’estero aiutano a superare la censura imposta dal Partito comunista cinese (…) In questo gioco di divieti, risposte e ulteriori divieti, lo spazio della gente per il diritto di espressione è in crescita millimetro dopo millimetro. Più la gente avanza, più le autorità diventano repressive. Non è lontana l’epoca in cui la frontiera della censura potrà essere abbattuta e la gente domanderà pubblicamente la libertà di espressione.”*

*Le battaglie condotte hanno però in realtà avuto solo un effetto contrario, cioè la perdita della sua libertà. La sua persecuzione inizia nel 1989, col primo arresto per aver difeso pubblicamente il movimento democratico degli studenti; nel 2004 gli vengono staccate le connessioni ad internet e le linee telefoniche; nel 2008 viene nuovamente arrestato e condannato definitivamente nel giorno di Natale del 2009 a undici anni di reclusione

con l’accusa di sovversione rispetto allo Stato.*

Liu Xia, invece non è una sovversiva, né una giornalista, né una scrittrice. La sua unica colpa è amare un ribelle. Liu Xia dopo l’assegnazione del premio Nobel a suo marito Liu Xiaobo, è agli arresti domiciliari.


La polizia l’ha confinata nel suo appartamento, controlla gli accessi e respinge qualsiasi visita alla donna, addirittura quella di una delegazione dell’Unione Europea. I motivi del divieto non sono stati riferiti dalla

polizia, che ha semplicemente utilizzato una misura preventiva per evitare che la donna parlasse con i giornalisti. L’ultimo messaggio della donna è stato trasmesso sul famoso sito web “twitter”, nel quale Liu Xia ha raccontato l’incontro con suo marito in carcere, la rivelazione sull’assegnazione del premio Nobel, le lacrime e la scelta di dedicare quel premio ai martiri di piazza Tienanmen, studenti uccisi nel 1989 con l’unica
accusa di aver voluto manifestare reclamando democrazia.

La Giovane Italia lancia quindi un appello a tutti coloro che credono nell’importanza della vita, della libertà e della civiltà. La Cina non può continuare la sua scia di terrore e censura!


Chiediamo quindi a tutti voi di sottoscrivere questo appello per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia, eroi dei nostri giorni, che vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano con il loro esempio a dare testimonianza dell’esistenza di una Cina diversa, una Cina che vuole cambiare.


La petizione sarà inviata a Hu Jintao, presidente della Repubblica Popolare Cinese e a Franco Frattini, Ministro degli Esteri.


FIRMA LA PETIZIONE!

Anche on line su:

 

giovedì 14 ottobre 2010

Petizione on line per liberare coniugi Liu.



La Giovane Italia Scandale aderisce alla petizione online “Liberiamo Liu”, lanciata dalla Giovane Italia Roma e dalla Onlus Laogai Research. Foudation Italia, per contribuire a sensibilizzare l’attenzione pubblica di tutti i cittadini.
Abbiamo a cuore questa iniziativa e abbiamo voluto apportare il nostro piccolo contributo a quella che è non solo una battaglia del singolo Liu Xiaobo, ma di tutte quelle persone che combattono per i diritti civili in Cina e nel resto mondo.
Aderiamo con entusiasmo alla petizione per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia.
È importante che tutti  diano il proprio sostegno a quella che è una battaglia che deve vederci tutti uniti e al fianco di chi combatte in prima linea contro le persecuzioni e l’arroganza del regime comunista cinese. Oggi i due coniugi, da anni perseguitati politicamente, sono simbolo di lotta per affermare i diritti umani e di sacrificio per un ideale di libertà.

Pertanto  invitiamo tutti a collegarsi con il sito
dove poter aderire on line all’iniziativa lanciata da Giovane Italia Roma 
e la Onlus Laogai Research Foundation.

sabato 9 ottobre 2010

CON LIU XIABO DISSIDENTE CINESE PREMIO NOBEL PER LA PACE PER I DIRITTI UMANI IN CINA


Riportiamo le dichiarazioni del segrtario della direzione nazionale della Giovane Italia Marco Perissa e del presidente del circolo di Roma Cesare Giardina in merito alla consegna del Nobel per la Pace a LIU XIABO dissidente Cinese condannato a 11 anni di reclusione dal regime Comunista.

"Le classiche lanterne rosse cinesi che ieri in Via dei Fori Imperiali hanno accolto il Primo Ministro del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese Wen Jiabao, sono oggi state utilizzate dalla Giovane Italia Roma per dimostrare la piena vicinanza a Liu Xiaobo, dissidente cinese, oggi premiato con il nobel per la pace". Lo dichiarano in una nota congiunta Marco Perissa, segretario del consiglio nazionale della Giovane Italia, e Cesare Giardina, presidente della Giovane Italia Roma.
"Per festeggiare la consegna di questo premio Nobel - proseguono Perissa e Giardina - sono stati scelti due luoghi simbolici: via dei fori imperiali, e ed il teatro dell'opera dove ieri si è svolta la prima celebrazione per i 40 anni dei rapporti diplomatici tra Cina e Italia." 
“Siamo orgogliosi della consegna del Premio Nobel a Liu Xiaobo, è lui - continuano i due esponenti di Giovane Italia - che noi preferiamo accogliere nella nostra Roma. Esempio di uomo, che ha combattuto quotidianamente, mettendo a rischio anche la sua stessa vita, per difendere i diritti umani violati in Cina, dalla soppressione del popolo tibetano  alle misure forzate contro la famiglia e la vita, dalle esecuzioni capitali spietate ai lavori forzati all’interno dei Lao-gai”. 
“Non ci fermeremo qui, - concludono Perissa e Giardina - continueremo la nostra azione soprattutto con attacchi mediatici, rispondendo alla vergognosa censura applicata dalla tv cinese, che ha bloccato le trasmissioni, proprio nel momento in cui veniva premiato Liu Xiaobo”. 

SI ALLA PACE,  
NO AL COMUNISMO! 

giovedì 28 gennaio 2010

Ministro Meloni: “Chi non vuole il Crocifisso se ne vada all’estero”.




Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni (Pdl), presente alla convention del Popolo della Libertà ad Arezzo, si è espressa con durezza sulla questione del Crocifisso negli uffici pubblici. “Sono stufa di vedere burocrati europei che stanno lì a sindacare se si possa appendere un Crocifisso nelle scuole” ha affermato, sostenendo che “La maggioranza degli italiani lo vuole e questo vale anche per uno stato laico. Se qualcuno si offende, - continua - consiglio di prendere in considerazione l’idea di andare a vivere da qualche altra parte del mondo”. Il ministro Meloni ha aggiunto: “Noi rispettiamo le idee e le credenze di tutti, ma chiediamo lo stesso rispetto da chi viene a vivere in Italia. Non c’è nessuna minaccia in valori come il rispetto”.

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"

giovedì 14 gennaio 2010

MAURO: La sinistra blocca il voto di Strasburgo sul Crocifisso.




"Abbiamo appreso con sconcerto che i gruppi della sinistra al Parlamento Europeo sono riusciti, nonostante il voto contrario del gruppo Ppe, a cancellare dall’ordine del giorno della prossima tornata (dell’assemblea plenaria del Parlamento Europeo) a Strasburgo, il voto sul principio di sussidiarietà e sull’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche". Lo ha affermato il presidente degli eurodeputati del Pdl all’Europarlamento, Mario Mauro, che ha osservato:

"Avremmo voluto e dovuto concludere - prosegue l’europarlamentare - il dibattito tenutosi in dicembre con il voto del Parlamento Europeo su un tema così delicato che riguarda non solo milioni di persone ma anche le nostre tradizioni e la nostra cultura". A questo punto, conclude Mauro, "Non possiamo che stigmatizzare il comportamento della sinistra europea che nel nome di un esasperato e spesso ridicolo laicismo, vuole impedire che il Parlamento eletto da tutti i cittadini europei possa esprimersi sull’assurda sentenza della Corte dei Diritti Umani".

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"


lunedì 30 novembre 2009

Ru486: Giorgia Meloni, la cautela è doverosa.





“In merito alla commercializzazione della RU 486 è doveroso adoperare tutta la cautela possibile”. Così il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, interviene a proposito dello stop registrato in Senato dalla procedura di commercializzazione della pillola abortiva.
“Pieno rispetto per le indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco, nei confronti della quale il pronunciamento di ieri in Senato non deve essere letto come un tentativo improprio di ostruzionismo - prosegue - In questo caso, però, è sacrosanto che le istituzioni intendano vagliare a fondo la questione, assumendo tutte le misure necessarie a operare una scelta ponderata. Il rischio - aggiunge poi - è quello di aggirare la normativa attualmente in vigore. Credo che il necessario rispetto della legge 194 sia una esigenza di tutti, non solo di una parte politica”.

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"

domenica 15 novembre 2009

Perchè bisogna ribellarsi ad un' Europa Cristofobica.


Ormai è diventata una specie di fobia: essere cristiani, avere un credo, esporre un crocefisso è diventata la nuova sindrome dell’Europa laicista e materialista.
Qualche giorno fa il limite è stato superato perché la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato che il crocefisso non possa più essere esposto nelle classi perché “perturba emozionalmente” gli alunni e non consente alla scuola pubblica di “inculcare agli allievi un pensiero critico”.
La sentenza appartiene ad una sottospecie del “diritto con la D maiuscola” e fa a pugni con un’altra sentenza, quella del Consiglio di Stato del 2006 che ha evidenziato che il crocefisso in un’aula giudiziaria o in una scuola ha si una origine religiosa, ma di fatto esprime la piena laicità dello Stato perché rappresenta il nostro ordine costituzionale e la nostra società. Il crocefisso infatti rimanda ai Valori della tolleranza, della solidarietà, della libertà, dell’abnegazione e dell’integrità morale.
Si può infatti anche non credere che quel vero Uomo, che fu crocefisso oltre 2000 anni fa, fosse anche vero Dio ma nessuno può negare che quel sacrificio cambiò il corso della storia.
Da quel momento le donne non furono più schiave dell’uomo. Anzi meglio! Da quel momento la persona umana più alta in dignità fu proprio una donna, Maria.
Da quel momento i bambini furono elevati in considerazione, gli ammalati non furono emarginati, la schiavitù di fatto fu abrogata e la vita assunse una rilevanza assoluta, a cominciare da quella del nascituro.
Da quando quel Cristo evangelizzò il mondo e per questo fu crocefisso, uguali divennero il ricco e il povero, il locale e lo straniero, il giovane e il vecchio, il disabile e l’abile.
Tutto questo ha avuto, ed ha, come significato quella Croce con quel Cristo. E tutto ha un nome e cognome: si chiama Civiltà Occidentale che taluni vorrebbero eliminare ma che non si può cancellare come si fa con la lavagna perché tutto in Europa, e in Italia in particolare, ruota attorno a questo simbolo.
Pensiamo, per esempio, all’ambito dell’urbanistica e a quello architettonico in particolare. Le nostre radici spirituali ci hanno insegnato che le chiese sono patrimonio di tutti. Se oggi una parte significativa delle guide turistiche delle nostre città trattano di chiese, è perché le nostre radici fanno riferimento a quel Cristo. Così come anche il tema dell’educazione è profondamente connesso a quel crocefisso. Ogni attività educativa infatti si basa su di una presa di posizione esplicita sul senso e il valore della Persona umana. Non c’è educazione senza Valori, né educazione senza Modelli. E qui arriva la censura rispetto alle nostre radici culturali. Si tratta di posizioni che suggeriscono di non presentare o proporre alcun modello, lasciando le scelte al singolo individuo. È chiaro! La scelta etica fondamentale spetta alla libertà e alla coscienza di ciascuno di noi, ma la presentazione è la proposta di una cultura e di un modello, non è di certo un ostacolo; semmai è la condizione stessa per una scelta consapevole e responsabile. Non permettere di parlare delle nostre radici, non presentare la nostra tradizione culturale e religiosa è, essa stessa, una scelta culturale. SBAGLIATA !!
Implica che le persone crescono meglio se non si pongono seriamente, drammaticamente e generosamente la domanda sul senso ultimo, suggeriscono che sia meglio che i genitori parlino ai figli di sport e di vacanze, ma non di Dio e del senso della vita.
E che essa non sia un simbolo religioso ma civile è più che evidente anche ai profani, tant’è che nessuno in classe o in tribunale si fa il segno della croce passando, mentre in chiesa si ! Ecco perché bisogna resistere ai nuovi barbari, poco importa se sono ammantati di ermellino o se frequentino salotti snob.
E bene fa il Governo a dichiarare che resisterà alla sentenza di un organismo che fra l’altro non gode di particolare prestigio.

venerdì 6 novembre 2009

L' EUROPA RINNEGA SE STESSA!





la sentenza di qualche giorno fà della Corte di Strasburgo, che vieta i crocifissi in classe nelle scuole italiane, ci riempie di sgomento e rabbia. La Corte europea dei diritti dell'uomo nella sentenza su un ricorso presentato nel 2002 da una cittadina italiana, ha stabilito infatti che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".
La senteza cita così: <<La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. Tutto questo potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei. L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere. La Corte, all'unanimità, ha stabilito che c'è stata una violazione dell'articolo 2 del Protocollo 1 insieme all'articolo 9 della Convenzione>>
I sette giudici autori della sentenza sono: Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia). Dura la replica di Berlusconi il quale ha annuciato il ricorso dicendo che «Per noi è una sentenza assolutamente inaccettabile. Che l'Italia sia un paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia, lo sappiamo da sempre. E' una delle decisioni che, molto spesso, ci fanno dubitare del buon senso di questa Europa. Già in sede di formazione della nuova Costituzione europea mi ero battuto per il riconoscimento delle radici Cristiane dell’Europa. I paesi estremamente laici come la Francia, nella persona dell’allora presidente Chirach, si erano opposti e non eravamo riusciti a convincerli. Oggi si è fatto un ulteriore passo in avanti in questo senso, negando che l’Europa abbia radici cristiane. Questo non è accettabile da noi italiani, paese nel quale tutti non possiamo non dirci cristiani». I commenti sono arrivati anche dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni «Il crocifisso è un simbolo indissolubilmente legato all’identità dei popoli europei, anche al di là dei suoi significati religiosi. La decisione della Corte Europea è il prodotto di una furia distruttrice verso ogni simbolo della nostra comune identità. Se l’Europa non ha coscienza dei valori e delle ragioni che la innervano allora è solo un accordo commerciale e niente di più. Per questo motivo ritenevo e ritengo ancora indispensabile un riferimento nella Costituzione europea alle radici Cristiane. Quelle stesse radici alle quali dobbiamo il valore del rispetto, della solidarietà e delle libertà, compresa quella religiosa». Il segretario di Stao Vaticano il cardinale Tarciso Bertone apprezza il i ricorso del governo Berlusconi e critica la sentenza  «Un'Europa che toglie i crocifissi e ci lascia le zucche di Halloween. Abbiamo ascoltato tante voci e anche l'eco del dolore di chi si sente un po' tradito nelle sue proprie radici pensando che questo simbolo è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza. Purtroppo quest'Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute prima del primo Novembre e ci toglie i simboli più cari. La Santa Sede farà i passi che le aspettano nel senso di stimolare, come ha detto anche la CEI, i cristiani a reagire».
Ma c’è un’anomalia di cui non si parla abbastanza, ed è quella della sinistra italiana, ben rappresentata dall’uscita del neo-segretario PD Pierluigi Bersani che ha dichiarato «un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno». Noi ci chiediamo, in un' Italia che è impreganta di Cristianesimo e le piazze, le vie, gli ospedali e i campanili ne sono i segni più visibili cosa dobbiamo fare?
Coprire anche questi o addrittura abbatterli?
Il calendario,  l'arte sacra?
Anche questi vanno occultati?
Si possono ostentare le preferenze sessuali, manifestare orgoglio omosessuale, si può esprimere perfino la preferenza per il satanismo; e invece dobbiamo nascondere la croce.
Ma che razza di libertà è questa?
Questo è frutto della demenza furiosa della Rivoluzione Francese che con i suoi "illuminati" eliminava i simboli del cristianesimo e li sostituiva con grotteschi surrogati che furono spazzati via nel giro di pochi anni.
Noi non vogliamo un' Europa senza Identità, ma un' Europa che sia un Faro tra i popoli e che porti quel messaggio di speranza di cui il Cristianesimo da sempre ne è promotore.
Nessuno tocchi il crocifisso simbolo di Amore, Accoglienza e simbolo della nostra Cultura.
Pertanto vi invitiamo a portare un crocifisso a scuola, negli uffici dove lavorate e a pretenderne l'esposizione.

NOI SIAMO ANCORA QUI PER DIFENDERE LA NOSTRA IDENTITA', LA NOSTRA CULTURA, LA NOSTRA TRADIZIONE.

NOI CAVALIERI DI UNA NUOVA EUROPA!

Qui il video di una canzone de "La Compagnia dell'Anello"  STRADE D'EUROPA. Guardatelo!