Salviamo i nostri Marò

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lunedì 17 settembre 2012

“Il mio film sui crimini dei partigiani? Non lo inviteranno mai a Venezia”.



di Adriano Scianca.

Possibile che le 136 vittime di Codevigo facciano ancora paura? Possibile che i soldati della Guardia Nazionale Repubblicana, delle Brigate Nere, che i civili uccisi e talora torturati nella primavera del 1945 nei pressi del comune padovano, a guerra finita, da partigiani garibaldini non possano essere ricordati neanche nell’Italia del 2012? Sembra di sì, almeno a giudicare dalle difficoltà che il regista Antonello Belluco sta incontrando nel girare il suo “Il segreto”, pellicola dedicata proprio alla strage dimenticata commessa dai partigiani e ricordata recentemente solo da Gianpaolo Pansa. Pressioni, lettere minacciose, finanziatori che se ne vanno, materiali che non arrivano mai, una sfilza infinita di “no” e tante porte chiuse. Perché, spiega, «certi temi sono ancora tabù e io, che sono figlio di profughi istriani e ho conosciuto Toni Negri, lo so bene. Ma il mio non un film politico, si tratta solo di una storia d’amore che ha sullo sfondo quei drammatici fatti che nessuno vuole più ricordare. Sarà per questo che ci stanno rendendo la vita impossibile...».
Belluco, come vanno le riprese? Pare che ci sia qualche difficoltà...
“Qualche”? Stiamo facendo una fatica incredibile. Se le parlassi di tutte le vicissitudini capitate riempirebbe una pagina solo con quelle. Quando si scopre l’argomento del film dicono tutti di no per qualsiasi cosa, anche le più banali. Il coproduttore, poi, se n’è andato e ci ha lasciato nei guai. Molti politici mi hanno detto di aver avuto pressioni affinché il film non uscisse mai. Ho anche ricevuto due raccomandate dal figlio del partigiano Arrigo Boldrini, il comandante “Bulow” delle Brigate Garibaldi, nelle quali mi si intimava di non andare avanti...
E voi andrete avanti?
Certo. Nonostante tutto il film si farà. Non ci manca poi tanto.
Non è che ce l’hanno con lei perché fa film “revisionisti”, ammesso che questa parola sia così offensiva come dicono?
No, nella mia pellicola non c’è nessun discorso politico, il film parlerà di una storia d’amore, la strage fa solo da sfondo. Io parlo di una famiglia come tante, marginale, in cui, certo, si indossava la camicia nera. Ma questo non può essere considerato una colpa in sé, dato che a quell’epoca tutti portavano la camicia nera. Persino Arrigo Boldrini mi risulta l’abbia indossata...
Vero, nel settembre del 1939 entrò nella Milizia volontaria per sicurezza nazionale prima di passare con gli antifascisti. Magari è proprio per questo che non se ne può parlare.
Peraltro Boldrini ha guidato l’Anpi ed è stato parlamentare, è una figura intoccabile, parlare di certe storie significherebbe mettere in crisi l’Anpi  tutto un certo mondo. Anche se si è sempre dichiarato estraneo all’eccidio di Codevigo, era pur sempre il comandante di una brigata coinvolta in questa brutta storia. E questo non è l’unico argomento tabù. Io sono figlio di esuli istriani e avrei sempre voluto fare un film su quel dramma ma niente, è impossibile, si trovano tutte le porte sbarrate. Di certi argomenti non si vuol proprio sentir parlare.
Qualcuno le darà del “fascista”...
Guardi, Giorgio Almirante diceva che chi non ha vissuto il fascismo non può definirsi fascista, che il fascismo è un’esperienza storica conclusa e io sono d’accordo con lui. Non ho vissuto il fascismo, ho vissuto altri anni e altre problematiche. Quelli di Mazzola e Giralucci, altra storia su cui mi sarebbe sempre piaciuto girare una pellicola. Quelli di Toni Negri, con cui ho persino fatto un esame all’università. Le storie da raccontare al cinema sarebbero tante...
E perché non lo si può fare? L’egemonia di sinistra è ancora così forte?
Altrove non so, ma al cinema assolutamente sì. Non esiste possibilità di entrare se non si è dei loro e se non si propongono storie legate alla loro cultura. Nelle grandi spartizioni politiche, la cultura è sempre toccata alla sinistra. È stata una decisione a tavolino. Anche ai festival, lo vediamo in questi giorni,  girano sempre gli stessi nomi, è un turnover fra le solite facce: Bellocchio, Moretti, Amelio etc. Meglio rassegnarsi: film come il mio non andranno mai ai festival.

giovedì 16 febbraio 2012

“In Slovenia c’è chi ride sulle foibe”.



Sull’orrore delle foibe  nella ex-Yugoslavia trovano ancora modo di scherzarci su. Per questo un gruppo di parlamentari del Popolo delle Libertà  ha chiesto al Ministro degli Esteri  italiano di presentare una formale protesta al governo sloveno con allegata  richiesta alle autorità locali di far rimuovere dalla homepage della testata telematica slovena “Mladina” il link che conduce “ad un gioco sinistro, di pessimo gusto e offensivo della memoria degli infoibati”.

La richiesta è  contenuta nell’interrogazione parlamentare presentata  alla Camera dall’onorevole Giampiero Cannella insieme ai colleghi Alessandro Pagano, Giorgio Straquadanio, Manlio Contento, Giorgia Meloni, Ugo Lisi, Massimo Corsaro, Alessandra Mussolini, Maurizio Scelli e Marcello De Angelis. “L’atto parlamentare – spiegano i deputati del Pdl –  prende le mosse dalla presenza nel web, sulla pagina di presentazione della testata slovena ‘Mladina’, di un link ipertestuale (http://www.mladina.si/projekti/igre/fojba2000/), che conduce ad un gioco, una sorta di Tetris, nel quale vince chi precipita in fondo ad una foiba più nemici. Tutto questo è – aggiungono i firmatari dell’interrogazione parlamentare – è offensivo nei confronti della memoria delle migliaia di nostri connazionali di Fiume, Istria e Dalmazia che alla fine della seconda guerra mondiale  hanno vissuto la  tragedia della persecuzione comunista. “I più ‘fortunati’ di loro – spiega Giampiero Cannella – furono costretti a fuggire lasciando le case e i beni nelle mani degli slavi. Fu un esodo biblico impresso ancora a caratteri di fuoco nella memoria dei protagonisti. Per altri, molti altri, il destino fu più atroce. Le truppe al comando del maresciallo Tito – conclude il parlamentare –  attuarono la pulizia etnica precipitando nelle foibe migliaia di nostri connazionali colpevoli soltanto di essere italiani”.

lunedì 13 febbraio 2012

Cosa c'è stato dopo le foibe?

di Marco Pirina



Documenti sconvolgenti sulla verità storica delle foibe - pulizia etnica del popolo veneto - campi di concentramento italiani - comunisti - accordo per eliminare i veneti da Istria e Dalmazia - Partigiani e colpo di stato - falso 25 aprile

sabato 11 febbraio 2012

Foibe: il giorno dell’amnesia.

di Marcello de Angelis


Monti ha scelto il giorno del ricordo delle foibe per fare una passeggiata a Wall Street, così da evitarsi di partecipare a qualsiasi celebrazione. A causa del maltempo atmosferico – ma soprattutto del maltempo politico – quest’anno le Foibe sono tornate ad essere un simbolo di identità negata solo per alcune minoranze, tornate ad essere marginalizzate e tollerate a stento. Un ricordo dei familiari dei 300mila esuli, scappati dalla pulizia etnica del Compagno Broz Tito e trasportati attraverso l’Italia chiusi in treni che saltavano le fermate perché l’allora potentissimo Pc aveva mobilitato migliaia di militanti per insultare i profughi e impedire che fossero rifocillati. Secondo l’Italia di Togliatti, chi scappava dalla slavizzazione era un traditore della causa socialista. O un pazzo che rifiutava l’opportunità – sognata da milioni di compagni italiani – di vivere sotto il giogo comunista. Il 10 febbraio è tornato ad essere un giorno celebrato quasi solo a destra e nelle città dove forte è la presenza dei discendenti delle vittime. La nuova Italia ha voltato le spalle ai martiri che scelsero la morte pur di restare italiani. Non dovrebbe stupirci. La fine del governo di centrodestra ha riaperto le gabbie della faziosità italiana più infame. Ieri c’è chi, in scuole e università, ha organizzato persino party con prodotti jugoslavi per festeggiare le imprese di Tito. L’anno si è aperto con il tentativo di impedire le celebrazioni in ricordo dei ragazzi di destra ammazzati negli anni Settanta. Continua con la cancellazione del ricordo degli infoibati. Povera Italia, in che mani l’abbiamo fatta finire…

Le foibe? Caro presidente, furono i comunisti...

di Marcello Veneziani


GIORGIO NAPOLITANO
Presidente Napolitano, mi dispiace, ma non ci stiamo. Ricordando ieri le foibe lei se l’è presa con «le derive nazionalistiche europee», attribuendo a esse l’eccidio di migliaia di istriani, dalmati e dei partigiani bianchi.

Ma le cose, lei lo sa bene, non stanno così. L’orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani comunisti di Tito con l’appoggio del comunismo mondiale e dei comunisti italiani. Lei non ha mai citato il comunismo a proposito delle foibe.

È come se nella giornata della Memoria, celebrata pochi giorni fa, non citassero mai il nazismo ma se la prendessero con il comunismo. Certo, il nazionalismo fu una delle cause che inasprì i rapporti sui confini orientali; così come è noto che l’Unione Sovietica dette una mano a Hitler nella caccia e nello sterminio degli ebrei. Ma in entrambi i casi non si può tacere il principale colpevole e va citato per nome: il nazismo per la shoah e il comunismo per le foibe o per i gulag.

Lo sterminio degli italiani e la loro espropriazione obbedì a una triplice guerra: la guerra del comunismo contro l’Italia fascista, poi la guerra dei proletari comunisti contro i benestanti borghesi, quindi la guerra etnica contro gli italiani. Non salti i due precedenti passaggi e abbia l’onesto coraggio di chiamare i sicari per nome: furono comunisti. Il nazionalismo in questo caso c’entra assai meno, tant’è vero che i collaborazionisti di Tito furono anche i comunisti italiani. Con tutto il rispetto che merita, e persino la simpatia, non ricada nel dimenticazionismo.

venerdì 10 febbraio 2012

CARNE E SANGUE DELL'ITALIA...

10 Febbario Giornata del Ricordo

OGNI VERO ITALIANO E' ANCHE 

ISTRIANO, DALMATE E GIULIANO... 
Io non potrò mai dimenticare le atrocità subite dai miei fratelli connazionali dalla folle barbaria comunista titina con la complicità dei partigiani comunisti!

 IO NON SCORDO IO MIEI FRATELLI!


Pagine di Storia:
FOIBE
FOIBE: UNA STORIA DA NON DIMENTICARE!
POESIA IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE.

venerdì 11 febbraio 2011

FOIBE: IO NO SCORDO I MIEI FRATELLI!


"Su questa Patria giura e farai giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto, Italiani."
10 FEBBRAIO, Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe. SCANDALE RICORDA!






mercoledì 9 febbraio 2011

Dedicare una piazza della città ai martiri delle foibe.

 

Risale al 2004 la legge con la quale il Parlamento italiano ha istituito il 10 Febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Non si tratta di un giorno qualunque e neanche di una commemorazione come le altre: tra il 1943 e il 1945, infatti, oltre 20000 connazionali vennero deportati, infoibati, fucilati o lasciati morire di fame e stenti nei campi di concentramento e altri 350000 furono costretti a esiliare dalle loro terre natie di Fiume, Istria e Dalmazia per sfuggire alla repressione dei partigiani di Tito e alla pulizia etnica attuata nei confronti dei cittadini italiani. Colpevoli solo di essere italiani; colpevoli di non volersi sottomettere al regime comunista jugoslavo. Una storia e una verità che ha lungo è stata dimenticata, un massacro ancora oggi in gran parte impunito.
Diversi militanti della Giovane Italia Crotone, guidati dal Presidente Provinciale Fabio Federico e dal Dirigente Regionale Umberto Caputo, hanno preso parte al corteo in ricordo delle vittime di questo genocidio mancato che si è svolto sabato 5 febbraio a Firenze. 
Noi con il ministro Giorgia Meloni a Firenze

Una manifestazione organizzata dalla Giovane Italia Firenze e da Casaggì e che ha visto la partecipazione di oltre 1000 persone e militanti oltre a diversi esponenti del PdL e al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni che non ha gradito la contro-manifestazione affermando di“essere basita davanti a persone che sputano ancora su questa sofferenza, che non hanno rispetto per questa dolorosa storia, arrivando addirittura a negare il diritto del ricordo” aggiungendo che “dobbiamo ricordare gli ultimi eroi del risorgimento, i ragazzi morti durante le manifestazioni a Trieste nel 1953, chi si è sacrificato per la nostra patria”.
Una giornata, dunque, che ogni Nazione degna di questo nome dovrebbe commemorare senza divisioni e che invece trova ancora dei negazionisti.
Per questo ci sentiamo in dovere di batterci per diffondere la memoria della tragedia che colpì migliaia di connazionali e lo faremo sostenendo le iniziative promosse dal Comitato 10 Febbraio e scendendo in piazza giorno 10 febbraio nella città di Crotone a distribuire materiale illustrativo e chiedendo all’Amministrazione Comunale l’intitolazione di una piazza o di una via della città ai Martire delle Foibe.

Fabio Federico
Presidente Provinciale 
Giovane Italia Crotone

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA... 
IO RICORDO!!! 





lunedì 7 febbraio 2011

10 Febbraio Festa Nazionale!

Si avvicina il 10 febbraio, "Giorno del ricordo" dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati, istituito con la legge 92 del 2004. Questa data, assume nell'anno in cui la nostra Patria compie 150 anni, un valore molto più profondo, ribadendo l'importanza di una memoria condivisa e di una coscienza di popolo. Da anni in occasione del "Giorno del Ricordo" scendiamo nelle piazze italiane colorandole con i tricolori, che consideriamo il miglior simbolo per ricordare le tante persone che per difendere la propria identità italiana hanno perso la loro vita. Anche quest'anno saremo nelle scuole, nelle università, nelle piazze e negli enti locali con convegni, manifestazioni, concerti e proiezioni.
L'appuntamento principale è stato quello del 5 febbraio a Firenze, dove da piazza Savonarola alle 17.00 è partito il corteo in ricordo dei martiri delle foibe, organizzato dai ragazzi della Giovane Italia.
Siamo convinti che sia nostro compito difendere e promuovere l'identità nazionale, e che quest'anno più degli altri anni, ci venga offerta la possibilità di parlare di coloro che hanno rappresentano degli esempi, spesso volutamente dimenticati, della nostra storia. La sfida è come sempre ardua, ma siamo certe che anche questa volta, 
dimostreremo di essere all'altezza.


giovedì 11 febbraio 2010

LA PROVINCIA DI CROTONE RICORDA LE FOIBE, IL 12 CONVEGNO AL TEATRO APOLLO.



L’amministrazione provinciale di Crotone, presieduta da Stanislao Zurlo, intende celebrare il «Giorno del ricordo», riconosciuto con la legge 30 del marzo 2004, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Il presidente dell’ente Zurlo e l’assessore provinciale Gianluca Marino, nel corso di una conferenza stampa hanno presentato l’iniziativa dal taglio istituzionale, organizzata in collaborazione con il Comitato 10 febbraio, in programma per venerdì 12 febbraio presso il cinema teatro Apollo di Crotone alle ore 11.30. Si tratta di un dibattito il cui scopo è stimolare la riflessione sulle foibe, su eventi che restano ancora oggi pressoché sconosciuti. "Così come il 27 gennaio scorso abbiamo ricordato la Shoah - hanno spiegato Zurlo e Marino - intendiamo ricordare le foibe. A tal proposito abbiamo pensato di promuovere un concorso rivolto agli studenti che frequentano le ultime tre classi delle scuole superiori. Il concorso dal titolo Profumo d’Italia - hanno aggiunto il presidente Zurlo e l’assessore Marino - consisterà nella produzione di un cd multimediale o altro genere di elaborato che rappresenti il proprio pensiero sulle foibe e sull’italianità negata". Al dibattito del 12 febbraio parteciperanno, oltre al presidente della Provincia ed all’assessore Marino, il sottosegretario del Ministero dell'Ambiente Roberto Menia (promotore del Giorno del ricordo), il capogruppo dell’Idv Emilio De Masi, il direttore dell’ufficio scolastico Antonio Blandino, il dirigente dell’Istituto Nautico Antonella Cosentino. A moderare il dibattito, che consentirà agli studenti di vivere un momento altamente formativo per comprendere le ragioni di quei tragici eventi, sarà il giornalista Virgilio Squillace responsabile della redazione di Crotone de "La Gazzetta del Sud".

Foibe/ Meloni: Inadeguati insegnanti che rifiutano celebrazioni.



“Sono inadeguati quei dirigenti scolastici che si rifiutano di celebrare la giornata del ricordo o che addirittura bloccano iniziative organizzate dagli studenti”. Lo ha affermato il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a margine della celebrazione della giornata del ricordo dei martiri delle foibe istriane e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate al Campidoglio.

“Di fronte a una legge nazionale che esiste ed è stata votata dal parlamento quei dirigenti scolastici che si rifiutano di celebrare la giornata del ricordo o che addirittura bloccano iniziative organizzate dagli studenti sono francamente inadeguati”, ha detto Meloni sottolineando che si rivolgerà “anche al ministro (della Pubblica Istruzione) Gelmini per capire che cosa si possa fare per chiedere a chi ha delle responsabilità di insegnamento in una scuola pubblica italiana di rispettare le leggi della Repubblica italiana”. Altrimenti ha continuato Meloni “è difficile che si possa insegnare a chi va in quelle scuole a rispettare le leggi”.
Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni punta il dito contro i dirigenti scolastici della scuola elementare Iqbal Masih e del liceo socio-psico-pedagogico Vittorio Gassman che hanno deciso di non commemorare il “Giorno del ricordo”. «E’ oscurantismo ideologico. Nascondere agli studenti la tragedia nazionale delle foibe, equivale a negarla. Ancor più grave dell’indifferenza è l’atteggiamento tenuto dall’istituto Gassman, dove all’assordante silenzio si è aggiunto un vero e proprio atto di censura nei confronti di un’iniziativa di commemorazione promossa dagli stessi studenti. Oggi siamo tutti chiamati a ricordare. La scuola non può barattare il suo dovere educativo in nome di una malcelata militanza politica».