La Polonia sta vivendo la vigilia di una decisione storica. La "Camera bassa" del suo parlamento prende visione oggi di una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede a gran voce l’abolizione totale di ogni e qualsiasi possibilità di praticare l’aborto. La Polonia porta insomma in giudizio l’élite che la rappresenta al parlamento nazionale e che ne guida i destini politici.
Secondo quanto richiesto dalla legge polacca, per portare sul desco dei parlamentari una proposta così serve l’appoggio di 100mila firme popolari. Ne sono state raccolte sei volte tanto.
Si è trattato di una mobilitazione popolare gigantesca, una grandiosa azione civica nazionale coordinata dalla Fundacji Pro - Fondazione PRO -, diretta da Jacek Sapa. Per settimane ha raccolto firme e sostegni in gran segreto. Nessuno fuori dai confini polacchi doveva infatti sapere, soprattutto - dice Sapa al portale antiabortista statunitense LifeSiteNews, che di questa colossale iniziativa ha dato notizia in esclusiva mondiale - quel mondo anglofono dove agiscono media, fondazioni, lobby, personale politico e organismi internazionali potentissimi e ricchissimi, in grado di intervenire in ogni angolo della Terra per bloccare "il nemico". E questa è una notizia dentro la notizia: perché tutti una cosa così la pensano (puntando il dito contro una pletora di sigle che inizia con la Planned Parenthood e che finisce con un nutrito elenco di agenzie dell’Onu) ma avvicinandosi alle porte di un parlamento nessuno ha il coraggio di dirla; perché organizzare un piano segreto di tal fatta e farlo riuscire è da veri "berretti verdi" del Bene; e perché il fatto mette il dito diritto nella piaga senza chiedere permesso né scusa.
Che infatti esista una strategia internazionale mirante ad anestetizzare la reazione dei popoli e a paralizzare la sovranità politica dei loro Paesi quando sfuggono ai dettami della cultura di morte è palese; ma, ponendo per tutti un precedente culturalmente vincolante, oggi la Polonia dimostra che il suo fuoco di sbarramento non è affatto impenetrabile.
L’attacco alla morale è del resto la zampata post mortem con cui le ideologie cercano ancora di annientare la Polonia. L’aborto vi fu introdotto per la prima volta dall’occupazione nazista di 70 anni fa e quando i comunisti si avvicendarono al potere cambiarono tutto per non cambiare nulla. La petizione popolare di oggi è quindi, dice Sapa, «la possibilità di ricusare completamente l’eredità del nazismo e del comunismo». Anche in Polonia, come altrove nel mondo, l’aborto viene dunque percepito dai "veri patrioti" come un corpo estraneo, un elemento straniero, una scheggia impazzita venuta da fuori. Per questo ne fanno una battaglia anche politica di civiltà. Non è forse la Polonia la terra del beato Giovanni Paolo II, che bene intendeva questo giro mentale e che ottimamente ne ha dispiegato i significati più puri?









