Salviamo i nostri Marò

Salviamo i nostri Marò
I nostri due militari devono tornare a casa

Siamo contro ogni genere di Discarica nel nostro Territorio!

mercoledì 9 febbraio 2011

Dedicare una piazza della città ai martiri delle foibe.

 

Risale al 2004 la legge con la quale il Parlamento italiano ha istituito il 10 Febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Non si tratta di un giorno qualunque e neanche di una commemorazione come le altre: tra il 1943 e il 1945, infatti, oltre 20000 connazionali vennero deportati, infoibati, fucilati o lasciati morire di fame e stenti nei campi di concentramento e altri 350000 furono costretti a esiliare dalle loro terre natie di Fiume, Istria e Dalmazia per sfuggire alla repressione dei partigiani di Tito e alla pulizia etnica attuata nei confronti dei cittadini italiani. Colpevoli solo di essere italiani; colpevoli di non volersi sottomettere al regime comunista jugoslavo. Una storia e una verità che ha lungo è stata dimenticata, un massacro ancora oggi in gran parte impunito.
Diversi militanti della Giovane Italia Crotone, guidati dal Presidente Provinciale Fabio Federico e dal Dirigente Regionale Umberto Caputo, hanno preso parte al corteo in ricordo delle vittime di questo genocidio mancato che si è svolto sabato 5 febbraio a Firenze. 
Noi con il ministro Giorgia Meloni a Firenze

Una manifestazione organizzata dalla Giovane Italia Firenze e da Casaggì e che ha visto la partecipazione di oltre 1000 persone e militanti oltre a diversi esponenti del PdL e al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni che non ha gradito la contro-manifestazione affermando di“essere basita davanti a persone che sputano ancora su questa sofferenza, che non hanno rispetto per questa dolorosa storia, arrivando addirittura a negare il diritto del ricordo” aggiungendo che “dobbiamo ricordare gli ultimi eroi del risorgimento, i ragazzi morti durante le manifestazioni a Trieste nel 1953, chi si è sacrificato per la nostra patria”.
Una giornata, dunque, che ogni Nazione degna di questo nome dovrebbe commemorare senza divisioni e che invece trova ancora dei negazionisti.
Per questo ci sentiamo in dovere di batterci per diffondere la memoria della tragedia che colpì migliaia di connazionali e lo faremo sostenendo le iniziative promosse dal Comitato 10 Febbraio e scendendo in piazza giorno 10 febbraio nella città di Crotone a distribuire materiale illustrativo e chiedendo all’Amministrazione Comunale l’intitolazione di una piazza o di una via della città ai Martire delle Foibe.

Fabio Federico
Presidente Provinciale 
Giovane Italia Crotone

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA... 
IO RICORDO!!! 





lunedì 7 febbraio 2011

10 Febbraio Festa Nazionale!

Si avvicina il 10 febbraio, "Giorno del ricordo" dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati, istituito con la legge 92 del 2004. Questa data, assume nell'anno in cui la nostra Patria compie 150 anni, un valore molto più profondo, ribadendo l'importanza di una memoria condivisa e di una coscienza di popolo. Da anni in occasione del "Giorno del Ricordo" scendiamo nelle piazze italiane colorandole con i tricolori, che consideriamo il miglior simbolo per ricordare le tante persone che per difendere la propria identità italiana hanno perso la loro vita. Anche quest'anno saremo nelle scuole, nelle università, nelle piazze e negli enti locali con convegni, manifestazioni, concerti e proiezioni.
L'appuntamento principale è stato quello del 5 febbraio a Firenze, dove da piazza Savonarola alle 17.00 è partito il corteo in ricordo dei martiri delle foibe, organizzato dai ragazzi della Giovane Italia.
Siamo convinti che sia nostro compito difendere e promuovere l'identità nazionale, e che quest'anno più degli altri anni, ci venga offerta la possibilità di parlare di coloro che hanno rappresentano degli esempi, spesso volutamente dimenticati, della nostra storia. La sfida è come sempre ardua, ma siamo certe che anche questa volta, 
dimostreremo di essere all'altezza.


domenica 30 gennaio 2011

Pagine di Storia...



Bloody Sunday. 30 gennaio 1972


E’ il 30 gennaio del 1972 quando a Derry, in Irlanda del Nord, durante una manifestazione civile promossa dal Nothern Ireland Civil Rights Association, i soldati britannici uccidono quattordici civili inermi, cinque dei quali colpiti alle spalle. Le urla, il terrore e gli spari esplosi vigliaccamente dal primo battaglione del reggimento di paracadutisti di sua maestà furono gli infelici protagonisti di quella giornata. La situazione nella parte dell’Irlanda occupata era tragica, molti giovani irlandesi erano detenuti nelle prigioni con pochissima possibilità di essere rinviati a giudizio o di essere rilasciati grazie ad una nuova norma varata dal Governo di Londra che permetteva l’arresto preventivo per un tempo non definito a chiunque fosse solo minimamente sospettato di essere un militante nazionalista repubblicano. I manifestanti, armati di “pericolosissimi” fazzoletti bianchi, sventolati in segno di pace, furono ripetutamente colpiti da fucili ad alta capacità, calibro 7,62. L’immagine di padre Edward Daly che soccorre una delle vittime sventolando un fazzoletto bianco è forse lo scatto più significativo di quella fredda domenica invernale. Ogni anno, a Derry, la data del 30 gennaio viene ricordata con una tradizionale marcia commemorativa che ripercorre lo stesso tragitto intrapreso dai manifestanti nel 1972, alla quale oltre a migliaia di patrioti irlandesi, partecipano delegazioni da vari paesi europei e mondiali. 

Molto probabilmente, la marcia di commemorazione di quest’anno, che partirà regolarmente da Creggan per arrivare a Bogside, potrebbe essere l’ultima. Dopo la Relazione di Lord Saville e la conseguente ammissione di colpevolezza da parte britannica, alcuni familiari delle vittime hanno proposto di celebrare una festa più che una commemorazione. Altri, invece, sottolineano che la continuazione della marcia di commemorazione sia importante per i diritti civili e i diritti umani di tutti i popoli che lottano per la propria indipendenza. Dopo trentotto anni, il 15 giugno del 2010, il Rapporto di Lord Saville, voluto da Tony Blair nel 1998, ha reso pubblica la verità e ha dato ai familiari delle vittime uno spiraglio di giustizia. Nelle 5000 pagine della relazione Saville viene dimostrato, infatti, che il massacro del Bloody Sunday fu assolutamente ingiustificato e che nessuna delle persone uccise dai soldati della Compagnia di Supporto era armata con un’arma da fuoco o una bomba di qualsiasi tipo. Inoltre, viene sottolineato che nessuno stava minacciando di provocare la morte o lesioni gravi ai soldati e in nessun caso è stato dato alcun avviso prima di aprire il fuoco. Questa indagine che ha avuto un costo di circa 200 milioni di sterline e che è durata dodici anni, è seguita alla prima inchiesta del Widgery Tribunal, dove i militari e l’autorità vennero largamente prosciolti da ogni colpa, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell, distorcendo la realtà e nascondendo le tragiche responsabilità del paese di sua maestà. Gli avvenimenti del 30 gennaio del 1972 costrinsero inoltre molti giovani irlandesi ad una scelta tanto drammatica quanto inevitabile: rispondere con le armi, come i loro padri prima di loro, a chi, con le armi, negava loro la libertà e cercava lo sradicamento dell’identità del loro Popolo. 

Ancora oggi, nonostante una pacificazione di facciata e una informazione lobotomizzata dei mass-media di massa, in Irlanda c’è ancora chi brandisce con orgoglio il vessillo della propria identità, in fede a quello che da sempre fu il motto dell’I.R.A, “tiochfaidh àr là” – in gaelico, il nostro giorno verrà -. Tuonano forti le recenti dichiarazioni della Real I.R.A. fatte in esclusiva al Sunday Tribune all’alba del nuovo anno con le quali si annuncia una espansione delle operazioni volte a colpire le istituzioni e il personale militare britannico. Nel ricordo delle vittime del Bloody Sunday e nell’avvicinarsi al trentennale della scomparsa di Bobby Sands, modello non destinato ai più, non ci resta che prendere esempio dal popolo irlandese, quello vero, quello puro, quello ribelle, che con una tenacia d’altri tempi ancora lotta per la propria terra, per la propria gente e per la propria autodeterminazione; quello che non si è scordato di chi, con il sangue, ha lottato per vedere l’isola verde una e unita e senza padroni stranieri. Gli stessi stranieri che tutt’oggi sono esportatori di democrazia alla ruota dei loro degni cugini d’oltreoceano.




Bloody Sunday.

domenica 16 gennaio 2011

JAN PALACH MARTIRE EUROPEO!




« Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà »

Pagine di Storia: 
Jan Palach, Martire Europeo! Un esempio per la nostra generazione.
Intervista a Jan Palach.


giovedì 13 gennaio 2011

L' ANGOLO CULTURALE.


Germania e Italia, storia di un amore impossibile...


Johann Friedrich Overbeck, "Italia e Germania" - 1828. München, Neue Pinakothek.

Come osservava il grande storico Ferdinand Gregorovius, autore di una monumentale – e anche letterariamente pregevolissima – Storia della città di Roma nel Medioevo – il popolo tedesco e quello italiano, che insieme sono giunti all’unità e all’indipendenza nazionale, hanno condiviso, nel bene come nel male, gran parte della loro storia, tenuti uniti da un legame ideale tenace, che travalica le contingenze e sembra racchiudere qualcosa di perenne.

L’idea dell’Impero, in particolare, passata da Roma alla Germania, ha rappresentato un legame ideale così forte e durevole, che ha praticamente costretto le due nazioni a rimanere strette l’una al destino dell’altra: con gli imperatori tedeschi, da Ottone il Grande ad Arrigo VII di Lussemburgo, che trascurano gli affari di casa loro per inseguire il miraggio italiano e con i Comuni italiani che lottano per l’autonomia contro l’imperatore, ma senza mai rinnegarne la suprema autorità e senza mai aspirare alla completa indipendenza; come se, appunto, una forza misteriosa e fatale avesse così deciso, a dispetto di tutto e anche della formidabile barriera alpina.

Pertanto, mentre nel resto d’Europa sorgevano le monarchie nazionali, la Germania e l’Italia, tenute strette dal comune ricordo del sogno universalistico dell’Impero, sono giunte in ritardo nel perseguire le rispettive unità nazionali e sono state a lungo campo di battaglia delle altre potenze, toccando il punto più basso l’una – l’Italia – con le guerre tra Francesi e Spagnoli del XVI secolo, l’altra – la Germania – con la rovinosa Guerra dei Trent’Anni, un secolo dopo, quando essa fu corsa in ogni senso da eserciti spagnoli, svedesi, francesi e di altre nazioni.

Dicevamo del notevole ritardo con cui la Germania e l’Italia hanno conosciuto la creazione dello Stato moderno, su base nazionale, nel corso dell’Ottocento; ritardo che si è ripercosso nella loro collocazione sulla scena internazionale, ivi compreso il fenomeno del colonialismo (quando, cioè, gran parte della spartizione coloniale era già stata fatta e la parte del leone era toccata alla Gran Bretagna e alla Francia), cosa che può aver svolto il suo ruolo nella nascita della Triplice Alleanza e, quindi, nello scoppio delle due guerre mondiali.

Uno storico di formazione marxista, abituato a far dipendere gli orientamenti spirituali di una data società dal suo modo di produzione, sarebbe portato ad attribuire il “ritardo” italiano e tedesco al più lento sviluppo di un ceto borghese “moderno”, ossia spiccatamente imprenditoriale; e, di conseguenza, a un ritardo nello sviluppo del capitalismo. Ma una tale conclusione urta con la semplice constatazione che già nel 1914 la borghesia tedesca aveva surclassato non solo quella francese, ma anche la britannica, e che l’espansione dell’economia capitalista in Germania era in grado di porre la candidatura di quest’ultima al dominio mondiale.

Conviene perciò ammettere che vi era qualcosa, nello spirito nazionale tedesco – e, per altri versi, in quello italiano – che configgeva con la cultura della modernità, così come essa si era venuta formando ed elaborando in Europa, soprattutto a partire dall’Empirismo inglese e dall’Illuminismo francese.

Tanto per fare un esempio, sia nella letteratura tedesca che in quella italiana si trova un consistente filone della narrativa e della poesia che guarda con malinconia, disorientamento e pessimismo all’avanzata del “progresso”, mito fondante dell’ideologia della modernità: basterebbe fare i nomi, pur tra loro diversissimi, di Nietzsche, di Kafka, di Musil, di Roth, di Wiechert; ma anche degli Scapigliati, di Verga, dello stesso Carducci maturo (quello de Il comune rustico, per intenderci, e non già quello dell’Inno a Satana), di Pirandello, di Svevo, di Tozzi, e poi avanti, fino a quello di Cassola e oltre. Niente di simile si trova, in eguali proporzioni e con pari intensità, nella letteratura inglese o in quella francese.

Se tale fu l’incrociarsi dei destini italiani e tedeschi sul piano politico, dagli ultimi anni di vita dell’Impero Romano d’Occidente e dai regni barbarici degli Ostrogoti e dei Longobardi, su su fino al compimento delle rispettive unità nazionali, nella seconda metà del XIX secolo, e poi alla terrificante e disastrosa avventura dell’Asse per l’egemonia planetaria, nella seconda guerra mondiale, non meno intenso e sofferto è stato il legame culturale e spirituale fra i due popoli, particolarmente sentito all’epoca del Romanticismo.

Da Goethe e da Winckelmann in poi, l’Italia era la Terra Promessa degli intellettuali tedeschi, dei poeti, degli artisti, degli scrittori, il cui numero è legione: da von Platen al già citato Gregorovius, passando per quel Roeseler Franz che ci ha dato, attraverso i suoi acquarelli, l’ultimo ritratto della vecchia Roma, prima che la ristrutturazione urbanistica portata dalla modernità la facesse scomparire per sempre.

Per dire la verità, bisogna constatare che questo amore è stato per lo più, se non proprio a senso unico, prevalentemente degli uomini di cultura tedeschi verso l’Italia, che non di quelli italiani verso la Germania. Il grande Teodorico lo avrebbe trovato perfettamente naturale, dato che nelle sue leggi egli disse di considerare normale che un Goto volesse assomigliare a un Latino, ma riprovevole che un Latino volesse assomigliare ad un Goto; riconoscendo, così, l’indiscutibilità della supremazia culturale di Roma ed il suo eterno fascino verso il mondo germanico.

Anche il caso di Dante è stato sovente strumentalizzato o mal compreso: perché non di amore verso la Germania si trattava per il grande fiorentino, ma di fede nella necessità storica dell’Impero. Il fatto che gli imperatori del XIV secolo fossero tedeschi era, per Dante, del tutto irrilevante, tanto universalistica e sovra-nazionale era la sua concezione politica; ben diversa, in questo senso, da quella esplicitamente nazionale e anti-tedesca di Petrarca.

Eppure, fino alla metà del XIX secolo e forse ancora oltre, anche da parte italiana esisteva una sia pure più contenuta simpatia nei confronti della Germania (non dell’Austria, per le note ragioni politiche): non aveva forse il Manzoni dedicato proprio la più patriottica delle sue liriche, «Marzo 1821», alla memoria del poeta-soldato tedesco Theodor Körner, caduto combattendo contro le armate napoleoniche per la libertà della sua patria?

Ma, nel complesso, nulla di paragonabile, da parte italiana, al trasporto entusiastico che manifestavano verso l’Italia gli intellettuali tedeschi.

C’è un quadro di Friedrich Overbeck, «Germania e Italia», che bene raffigura questo amore bruciante dell’anima tedesca verso l’anima italiana: amore incompreso e spesso indesiderato, talvolta frainteso, mai pienamente ricambiato; amore impossibile, insomma.

Il quadro è del 1828 e raffigura due fanciulle, allegorie dei due popoli, che siedono l’una accanto all’altra, tenendosi per mano, sullo sfondo dei due rispettivi paesaggi “tipici”, il nordico e il mediterraneo. Ebbene, osservandole anche solo di sfuggita, non si può non notare al volo quale delle due sia l’amante e quale l’amata: ardente e volitivo lo sguardo della bionda fanciulla tedesca, languido e abbandonato quello della bruna ragazza italiana coronata di alloro, che sembra quasi in cerca di protezione e di conforto alle sue pene segrete.

Un amore precario, quindi: cementato, a ben guardare, più dalla comune reazione all’Illuminismo di matrice francese, ma di diversissima origine nei due casi – romantica la tedesca, classicista l’italiana – che ha fatto della cultura di queste due nazioni, a ben guardare, una sorta di prolungamento dei valori premoderni fin nel cuore della modernità; se è vero – come è vero – che la modernità è figlia di Cartesio prima, di Voltaire e di Rousseau poi. Ed è così che si spiega anche la convergenza tra l’idealismo filosofico tedesco e quello italiano; tra Fichte, Schelling ed Hegel da una parte, e Gioberti, Rosmini e, poi, Croce, dall’altra.

Ancora.

Se la modernità è rappresentata, economicamente e politicamente, dalla Rivoluzione industriale e dalla Rivoluzione francese, è altrettanto vero che sia il fascismo, sia il nazismo (così diversi per tanti altri aspetti, giova ricordarlo sempre) si possono entrambi considerare come aspetti di una comune reazione, o come parti di una comune reazione, all’urbanesimo, al materialismo, all’utilitarismo, insomma alle due grandi manifestazioni politico-economiche della tarda modernità: il capitalismo speculativo e il bolscevismo; in nome di un mito ruralista che voleva riproporre, quasi in chiave virgiliana, la sanità morale della vita dei campi e del ritorno ai valori patrii, alla corruzione e alla decadenza tipiche della borghesia urbana cosmopolita, affarista, cinica e infettata dalla “malattia” del giudaismo.

In questo senso, non si può considerare casuale il fatto che la Germania e l’Italia abbiano finito per stringersi l’una all’altra in una alleanza politica e militare – quella dell’Asse prima, del Patto d’Acciaio poi – in vista di una resa dei conti con il mondo del denaro e della macchina, rappresentato dalle potenze plutocratiche occidentali nonché dalla sua versione in chiave rivoluzionaria, ossia lo stalinismo in Unione Sovietica (cfr. il nostro precedente articolo Gli ultimi trionfi del denaro e della macchina nella filosofia della storia di Oswald Spengler).

Schematizzando alquanto, ma forse non travisando una sostanziale verità di fondo, potremmo quindi considerare la storia europea dell’ultimo secolo come il luogo dello scontro, ideale e materiale, fra due opposte e inconciliabili visioni del mondo: quella materialista e razionalista dell’Inghilterra e della Francia (le cui radici sono, oltre che in Cartesio e Spinoza, in Francis Bacon, Hobbes, Newton, Locke e Hume) e quella spiritualista e idealista della Germania e dell’Italia (che parte da Paracelso, Bruno, Campanella e arriva fino a Heidegger e Gentile, passando per Vico).

Se nel quadro che stiamo delineando vi è una plausibilità di fondo, allora bisogna riconoscere che il “Nuovo ordine europeo” propagandato dai pubblicisti dell’Asse negli anni della seconda guerra mondiale non nasceva dal fortuito incrociarsi delle mire di potenza della Germania nazista con quelle dell’Italia fascista, ma nasceva da una intima logica che aveva condotto le due nazioni all’appuntamento con la storia nell’ora della contesa per il potere mondiale.

Del resto, il fatto che scrittori e poeti come il norvegese Knut Hamsun, come i francesi Céline e Drieu La Rochelle, come l’americano Ezra Pound o come il romeno Mircea Eliade, per non parlare di uomini politici come Quisling, Pétain, Léon Degrelle, Mosley, abbiano, sia pure in tempi e modi diversi, aderito a quel progetto o si siano riconosciuti in quei valori (“il sangue contro l’oro”), dimostra che si è trattato di fenomeni e tendenze culturali e spirituali che, pur facendo perno su due realtà nazionali ben delimitate, possedevano nondimeno una certa carica espansionista e perfino potenzialmente universalistica (basterebbe pensare alla diffusione delle ideologie naziste e fasciste in Sud America, nel Medio Oriente arabo e in altre aree del mondo).

Anche nella reazione così rabbiosa di Hitler al tradimento del re e di Badoglio dell’8 settembre 1943, non è difficile scorgere i tratti dell’amore deluso; perché di vera fascinazione si era trattata, da parte del dittatore tedesco, nei confronti di Mussolini: su questo punto, tutti gli storici sono ormai d’accordo. Così come sono d’accordo sul fatto che la liberazione del Duce dal Gran Sasso non fu soltanto dettata da ragioni di Realpolitik, ma anche da un autentico sentimento di amicizia e devozione del Führer per il suo antico “maestro” italiano: sissignori, proprio lui, Hitler, l’uomo dal tenebroso cuore di ghiaccio. Amicizia e devozione, peraltro, che non furono mai ricambiate: sempre Mussolini ebbe nei suoi confronti sentimenti di diffidenza e scarsa simpatia.

Dopo il 1945 le strade dei due popoli, per la prima volta dai tempi di Tacito e di Odoacre, si sono parzialmente separate: in un’Europa costretta a ripartire da zero, con la Gran Bretagna sempre più arroccata nel ruolo di sentinella avanzata degli Stati Uniti e con la Francia costretta a cercare ovunque, perfino verso l’Unione Sovietica («L’Europa va dall’Atlantico agli Urali», diceva De Gaulle), una “sponda” per recuperare margini di autonomia nei confronti della strapotenza dell’alleato d’Oltreoceano, i secolari legami italo-tedeschi si sono allentati e, in parte, addirittura sciolti, forse per sempre.

Pesa, nella memoria collettiva degli Italiani, il terribile periodo del 1943-45, con le sue stragi e le sue barbariche violenze; e pesa del pari, nel ricordo dei Tedeschi, il “tradimento” di Badoglio, nel bel mezzo di una lotta durissima per la vita e per la morte contro la più ampia coalizione di popoli che si fosse mai vista.

Rimangono la sincera ammirazione dei Tedeschi per l’arte italiana, nonché la loro predilezione per le belle (un tempo) e relativamente economiche spiagge italiane; e rimane, permeata di invidia, l’ammirazione degli Italiani per l’efficienza tedesca, per la buona amministrazione tedesca, per i risultati dell’industria e dell’economia d’Oltralpe, con un operaio della Volkswagen che guadagna almeno una volta e mezzo lo stipendio di un operaio della FIAT, a fronte di un costo della vita che non è poi tanto più alto rispetto al nostro.

Si ritroveranno, un giorno, queste due amanti ritrose e conflittuali?

Per ora, quello che si può vedere è che la Germania ha subito, più dell’Italia (e questa è stata per molti una sorpresa), il rullo compressore dell’americanizzazione, entrando a vele spiegate in quella tarda modernità post-industriale cui l’Italia, invece, offre ancora qualche sia pur debole resistenza. Il fatto stesso che, in Italia, siano ancora molte le persone che non conoscono l’inglese, o che lo parlano poco e male, dimostra che l’Italia è stata, finora, meno pesantemente americanizzata della Germania; ma che, per la stessa ragione, non è entrata a pieno regime, anche a livello psicologico, nei processi della modernità avanzata: ciò che, da un punto di vista materiale, appare certamente come un ritardo.

Una cosa possiamo immaginare, comunque, con relativa sicurezza.

Se mai verrà il tempo in cui l’Europa deciderà di ritrovare se stessa; se tornerà a porsi con fierezza verso la propria cultura e la propria civiltà, e si libererà dai suoi assurdi complessi di inferiorità verso l’America: allora sia la Germania che l’Italia torneranno a svolgere un ruolo centrale nella rinascita spirituale di questo continente.

E si ritroveranno: come due vecchi innamorati che, pur dopo mille litigi e incomprensioni, non hanno mai smesso, nel loro intimo, di volersi bene.

FONTE: Centro Studi la Runa.

domenica 9 gennaio 2011

Giovane Italia Scandale: Tesseramento 2010 - 2011. SEMPRE E PER SEMPRE DALLA STESSA PARTE!



Domenica 9 Dicembre dalle 17:00 alle 20:00 saremo in piazza Oberdan per raccogliere le adesioni alla Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della Libertà. 
Sempre e per sempre dalla stessa parte, questo è lo slogan che accompagna la nostra campagna tesseramento. Dalla parte di chi ha ancora speranza di poter cambiare, dalla parte di chi non ha tradito i propri valori e le proprie  idee. 
Da anni continuiamo a combattere per la salvaguardia della nostra Terra, con la stessa forza continueremo a difenderla abbiamo bisogno di nuove forze per portare avanti il nostro progetto che non si è mai fermato. Cerchiamo Giovani ottimisti, capaci, forti e coraggiosi.
Giovani che abbiano il coraggio di schierarsi, con il coraggio di combattere per tutto ciò che c’è di buono, con il coraggio di amare, con il coraggio di concretizzare le nostre idee!
L’unica cultura che riconosciamo è quella delle Idee che diventano Azioni!

ADERISCI ANCHE TU!

 IL FUTURO E' QUI!

sabato 8 gennaio 2011

Apre il primo tesseramento della Giovane Italia.

 
Finalmente aperto il tesseramento della Giovane Italia. 
Un passaggio imprescindibile per la costituzione di movimento giovanile forte, indipendente e che conserva l'ambizione di assumere un ruolo centrale nello scenario politico italiano.
Ci teniamo che questo tesseramento venga interpretato come uno slancio verso l'esterno, come uno strumento utile a far conoscere il nostro nuovo simbolo e la nostra proposta culturale ad un intera generazione, ad aumentare la nostra capacità di incidere sulle dinamiche sociali ed a relazionarci con i bisogni e le aspettative della futura classe dirigente della nostra terra.
Avere molti iscritti ed un tesseramento autonomo significa, soprattutto, poter dare sostanza e peso alle proprie proposte, alla propria visione del mondo; ma significa anche avere un enorme bacino di utenza dal quale attingere esperienza e capacità: dobbiamo dimostrarci all'altezza di questa sfida affrontando questo periodo con un enorme senso di responsabilità.

venerdì 7 gennaio 2011

Strage di ACCA LARENTIA.

 

Il tempo per un funerale, l’ennesimo a Roma e, nel gelo di un inverno cupo, arriva il capodanno 1978. Il clima politico è ancora più tetro e raggelante di quello invernale e ne sanno qualcosa i ragazzi della sezione di via Acca Larentia, che il giorno dopo l’Epifania si ritrovano per decidere cosa fare alla riapertura delle scuole.
La sezione è un povero stanzone chiuso da una saracinesca in un vicolo non transitabile dalle auto perché chiuso da una breve gradinata. Una sezione di estrema periferia, come la Primavalle dei fratelli Mattei, una di quelle sezioni dove si esprime l’anima popolare e sociale della Destra italiana: ben lontana dall’immagine borghese, capitalista, arrogante e becera che la stampa, come il cinema o la tv cercavano di darle. Una Destra autentica, radicata nei problemi del proprio tessuto sociale; una destra capace di proporre un modello di economia basato sul lavoro e la partecipazione non sullo scontro sociale. In questo senso una Destra che faceva molta più paura di quella “pariolina” (o “sanbabilina” a Milano). Questa Destra, antagonista nella realtà popolare, che “per definizione” doveva essere di sinistra, andava sradicata con ogni mezzo. E quello scelto per Acca Larentia fu: la mitraglietta… E’ sabato pomeriggio, si preparano i volantini per un imminente concerto a Roma degli Amici del Vento. Alle 18 i ragazzi escono per volantinare in piazza Risorgimento. In sezione restano solo cinque ragazzi : Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Vincenzo Segneri, Maurizio Lupini, Giuseppe D’Audino. Dopo venti minuti anche loro si apprestano ad uscire. In tre sono già fuori quando un commando di cinque o sei giovani, fra cui sembra di scorgere anche una donna, apre il fuoco su di loro. Franco Bigonzetti, colpito alla testa, cade davanti alla porta della sede. Francesco Ciavatta tenta di fuggire lungo la scalinata, raggiunto da una raffica di colpi si trascina per alcuni metri poi rotola giù dalla rampa. Vincenzo Segneri, benché ferito al braccio, riesce a rientrare in sezione e a chiudere la porta blindata.
“Gli assassini non sono ancora sazi di sangue – scrive Adalberto Baldoni in “Il crollo dei miti” (Settimo Sigillo, Roma, 1996) – si fermano davanti alla porta della sezione. Imprecano, bestemmiano poiché non sono riusciti ad ammazzare anche gli altri, prima di raggiungere una Renault 4 rossa, lasciare le armi nel bagagliaio e fuggire a piedi”. I soccorsi tardano ad arrivare. Bigonzetti, 19 anni, studente in medicina, figlio di un impiegato, è ormai senza vita, ma Ciavatta non ha ancora perso i sensi e rantola poche parole, prima di perdere i sensi tra le braccia dei suoi camerati. Morirà durante il trasporto in ospedale, aveva solo 18 anni, era figlio di operai e pochi mesi dopo suo padre, per la disperazione, si getterà dalla finestra della sua casa in piazza Tuscolo.
La notizia della strage attraversa Roma come un fulmine. Decine e decine di militanti giungono da ogni parte della città. La tensione è al massimo. Polizia e carabinieri, che hanno effettuato i rilevamenti, confermano la dinamica bestiale dell’agguato. Nei volti delle decine di ragazzi accorsi sul posto c’è sgomento e una rabbia profonda, tanto terribile quanto impotente. Un operatore della Rai butta con disprezzo (o con colpevole distrazione) una cicca di sigaretta sulla macchia di sangue ancora fresco di Ciavatta. E’ la scintilla, volano pugni, calci, interviene la polizia. Urla, bastonate, lancio di lacrimogeni, un’auto dei Carabinieri viene presa a calci. Il capitano Edoardo Sivori impugna la pistola, tenta di sparare, ma l’arma s’inceppa. Prende allora la pistola dell’autista e apre il fuoco ad altezza d’uomo contro il gruppo di missini. Stefano Recchioni, 19 anni, militante della sezione di Colle Oppio, viene colpito in fronte.
Morirà due giorno dopo, il 9 gennaio, all’Ospedale S. Giovanni dopo che, inutilmente, i suoi genitori si erano offerti di donare i suoi organi.
Nei corridoi dell’ospedale dove si sta spegnendo la sua giovane vita si consuma anche il dramma dei suoi camerati. Un dramma non scevro di amare conseguenze. La strage di quella notte s’inciderà, infatti, come un marchio di fuoco e il nome di Acca Larentia diventerà, per tutta una generazione, sinonimo stesso di martirio innocente e impotente. I colpevoli dell’agguato sono rimasti ignoti e liberi e ciò nonostante la rivendicazione firmata dai Nuclei Armati di Contropotere Territoriale e le confessioni di una pentita, Livia Todini, che portarono, nove anni dopo i fatti, all’arresto di Mario Scrocca, un infermiere che il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici si tolse la vita in cella. Altri tre arrestati: Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis furono assolti in primo grado “per insufficienza di prove”, come pure Daniela Dolce, rimasta latitante.

 

FRANCO,FRANCESCO,STEFANO:
PRESENTE! PRESENTE! PRESENTE!




MAI PIU' ODIO, MAI PIU' INTOLLERANZA POLITICA, MAI PIU' TERRORISMO!

mercoledì 5 gennaio 2011

Il popolo italiano non ha dimenticato, Cesare Battisti deve essere estradato!


Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni al sit-in sotto l'amabascita brasiliana
Grande successo del sit-in sotto l'Ambasciata brasiliana per chiedere l'estradizione di Cesare Battisti. L'accorato appello di Torregiani, figlio di un gioielliere ucciso dal terrorista nel 1979, non ci ha lasciato indifferenti e ci ha spinto manifestare, riempiendo quella piazza di tricolori e voglia di giustizia. Non accettiamo che il Governo brasiliano si prenda gioco della credibilità internazionale dell'Italia per difendere gli interessi di un vile terrorista che da più di 30 anni scappa di paese in paese per evitare di espiare le sue colpe. Non accettiamo a nessun costo che le vittime del terrorismo assistano ancora una volta al cattivo utilizzo della giustizia, che non viene garantita a causa di scelte di parte. Siamo a loro fianco, e continueremo a manifestare, perché a loro e all'Italia tutta il Brasile deve GIUSTIZIA!

mercoledì 29 dicembre 2010

CASO BATTISTI, Perissa e Giardina (Giovane Italia): Saremo al fianco di Torregiani


“Siamo pronti a scendere in piazza al fianco di Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979, che oggi assiste come noi ad un indecente spettacolo di giustizia fai-da-te. L’accorato appello del familiare di uno delle vittime ci coinvolge in prima persona e non può lasciare indifferente chi crede nell’affermazione della giustizia. Il caso di Cesare Battisti, pluriomicida e condannato all’ergastolo in contumacia, non è l’unico, ma è uno di quei tanti casi che ha macchiato l’Italia di rosso, rosso come il sangue delle vittime, ma soprattutto rosso come la vergogna di una certa sinistra che ha provato a garantire impunità a pericolosi terroristi.” dichiara Marco Perissa, segretario del consiglio nazionale della Giovane Italia
“Se il Governo brasiliano concederà l’asilo politico a Battisti, scenderemo in piazza  al fianco di Torregiani, per costruire una grande mobilitazione che coinvolga il Governo e tutta la società civile, chiedendo a gran voce che la giustizia faccia il suo corso, e che quindi Battisti torni in Italia a scontare la sua pena, in quanto sono convinto che questo sia un passo importante verso una reale pacificazione nazionale -continua Cesare Giardina, presidente della Giovane Italia Roma – Abbiamo dovuto subire in questi anni le varie sceneggiate di vittimismo di Battisti e i continui rimandi di Lula sulla sua estradizione, siamo un po’ stanchi di essere presi in giro. Il Brasile si dimostri amico dell’Italia e smetta di credere alle farneticazioni di un terrorista; vogliamo delle scuse a noi, come Italiani e alle famiglie delle vittime, principali spettatori di una giustizia che tutto è tranne che giusta.”

sabato 25 dicembre 2010

BUON NATALE A CHI CREDE...




AUGURI A CHI CREDE CHE E' POSSIBILE CAMBIARE!
AUGURI A CHI CREDE IN UN' IDEA VERA!
AUGURI A CHI CREDE NELLA NOSTRA STORIA, NELLA NOSTRA CULTURA, NELLA NOSTRA TRADIZIONE!
AUGURI A CHI CREDE NELLA NECESSITA' DI SPOGLIARSI DALL'IPOCRISIA!
AUGURI A CHI CREDE IN UNA POLITICA SENZA COMPROMESSI!
AUGURI A CHI CREDE CHE IL DOMANI APPARTIENE ANCORA A NOI!

TU INVECE NON CREDERE SE QUALCUNO TI DIRA' CHE NON SONO PIU' LO STESSO ORMAI
PIOGGIA E SOLE ABBAIANO E MORDONO MA LASCIANO, LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO
E IL VERO AMORE PUO' NASCONDERSI, CONFONDERSI MA NON PUO' PERDERSI MAI.
SEMPRE E PER SEMPRE DALLA STESSA PARTE MI TROVERAI...

BUON NATALE A CHI CREDE...

giovedì 23 dicembre 2010

NOTA DI FABIO RAMPELLI.

 
On. Fabio Rampelli - Deputato Pdl
 Nelle ultime settimane l'attacco sferrato dalla stampa contro Alemanno e l'amministrazione capitolina ha toccato livelli altissimi. Seguo l'attività del Comune di Roma in maniera parziale e limitata alle mie competenze, non conosco la gestione delle società del Campidoglio, conoscevo bene quella dell'era Rutelli e Veltroni: migliaia di assunzioni tra amici e parenti con contratti stellari, aziende al collasso. Conosco lo stato delle finanze capitoline, i 12 miliardi di euro di debiti trovati nel 2008, una finanziaria dello stato, con i quali ci stiamo misurando. Spese allegre, appalti discutibili, forniture economicamente fuori misura, malagestione, sprechi e comportamenti dissoluti. Conosco il silenzio di una stampa che non proferiva verbo, non indagava, non informava, nemmeno sulle migliaia di chiamate dirette per i soliti noti... 
Improvvisamente, ora, si scoprono le assunzioni. Quelle regnante Alemanno sono evidentemente più importanti di quelle – cento volte più numerose – realizzate dai suoi predecessori che, non a caso, non commentano. A quest'attacco che ha per obiettivo il sindaco segue una vera azione di killeraggio fatta su commissione alla quale risponderemo senza paura. Ha iniziato “Repubblica”, giornale di partito poco credibile, ha seguitato “Il Messaggero”, con due paginate volgari dove, insieme al collega Marsilio siamo stati ritratti con tanto di foto, come mai era accaduto nei soli 30 anni in cui svolgiamo la nostra pur visibile attività. Due criminali incalliti...Si potrebbe pensare a un irresistibile 'scoop'... 
Niente di tutto questo. La notizia, falsa e non verificata dal giornalista gruppettaro che l'ha scritta, sarebbe che Stefania Fois, dirigente delle relazioni istituzionali in Atac, sia stata collocata lì perchè mia fedelissima e attuale compagna dell'on. Marsilio. Guadagnerebbe oltretutto più del sindaco. Notizia vecchia e già smentita. Ricapitolando, Stefania Fois non è mia fedelissima per la ragione elementare che l'ho conosciuta di recente, è falso che guadagni più del sindaco, è stata inquadrata nella fascia bassa dei dirigenti, non è stata “raccomandata” da noi ma semplicemente confermata dall'attuale presidente Luigi Legnani nella posizione (relazioni istituzionali) che, per lui, ha sempre svolto da 11 anni nel secondo gruppo italiano di trasporto “Ferrovie nord”, è da poco più di un anno la compagna di Marsilio, il che significa che il suo rapporto professionale con Legnani è di molti anni precedente a quello, sentimentale, con il collega del PdL. Legnani è professionista serio e molto accreditato che potrebbe svolgere un ruolo più efficace in Atac se fosse utilizzato per la sua incomparabile esperienza. Qualcuno, maliziosamente, contesta le deleghe della Fois relative all'ufficio stampa, non essendo giornalista. Ovviamente si omette di dire che questa delega, non richiesta, era accorpata nella macrostruttura “relazioni istituzionali, esterne e comunicazione” già disegnata dal precedente amministratore. Ma le domande a questo punto s'impongono: 
perchè Il Messaggero consegna nelle mani di noti e faziosi giornalisti di sinistra la politica capitolina? 
Perchè non ha scelto professionisti più imparziali? 
Perchè ha sferrato l'attacco ad Alemanno? 
Perchè pubblica una notizia vecchia di due settimane, già smentita, dandole ingiustificata evidenza? 
Perchè, nonostante ciascuno di noi abbia rapporti con gli artefici dei pezzi, nessuno è stato chiamato prima della pubblicazione dell'articolo, non fosse altro per chiedere conto della veridicità delle informazioni ricevute e dare diritto di replica? 
Perchè i pochi e taroccati casi balzati alle cronache, che qualcuno ha ritenuto ci riguardassero, hanno avuto un'evidenza dieci volte superiore a quella di altri, altrettanto arbitrariamente coinvolti? 
Mi rifiuto di pensare che questo patetico assalto sia legato a un pervicace tentativo di avere buoni rapporti con tutte le categorie produttive, senza farsi comprare da nessuna di queste. Mi rifiuto. Tuttavia mi corre l'obbligo di elencare poche esemplificative battaglie, alcune ancora in corso, che ci hanno animato. Tanto per dare un'idea degli interessi che abbiamo toccato, ricordando che spesso sia la sinistra che certa pseudo destra hanno assistito silenziose alle nostre 'crociate', quando non le hanno ostacolate...
1) La decennale e vittoriosa battaglia contro la cementificazione della Tenuta di Tor Marancia, nel Parco dell'Appia antica, dove la sinistra prevedava, con l'iniziale accordo di una parte del centrodestra – in zona pregiata – la realizzazione di 2 milioni di metri cubi di cemento; 
2) quella, fallita, per tentare di bloccare l'espansione della città su terreni che avevano una ben determinata proprietà immobiliare sul quadrante sud, che sta costringendo la collettività a pagare costosissime infratsrutture; 
3) quella che vede – in un momento economicamente critico - sprecare centinaia di milioni di euro nella realizzazione di una seconda città dello sport a Tor Vergata, quando sarebbe stato sufficiente investire un decimo delle risorse per restaurare e compleatre la già esistente città dello sport del Foro italico, invidiataci da tutto il mondo; 
4) quella per bloccare lo scempio di Tor Pagnotta, sul quale siamo solo riusciti a imporre tagli per circa 200.000 metri cubi al sindaco Veltroni; 
5) quella, fallita, per impedire che un servizio strategico come l'autoporto della Bufalotta fosse cancellato per lasciare il passo a residenziale e commerciale, per la gioia del proprietario che ha visto incrementare di centinaia di milioni il proprio profitto con un fulmineo cambio di destinazione d'uso; 
6) quella, ancora in corso e per noi irrinunciabile, per il controllo pubblico dell'Acea; 
7) quella contro la realizzazione del gassificatore di Malagrotta e la proliferazione di inceneritori inquinanti per i cittadini, inutili alla soluzione del problema rifiuti, ma utili a moltiplicare profitti per i soggetti promotori, avv. Cerroni e Acea; 
8) quella vittoriosa, ma dura e difficile, per annullare lo scandaloso mega-appalto per la manutenzione stradale in regime di concessione, "stranamente" vinto da una cordata guidata dal famigerato imprenditore Romeo, insieme a noti gruppi romani; 
9) quella per impedire che le migliaia di euro del Cip 6, parte della bolletta energetica che dovrebbe essere destinata al finanziamento delle fonti di energia rinnovabile, vengano orientati su raffinerie di petrolio e inceneritori, contro le direttive Ue; 
10) quella per stroncare il collaudato condizionamento di alcuni editori sulla politica capitolina, attraverso un uso improprio degli organi d'informazione.Diversamente da chi dà notizie infondate o tendenziose, utili solo a patetici depistaggi, e da chi le pubblica in maniera subdola, non ho nulla da nascondere. 
Dormirò ogni notte sonni tranquilli, almeno io. Continueremo a reggere la trincea di una politica legata all'etica, ad alimentare questo bel 'capriccio' della politica italiana, fatto di passione, onestà, progetto, radicamento sociale. Il fango, oltre a finire in tribunale per riscattare la nostra onorabilità, scivola sul piano inclinato della nostra indifferenza. Giusta è, dunque, la direzione del nostro agire. Forza.

martedì 21 dicembre 2010

BUON COMPLEANNO GIOVANE ITALIA SCANDALE.


Giovane Italia Scandale
QUEL CHE CONTA
(AURORA)
 
Qui la vita non va come vuoi tu
mentre il tempo ruba la tua gioventù
e la vita che volevi dove sarà?
Cosa hai costruito ora fino qua.
La smania che senti e non va più via
allora tu, pensi no, così non va

Noi un po’ pazzi noi ribelli 
noi che ardiamo dentro 
di Rabbia e di Amore pieni noi 
che non ci fermiamo mai 
nella notte sulla strada, 
senza sonno inquieti noi 
mentre un fuoco dentro va, 
mentre un fuoco dentro va

È stato solo Amore a condurti qua
alle volte è dura ma è giusto così!
Infondo che importa se non cambierà
infondo quel che conta è essere qui

Noi un po’ pazzi noi ribelli 
noi che ardiamo dentro 
di Rabbia e di Amore pieni noi 
che non ci fermiamo mai 
nella notte sulla strada, 
senza sonno inquieti noi 
mentre un fuoco dentro va, 
mentre un fuoco dentro va 

Sono passati cinque anni da quel giorno in cui c'incotrammo per costruire passo dopo passo il nostro destino.
Con la stessa Rabbia e lo stesso Amore continueremo qui, sempre dalla stessa parte, a lanciare la nostra sfide alle Stelle!!!


AUGURI GIOVANE ITALIA.
IL FUTURO E' QUI !!!

sabato 18 dicembre 2010

IO NON SONO MAFIOSO!

 

In seguito ai continui appellativi che vengono attribuiti alla nostra cittadina sentiamo l'obbligo, quale forza politica di questo Paese, a far sentire forte la voce di dissenso.
L'omologazione continua alla cui la stampa ha relegato la popolazione del nostro paese, ha fatto riflettere il gruppo politico del PDL di Isola Capo Rizzuto, portandolo alla decisione di organizzare una manifestazione in difesa della DIGNITA' e dell'ORGOGLIO di appartenenza a ISOLA, sottolineando a gran voce il fatto che la gran parte della popolazione non può essere additata come ‘ndranghetista.
Continuiamo a chiederci il perché di questa forte attenzione dei media nei confronti del nostro Paese per i soli aspetti negativi. A chi giova affinché l'intera popolazione sia intesa e vista come assoggettata alla costumanza mafiosa?
Tema fondamentale della manifestazione sarà quello di mettere in evidenza ciò che la stampa non dice e che pur sapendo non scrive o non fa vedere in televisione, come le tante iniziative nel campo associazionistico, imprenditoriale turistico-alberghiero ed agricolo, nelle politiche dell'accoglienza e delle iniziative di sostegno alle fasce deboli della popolazione in cui il nostro paese è leader.
La manifestazione pur essendo organizzata da una forza politica ben identificata non vuole in nessun modo porsi in contrasto con nessuno e tantomeno con forze politiche o le istituzioni, essa vuole solo risvegliare l'orgoglio di appartenenza a questo territorio di un intero popolo che si deve trovare attraverso le tante cose belle che nel tempo è riuscita a realizzare.
Per questo chiediamo una partecipazione disinteressata a tutti i cittadini nella sue variegate composizioni politiche e sociali invitando chiunque ad abbandonare propositi di strumentalizzazione che sicuramente non faranno bene alla cittadinanza.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI
DOMENICA 19 DICEMBRE
Piazza BERLINGUER (Caserma dei Carabinieri) ore 16.00
per avviarsi in corteo e confluire in piazza ROMA.

Il Popolo della Liberà
Coordinamento di
Isola di Capo Rizzuto

giovedì 16 dicembre 2010

L'amministrazione comunale di Scandale stabilizza gli LSU e gli LPU.



L'amministrazione comunale di Scandale aprrova la stabilizzazione di LSU e LPU in segiuto alla partecipazione del bando regionale.
Il sindaco Fabio Brescia
Ai margini della seduta di giunta il sindaco Fabio Brescia afferma "Questa era una promessa che l'amministrazione comunale ha mantenuto" prosegue "Qualunque sia la risposta della regione Calabria verranno comunque stabilizzati tutti anche con fondi comunali".
In questo periodo di crisi ci fa piacere vedere un'amministrazione che lavora per stabilizzare economicamente famiglie del nostro paese che d'ora in avanti non saranno più turbate dall'insicurezza salariale ma staranno tranquille sulla base del lavoro fisso.
Insomma questo ci sembra un bel regalo di Natale che il Sindaco ha voluto fare a queste famiglie.
A noi non resta che augurare loro un buon lavoro e la speranza di migliorare sempre di più i servizi all'interno del palazzo Comunale.

mercoledì 15 dicembre 2010

Il Governo Ottiene la fiducia e la sinistra scatena il caos a Roma.


Il Governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia con 314 voti contro 311, due astenuti. I deputati presenti erano 627, i votanti 625 e 2 le astensioni. La maggioranza richiesta era di 313 voti. "Sono sereno ora come lo sono sempre stato"  ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Montecitorio tra gli applausi e gli abbracci dei deputati Pdl in Transatlantico alla Camera.
Il premier ha poi parlato del colloquio avuto al Quirinale con Napolitano: "Il Capo dello Stato vuole che il governo vada avanti ma che sia piu’ solido possibile. Un tentativo di allargamento della maggioranza credo che sia possibile sia nei confronti dell’Udc, ma anche verso altri gruppi in parlamento come i democristiani di sinistra che sono nel Pd".
Intanto nel centro di Roma quei bravi ragazzi di sinistra, appartenenti ai centri sociali, fanno violenza, devastazioni, linciaggi, pestaggi. 
La nuova deriva di questa gente è ben descritta dai video: nessuna idea o minima conoscenza delle riforme ma solo scontri da stadio. Il loro credo è riassumibile in poche righe: farsi una gita di un giorno, provocare incidenti, assaltare le forze dell’ordine, distruggere e deturpare qualsiasi cosa incontrino nel loro giro di violenza. Poi il giorno dopo tutti a vantarsi con gli amici di aver tirato un sanpietrino addosso a un poliziotto o di aver appiccato il fuoco a una camionetta della Guardia di Finanza.
Questi sarebbero il futuro dell’Italia? Un’accozzaglia di deprimenti esponenti di centri sociali e studenti che si sfogano al grido di “assaltiamo la città o uccidiamoli tutti”?
Mentre la sinistra parla di Infiltrati....
A Bersani che Sabato scorso gridava "Vergogna" , diciamo sia il caso di biasimare i suoi...

VERGOGNA!

martedì 7 dicembre 2010

Giovane Italia Crotone sulla manifestazione del PdL del 5 dicembre a Roma.

 

La Giovane Italia Crotone, guidata da Fabio Federico, Presidente provinciale e da Umberto Caputo, dirigente regionale, insieme a molti militanti e al Vice-Presidente della Provincia di Crotone, Gianluca Bruno, hanno partecipato domenica 5 Dicembre alla grande manifestazione organizzata dall’associazione Fratelli d’Italia dal titolo “Italia, Avanti” all’Auditorium Conciliazione di Roma. L’evento, a cui hanno aderito le numerose fondazioni e associazioni vicine al Popolo della Libertà, e che ha visto anche un intervento telefonico del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato aperto da un toccante video sul tema della fedeltà, che ha rappresentato il tema centrale dell’incontro.  Il video “Sempre e per sempre”, ispirato all’omonima canzone di De Gregori, è stato voluto per sottolineare la lealtà e l’appartenenza agli stessi valori in cui il centrodestra si riconosce.
Tante le personalità politiche che sono intervenute, dall’Onorevole Fabio Rampelli e al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni organizzatori dell’evento, dal vice coordinatore del PdL Ignazio La Russa al Ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, ma ancora di più le persone comuni venute da tutt’Italia  animate dalla loro voglia di affermare il loro netto no ad un rimpasto di governo, contro ogni forma di governo definito “di responsabilità” privo di una leadership forte e nelle mani di partiti di minoranza incompatibili tra loro e incapaci di produrre un progetto coerente e lineare.
Italia Avanti per difendere la volontà delle urne e il rispetto della sovranità popolare; per ribadire la nostra opposizione a “terzi poli” di promiscua provenienza.
Vogliamo l’Italia del merito della riforma Gelmini, l’Italia che sostiene le piccole e medie imprese, le giovani coppie, l’Italia della tradizione che difende la famiglia e la vita, dal concepimento fino alla morte.
“L’Italia che vogliamo – dichiara Umberto Caputo - non si trova nei defezionisti finiani ma all’interno del Popolo della Libertà e nel suo movimento giovanile. Siamo tornati da questa manifestazione carichi di entusiasmo e voglia di fare, e con le idee chiare sulle manifestazioni da mettere in campo sin da subito, perché noi siamo i giovani che fanno e non si perdono in inutili e sterili polemiche.

Fabio Federico
Presidente Provinciale Giovane Italia Crotone