Salviamo i nostri Marò

Salviamo i nostri Marò
I nostri due militari devono tornare a casa

Siamo contro ogni genere di Discarica nel nostro Territorio!

Visualizzazione post con etichetta FLI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FLI. Mostra tutti i post

mercoledì 17 novembre 2010

Non sto con Fini o Berlusconi, sto con l'Italia che vuole vincere, sto con la mia gente.

di Fabio Rampelli.


On. Fabio Rampelli - Deputato PDL
Non sto con Fini o Berlusconi, sto con la mia gente. Quella che ha combattuto per affermare una visione spirituale della vita e del mondo, che crede in Dio, un Dio qualunque purché sia, che promuove l'dentità italiana e la difende dall'aggressione di altre tradizioni, culture, religioni che arricchiscono il mondo, tutte rispettabili e bellissime, ma diverse dalla nostra. Il tema di oggi non è più come garantire l'integrazione nella grande stagione dei flussi migratori, ma come preservare le identità, cioè la ricchezza del mondo, nell'era della globalizzazione e nel rispetto dell'integrazione. Emergenza trascurata a causa della 'coda di paglia' figlia della furia totalitaria e razzista del secolo scorso. I veri statisti, se fossero tali, non rinnegherebbero i valori occidentali per avere accesso ai salotti radical-chic, non si arrenderebbero a un destino di mescolanze destinate a peggiorare il pianeta nei prossimi cento anni, ma assumerebbero le azioni necessarie a salvaguardare e promuovere le differenze tra i popoli. La politica dei respingimenti alle frontiere e quella degli ingressi programmati per gli immigrati con regolare contratto di lavoro ribadisce che 'rigore e accoglienza' possono convivere.
Sto con la gente che si emoziona quando una vita scocca, fin dal concepimento, e vuole difenderla anche quando potrebbe scomparire su un letto d'ospedale grazie a un'iniezione, perchè la vita appartiene a se stessa e al Signore.
Sto con la gente che ama l'indipendenza della nostra nazione e non accetta ordini dalle multinazionali dell'energia, che ricorda con ammirazione Enrico Mattei, rivendica gli accordi dell'Italia con Russia e Libia perché fanno risparmiare le famiglie e rendono più competitive le nostre imprese, che ribadisce di non essere una colonia, nè un mercato da saccheggiare e non intende pagare l'energia 100 volte quel che vale. Se ci hanno dichiarato guerra e finanziano i nostri oppositori è il segnale che siamo sulla giusta strada.
Sto con la gente che non crede giusto insegnare il Corano nelle scuole e vuole combattere la segregazione delle donne, anche con il divieto di indossare il velo integrale. Sto con chi ambisce a una giustizia giusta e politicamente neutrale, che desidera un potere giudiziario che sappia essere un ordine dello Stato e non un contro-potere che destabilizza lo Stato. Sto con la famiglia tradizionale, papà, mamma e figli, senza stravaganze, senza adozioni tra persone di uno stesso sesso. Chi è omosessuale ha il diritto di fare della sua vita ciò che vuole ma ha il dovere di lasciare in pace la famiglia e i bambini.
Sto con la gente semplice che quando la sinistra parla sistematicamente bene della destra si disorienta, non capisce, che quando un pezzo di maggioranza vota come l'opposizione si sente tradita e si dispera perchè vede allontanarsi la prospettiva di un 'paese normale'.
Sto con la gente che ha forgiato la sua sensibilità ambientalista scagliandosi contro la speculazione senza compromessi, che si è sporcata i piedi nel fango delle alluvioni, le mani nell'immondizia degli arenili degradati, la faccia sul fumo dei boschi in fiamme nel tentativo di salvarli dagli incendi. L'ecologia della responsabilità contro l'ambientalismo opportunista in giacca e cravatta.
Una domanda s'impone: se la Lega nord usasse il suo ministro degli interni per polemizzare quotidianamente con Umberto Bossi e la sua  linea, ne trarrebbe benefici o subirebbe una caduta di consensi? Ha un senso oggi lamentarsi di uno sbilanciamento verso la Lega dopo averla rafforzata assumendo posizioni incomprensibili e attaccando quotidianamente Governo e PdL?
Sto con la mia gente, con quella che quando ha saputo che una signora Colleoni qualunque ha lasciato il frutto dei sacrifici di una vita ad Alleanza Nazionale, si è emozionata e si è sentita “orgogliosamente diversa”. L'etica nella politica non è uno scioglilingua... Il fatto che in quella casa di Montecarlo viva il fratello di Elisabetta Tulliani è semplicemente disgustoso. Non è un problema di valore immobiliare, non m'interessano i parametri economici né le rilevanze penali: è disgustoso tradire la generosità e la buona fede di una persona che ti lascia tutto prima di morire, considerandoti la sua famiglia. Se abbiamo pagato campagne elettorali, anche nelle scuole e negli atenei, promosso collette tra squattrinati, calmierato sigarette e pizze con gli amici è perchè sapevamo di essere un Movimento povero di denari ma ricco di valori.
Sto con la mia gente, che ha combattuto una vita per affermare che la sovranità popolare è un valore e i governi li fanno i cittadini con il voto, non i Parlamenti con le imboscate e le congiure. Sto con chi è pronto, ancora una volta, a combattere per sconfiggere i trasformisti e i restauratori della prima Repubblica, quelli che, in odio al Cavaliere, vogliono cancellare diritti conquistati negli ultimi vent'anni e, tra questi, quello di decidere chi debba governare, senza deleghe. Combattere è un destino... facciamo rullare i tamburi, la trincea non è il terreno giusto per laicisti ed atei, la trincea e di chi crede.
Non sto con Fini o Berlusconi, sto con l'Italia che vuole vincere, sto con la mia gente!!!

lunedì 8 novembre 2010

GIORGIA MELONI: Da Fli un progetto distruttivo.



"Il discorso di Perugia rappresenta di certo la sconfitta di chi, come me, ha auspicato e operato fino alla fine perchè si giungesse a un nuovo accordo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi con il fine di portare avanti l’azione di governo e rispettare il mandato ricevuto dagli italiani. Oggi mi sento delusa, amareggiata dai contenuti e dai toni usati dal presidente della camera." Lo ha affermato in una nota il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ha sottolineato:

"Osservo con tristezza l’ennesimo atto di un progetto distruttivo nato all’indomani della vittoria del Pdl alle regionali, quando pensavamo di poterci finalmente dedicare alle grandi riforme di cui necessita il sistema Italia. Solo poche settimane fa il governo ha incassato un voto di fiducia sul programma dei prossimi mesi con l’appoggio e il voto pressochè unanimi dei deputati e senatori iscritti ai gruppi di FLI. La recente apertura di Silvio Berlusconi nei confronti di un patto di legislatura andava proprio nella direzione ripetutamente auspicata dal presidente della Camera e dai suoi. Questa disponibilità sembra, al contrario, aver creato delle difficoltà nel gruppo dirigente di FLI e tra i suoi fan più sfegatati: quella sinistra impotente che vede nella lotta interna al centrodestra l’unica via per sbarazzarsi di Berlusconi. Con la richiesta di dimissioni del Governo Fini chiede l’impossibile: l’apertura di una crisi extra parlamentare, che ricorda in modo sinistro i peggiori giochi di palazzo della prima repubblica. Ma molta acqua è passata sotto i ponti dagli anni ’80. E a Fli non resta che risolvere in parlamento le proprie contraddizioni. A partire dalla prossima settimana non mancherà occasione per votare in Aula contro le riforme proposte dal governo secondo le promesse fatte agli italiani. Toccherà alla classe dirigente di Futuro e Libertà decidere se affondare queste riforme e decretare la fine del governo. Per poi risponderne direttamente davanti ai cittadini. Tutto sommato resto convinta che alla lunga il tempo sia galantuomo, proprio come il popolo italiano".

venerdì 1 ottobre 2010

Gianfranco traditore e ladro di sogni.

Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia. È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.
Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.
È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.
Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.
Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro... Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.
Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).
Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire:  

"Se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui". E la casa valeva!

di Marcello Veneziani.

sabato 25 settembre 2010

Intervista a Giorgia Meloni – “Adesso basta falchi. Riconoscente a Fini, i suoi saranno leali”



«I falchi ci sono, tanto nel Pdl quanto in Fli. Persone che antepongono i propri calcoli agli interessi comuni. Ma per fortuna sono sempre meno numerosi e influenti». Il ministro della Giovent Giorgia Meloni tende una mano agli cx colleghi di Futuro e Libertà. «Per ora nessun voto anticipato – spiega – di fronte alla crisi deve prevalere l’interesse nazionale».

Ministro, alla fine nel Pdl hanno prevalso le colombe?
In estate avevo perso la speranza di ricucire lo strappo con i finiani. Ma adesso molto è cambiato. Conosco diversi esponenti di Fli, a partire dal presidente Gianfranco Fini a cui rimango estremamente riconoscente. Parliamo di persone elette con noi che fino ad oggi hanno sempre dichiarato di voler votare con la maggioranza. E poi non ce li vedo in un terzo polo. Dopo tulle le battaglie contro la partitocrazia che abbiamo combattuto insieme.

Non è che passa con Futuro e Libertà anche lei?
Assolutamente no. Ma è importante distinguere i rapporti umani dai giudizi politici.

Alla fine l’accordo Pdl-Fli potrebbe arrivare sul tema della giustizia. L’argomento che vi aveva maggiormente diviso.
Stiamo lavorando insieme, perché condividiamo la necessità di salvaguardare le massime cariche dello Stato. In Italia una parte della magistratura si sente investita dal compito di demolire un tiranno. Senza rendersi conto che quello che considerano un tiranno è stato eletto dal popolo.

Pdl e Fli d’accordo sullo scudo, insomma?
Per quanto mi riguarda, uno scudo che tuteli le più alte cariche dello Stato e che tenga fuori i ministri. Perché chi fa parte del governo, al contrario del premier non è nominato dal popolo. Allo stesso modo sono convinta che non sia possibile tornare all’immunità parlamentare. Non con questa legge elettorale almeno, dove i parlamentari non sono scelti dagli italiani, ma dai partiti.

Nuove indiscrezioni sulla vicenda di Montecarlo. Sembra che nel contratto di affitto dell’ex appartamento di An, locatario e locatore siano la stessa persona.
Non voglio parlare di questa storia. Certo, è una vicenda che mi amareggia. Spero solo che la questione venga chiarita al pi presto.

Se vanno via i finiani, c’è sempre La Destra. Il Cavaliere ha aperto le porte del Pdl a Storace.
Storace non entra oggi nel centrodestra. Nel Lazio il suo partito governa già con la Polverini. Se mi è consentito, per , vorrei ri cordare che la destra nel Pdl c’è già. Ed è una componente importante di cui mi pregio di far parte.


Storace è superfluo?
Nessuna polemica. A suo tempo Storace ha fatto delle scelte che non ho condiviso. Oggi ha intrapreso un percorso di lealtà con il Pdl, vedremo come andrà a finire.

L’ipotesi del gruppo di responsabilità nazionale è già tramontata?
Non serve alcun gruppo. Stiamo solo cercando di convincere i parlamentari eletti con il centro- destra a mantenere gli impegni presi con gli elettori. Nessuna compravendita. Anche perché personalmente sono molto rigida con chi salta da un partito all’altro.

Prima la polemica sulla scuola di Adro, poi la richiesta di una capitale del Nord. La Lega non le crea imbarazzi?
La Lega va tenuta sotto controllo. Tra Pdl e Carroccio ci sono due ragioni sociali che non coincidono. Ma la vera sfida è trovare una sintesi.

Intanto Bossi non risparmia battute. Dopo l’approvazione di Roma Capitale ha rivelato di aver votato solo perché Alemanno piangeva.
Una bugia. In Cdm il sindaco di Roma non piangeva affatto. Anzi, era allegro e sorridente. Bossi deve tenere buono il proprio elettorato: ultimamente sono passati da Roma ladrona a Roma Capitale. Ma ci sono simboli importanti su cui il Pdl non deve cedere, come il Tricolore. Su questi argomenti dobbiamo reagire con forza alle strumentalizzazioni del Carroccio.

In ogni caso il Pdl può stare tranquillo. Il Pd è sceso al 25 percento.
Invece questa è una situazione tutt’altro che rassicurante. Tanti nostri problemi derivano proprio dalla mancata necessità di ricompattarsi di fronte a un avversario.

L’ha sorpresa il ritorno di Veltroni?
Le dirò, io Veltroni lo apprezzo Al di là del modo un po’ sempliciotto e banale con cui continua ad attaccare il governo, apprezzo il suo tentativo di difendere i principi per cui è nato il Pd. Mi riferisco alla sua vocazione maggioritaria e bipolare. Di fronte alle ipotesi di ammucchiate e di ritorni all’Ulivo, che rischiano di riportarci indietro di 15 anni, almeno lui ci prova.

da Il Riformista