Salviamo i nostri Marò

Salviamo i nostri Marò
I nostri due militari devono tornare a casa

Siamo contro ogni genere di Discarica nel nostro Territorio!

lunedì 28 febbraio 2011

In ricordo di MIKIS MANTAKAS martire Europero.



Sabrina, la ragazza di Mikis, il giorno dopo, scrisse una struggente lettera d'addio pubblicata sul "Secolo d'Italia". Proprio quella lettera ispirò a Carlo Venturino, leader del gruppo musicale "Amici del Vento", una delle più belle canzoni di musica alternativa, rimasta per oltre vent'anni il simbolo del martirio dei giovani di destra: "Nel suo nome". 




Pagine di Storia: 

IN RICORDO DI MIKIS MANTAKAS MARTIRE DELLA CIVILTA' EUROPEA.

MIKIS MANTAKAS PRESENTE!

sabato 19 febbraio 2011

Contro ogni logica divisionaria, il 17 marzo è festa nazionale!

Tomba di G. Mameli al cimitero monumentale del Verano
Esprimiamo la nostra più grande soddisfazione per la scelta del Consiglio dei Ministri di stabilire la data del 17 marzo come giorno per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Finalmente si supera ogni logica divisionaria, per onorare coloro che hanno scelto di ricostruire un'Unità d'Italia e che oggi trasferiscono idealmente a noi il testimone. Esprimiamo inoltre particolare gratitudine al Ministro e Presidente nazionale dell'organizzazione giovanile, Giorgia Meloni, che si è battuta più di tutti per  celebrare questa festa, e che ha espresso all'interno del Consiglio dei Ministri la voce di un'intera generazione. Riprendendo le splendide parole di Benigni, ci auguriamo che questo sia solo il primo passo per sentirci ogni giorno, sempre di più Italiani.
Negare il valore del Risorgimento come collante della nostra sensibilità culturale e del nostro bagaglio identitario è fuori luogo e fuori tempo, ed è per questo che la polemica sulla perdita economica per un giorno di festa, suonava sinceramente strumentale. Si può ridurre la memoria ad una questione di bilancio?
Preferiamo che per un giorno il mondo dell'economia si fermi, che si blocchi la retorica sulla produttività mancata, che si eliminino tutti i tentavi strumentali di far emergere leghismi di ogni tipo e di ogni genere e ci si interroghi su cosa è oggi il senso profondo di un'appartenenza, sul valore dell'identità nazionale nel tempo globalizzato e secolarizzato, e su come tramandare l'esempio di quei folli ventenni agli italiani che verranno.

venerdì 18 febbraio 2011

Crotone: Giovane Italia, difendere la rispettabilità della politica.

 

E’ da tempo ormai che si assiste ad un turbine mediatico volto, violentemente, a investire e delegittimare il panorama politico crotonese del centrodestra. Una macchina del fango, quella messa in atto da alcuni organi di informazione che colpisce in maniera indiscriminata ed ingiustificata uomini e donne che con forte senso di abnegazione e sacrificio, dedicano parte del loro tempo alla cosa pubblica. Non è accettabile per chi come noi è da sempre abituato a fare politica per passione e non per “mestiere”, assistere inermi a ciò che sta trascinando nel baratro dell’immondizia la politica del nostro territorio. Sono questi i motivi che ci hanno spinto ad abbandonare le trincee e scendere in lotta per difendere, se è ancora possibile, l’onorabilità e la rispettabilità della politica. Non è un segreto ormai come, alcuni organi di informazione, pur di fare notizia siano alla ricerca disperata di argomenti, inchieste o addirittura congetture che facciano intravedere del marcio, tralasciando di scrivere o di parlare di tutto ciò che di buono la politica produce. Lo si è visto quando il comune di Crotone si risollevava dopo anni di “regime comunista” dall’abbandono, dalla sporcizia, dall’arretratezza urbana e da una politica di certo non del tutto trasparente ed onesta che ha sempre lavorato per trascinare Crotone ed i crotonesi nel baratro dell’ignoranza e della povertà. Lo si vede oggi, quando si cerca di buttare del fango sull’Amministrazione Provinciale oggetto di una, patetica quanto mai gratuita, campagna denigratoria che non si risparmia di scendere nell’intimo dei fatti personali attaccando addirittura il Presidente dell’Ente su fatti avulsi dal suo operato amministrativo e che risalgono a parecchi anni prima e che addirittura non lo vedono implicato in prima persona . Oggi come ieri, noi ragazzi della Giovane Italia, ci sentiamo vicini al presidente Zurlo, sicuri che il progetto politico sposato e mandato avanti insieme con rabbia e con amore e con quella passione che da sempre ci contraddistingue, non sia quel progetto distorto e colluso di mafia che la stampa e la magistratura vogliono far passare, ma invece quel progetto di miglioramento e cambiamento, che vede i giovani impegnati attivamente nel dare una svolta alla terra nella quale vivono. Questa è la nostra voce, la voce di chi crede che Crotone possa avere un futuro migliore, di chi crede che la verità non è una semplice frase diffamatoria scritta in prima pagina su una testata giornalistica o una semplice intercettazione telefonica estrapolata ad hoc per non far capire contesti ma per fare solo uno scoop. Speriamo  di tornare quanto prima a parlare del futuro del nostro territorio e della nostra gente, troppo tempo e troppi soldi sono stati sprecati in passato.

giovedì 17 febbraio 2011

Eutanasia e Libertà di scelta: una bugia radicale.

Di Marco Schirripa.

 
Eutanasia e Libertà di scelta: una bugia radicale. Questo tema delicato è divenuto negli ultimi tempi oggetto di improprie speculazioni (economiche e morali) da parte di giornali e programmi televisivi, i quali troppo spesso ci offrono un punto di vista avvolto da un'impenetrabile cappa culturale, fatta di luoghi comuni e pareri opinabili, che ci impedisce di partecipare alla completa trattazione che meriterebbe un argomento di questo livello. L'ultima volta che i media italiani si sono occupati del tema legato al fine-vita, è stato in occasione della seconda puntata della trasmissione "Vieni via con me", andata in onda il 15 novembre 2010, lasciandoci ancora una volta allibiti davanti ad una così grande dimostrazione di falsità e incapacità. Il caso di Eluana Englaro, morta nel Febbraio 2009 a causa dell'interruzione della somministrazione di viveri mentre si trovava in stato vegetativo, e quello di Piergiorgio Welby, deceduto per volontà propria tramite la disattivazione dei macchinari che permettevano la sua sopravvivenza, vengono raccontati da Fazio e Saviano in maniera faziosa e con l'irritante presunzione di chi crede di essere portatore del bene e di verità assolute mentre in realtà l'unico messaggio che viene trasmesso è l'esaltazione della "cultura della morte" , la stessa che troviamo esaltata nelle battaglie mediatiche portate avanti da quella cultura radicale che nel corso del tempo è riuscita a impregnare molti aspetti della nostra società nascondendo il proprio messaggio dietro un velo di ipocrisia che sfortunatamente viene molte volte travisato.
Abbiamo deciso quindi di promuovere, per sabato 19 Febbraio alle ore 17, un convegno sul fine-vita dal titolo provocatorio "Eluana e libertà di scelta: una bugia radicale", presso il Laboratorio di Comunità "Paolo Borsellino" in via Ridolfino Venuti 34/a a Roma. La scelta del titolo per questo convegno non è casuale ed ha intenti provocatori nei confronti di coloro che portano avanti i disvalori di quella fazione politica. La  Giovane Italia, come sempre occhio attento e "pungolo" nei confronti del partito, in risposta alla trasmissione targata RaiTre, ha organizzato questo evento anticipando il dibattito che si terrà alla Camera nei prossimi giorni.
Per l'occasione saremo onorati di poter annoverare tra gli ospiti: Mario Melazzini, presidente dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), Pino Ciociola, autore del libro "Eluana: i fatti" che racconta tutte le bugie e le inesattezze sul caso Englaro, e Gaetano Quagliariello uno dei senatori che più si è fatto carico della vicenda di Eluana soprattutto durante i vani tentativi del governo di evitare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione che ancora tenevano in vita la ragazza.

sabato 12 febbraio 2011

La nuova festa? E' molto meglio del 25 aprile

di Giorgia Meloni.

 

Almeno una volta ogni 150 anni credo ci sia bisogno di 24 ore per ricordare una grande avventura collettiva che innalzò una nazione, dove prima c’erano solo un popolo lacerato e un territorio conteso tra potenze straniere

Il ministro Giorgia Meloni
Cresce il dibattito sul 17 marzo, giorno in cui si celebrerà il 150º anniversario dell’Unità d’Italia. Si discute sul senso che deve avere e sulla necessità o meno di celebrarlo alla stre­gua di una festa nazionale. Forse non è un male, almeno siamo tutti costretti a un confronto più onesto e trasparente. Personalmente, resto convinta che almeno una volta ogni 150 anni ci sia bisogno di 24 ore per ricordare una grande avventura collettiva che innalzò una nazione, dove prima c’erano solo un popolo lacerato e un territorio conteso tra potenze straniere.
Ventiquattr’ore per celebrare le ragioni del nostro futuro in comune. Per ritrovare stima e coscienza della propria identità culturale. Per rinsaldare il legame tra le generazioni nel tempo, e insieme il legame tra gli uomini e le donne che vivono oggi nello stesso luogo. Non mi sembra cosa da poco. Credo valga la pena dedicargli un giorno di festa. Naturalmente a patto che sia davvero tale e non solo un giorno di vacanza. Che lo si festeggi insomma, come un compleanno. Vorrei che ciò avvenisse non solo nel 2011, ma tutti gli anni. Questo è il senso del 17 marzo e non riesco a condividere le opinioni, talvolta molto autorevoli, che vorrebbero declassare questa data a una celebrazione di serie B. Non mi pare di aver mai udito alcuna voce levarsi in difesa della produzione o dell’istruzione nazionale per il 2 giugno o il 25 aprile.
Non vorrei che il 17 marzo si celebrasse a scapito di altre date, sia chiaro. Eppure avrebbe maggior senso festeggiare il giorno dell’unità degli italiani anziché momenti in cui gli italiani si sono divisi, come quando prevalse nel referendum l’ordinamento repubblicano sull’ordinamento monarchico. E sono colpevole di apologia del fascismo se ritengo che la data di nascita della nazione italiana si collochi nel Risorgimento e non nella Liberazione? La verità è che per troppi anni abbiamo riempito l’assenza di una giornata dedicata all’unità del nostro popolo ( come avviene per tutti gli altri popoli del mondo) con altre, importanti certamente ma non altrettanto unificanti. Si dirà, ma il giorno dell’Unità d’Italia non unisce affatto, semmai divide.
Lo ha detto il presidente della Provincia di Bolzano, lo fanno notare, anche se con molto garbo democratico, alcuni esponenti politici dell’attuale maggioranza. È proprio per questo che abbiamo un disperato bisogno di festeggiare il 17 marzo. Per ricordare innanzitutto. Che troppo sangue è stato versato da italiani e austriaci per giungere ad una pace che a Bolzano ha portato autonomia e prosperità, che le navi dei Mille si chiamavano Piemonte e Lombardo, che però la nostra nazione era stata pensata e voluta federalista, ma senza la rivolta della popolazione siciliana non si sarebbe destata la voglia d’Italia nel Meridione che poi tutto travolse. Spero sia anche l’occasione per ricordare a coloro che considerano i giovani di oggi incapaci di rappresentanza politica e civile, che fu una generazione di giovani ribelli a fare l’Italia.
Gente di vent’anni o anche meno, armata di nuovi sogni e vecchi fucili, gettò se stessa contro le baionette di un esercito straniero infinitamente più grande e potente, senza paura. E morì, come Goffredo Mameli e tanti altri. Nella speranza che le successive generazioni non avrebbero lasciato cadere il testimone insanguinato dell’unità fra gli italiani. Non ci si sente un po’ piccini a parlare di fabbriche e produttività con il rischio che quei ragazzi ci ascoltino? 


GIORGIA, SEI IL NOSTRO ORGOGLIO!

venerdì 11 febbraio 2011

FOIBE: IO NO SCORDO I MIEI FRATELLI!


"Su questa Patria giura e farai giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto, Italiani."
10 FEBBRAIO, Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe. SCANDALE RICORDA!






giovedì 10 febbraio 2011

POESIA IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE.


FOIBE

Cársici báratri profondi e scuri
Custodi involontari
Di abominevoli vergogne
E di voluti silenzi decennali
Di rei conoscitor d' infamie
Da cancellar da la memoria
Or luce e' fatta
Sui martiri negati
Vittime di ínfíma sorta
Colpevoli innocenti
Negletti dalla storia
Come immondizia gettati
A morir vivi
In fondo al pozzo ammucchiati
Da ideali puzzolenti
Come lor carne putrefatta ,
Qual è la differenza , deh !
Se mai sapete ,
Tra un pozzo…e un forno ?!


Armando Bettozzi


Foiba di Basovizza - Trieste


Pagine di Storia:




 LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA

ONORE AI MARTIRI DELLE FOIBE!


mercoledì 9 febbraio 2011

IN RICORDO DI PAOLO DI NELLA - Scandale Ricorda!


PAOLO DI NELLA
Negli anni Ottanta il clima politico va lentamente cambiando, l'ondata devastante della violenza di piazza degli anni Settanta si va esaurendo. Delle orde di comunisti urlanti sono rimasti solo pochi drappelli di terroristi armati, braccati da uno Stato che si è deciso a catturarli solo quando hanno "alzato troppo il tiro". Il resto della massa di rivoluzionari falliti sta disperdendosi: c'è chi si annienta nella droga, chi fa carriera nei partiti democratici, chi diventa un borghese "piccolo piccolo" o chi, invece, mette la propria "ferocia" al servizio del grande capitale. Così le aggressioni, gli agguati e i pestaggi si diradano; ma non scompaiono del tutto. D'altra parte tanta violenza, così pervicacemente coltivata, insegnata e, oltretutto, accettata dai mass media e quasi sempre impunita, non può sparire dal mattino alla sera.
L'ultima fiammata mortale di tanto odio la si registra ancora a Roma, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1983, quando due autonomi aggredirono a colpi di spranga Paolo di Nella, dirigente provinciale del Fronte della gioventù.
"Paolo amava il suo quartiere, e proprio in nome di questo amore aveva programmato una battaglia per l'esproprio di Villa Chigi, che voleva far destinare a centro sociale e culturale. Per far partecipare gli abitanti del quartiere a questa battaglia sociale, il 3 febbraio sarebbe dovuta cominciare una raccolta di firme.
Paolo, impegnato in prima persona nell'iniziativa, aveva dedicato gran parte della giornata del 2 ad affiggere manifesti che la rendevano pubblica. Dopo una breve interruzione, l'affissione riprese alle 22. Durante il percorso non ci furono incidenti, anche se Paolo e la giovane militante che lo accompagnava, notarono alcune presenze sospette. Verso le 0.45 Paolo si accingeva ad affiggere manifesti su un cartellone situato su uno spartitraffico di piazza Gondar. Qui sostavano due ragazzi che, appena Paolo voltò loro le spalle per mettere la colla, si diressero di corsa verso di lui. Uno di loro lo colpì alla testa. Poi, sempre di corsa, fuggirono per via Lagotana. Paolo, ancora stordito per il colpo, si diresse alla macchina, da dove la ragazza che lo accompagnava aveva assistito impotente alla scena.
Dopo essersi sciacquato ad una fontanella la ferita ancora sanguinante, Paolo riportò in sede i manifesti e il secchio di colla. Verso l'1.30, rientrò a casa. I genitori lo sentirono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi. Lo soccorsero chiamando un'ambulanza, che però arrivò quando ormai Paolo era già in coma. Solo nella tarda mattinata del giorno dopo, il 3 febbraio (tardi, maledettamente tardi per uno nelle sue condizioni), Paolo venne operato, e gli vennero asportati due ematomi e un tratto di cranio frantumato.
Le prime indagini furono condotte con estrema superficialità dal dirigente della Digos romana incaricato del caso, il dottor Marchionne. Non ci furono infatti né perquisizioni, né fermi di polizia tra gli esponenti dell'Autonomia Operaia del quartiere Africano. La ragazza che era con Paolo, unica testimone dell'agguato, venne interrogata dagli inquirenti che, più che all'accertamento dei fatti, sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti, magari per dar corpo all'ignobile storiella della "faida interna". L'istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto tornò ad essere chiuso in un cassetto.
La sera del 9 febbraio, alle 20.05, dopo sette giorni di coma, la solitaria lotta di Paolo contro la morte giunse a termine.
Seguirono giorni di forte tensione, in cui finalmente gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero finalmente fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell'Africano.
Uno dei massimi sospettati era Corrado Quarra, individuato perché non nuovo ad aggressioni a ragazzi di destra. Dopo aver tentato varie volte di sottrarsi all'incontro con i magistrati, comportamento che non fece altro che confermare i sospetti su di lui, venne arrestato per caso la notte del 1 agosto 1983.
In un confronto all'americana Daniela, la ragazza che era con Paolo quella notte, lo riconobbe come colui che materialmente lo aveva colpito. In conseguenza dell'avvenuto riconoscimento il fermo di polizia a suo carico divenne ordine di cattura per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Dopo tre mesi di silenzio, il 3 novembre, la ragazza venne convocata per il secondo riconoscimento. Concentrandosi sulle caratteristiche somatiche della persona che accompagnava lo sprangatore, Daniela indicò il secondo presunto aggressore.
A questo punto si rivelò il tranello in cui era caduta: il giovane da lei riconosciuto non era l'indiziato, ma un amico da lui appositamente scelto. Inoltre costui non doveva essere riconosciuto come complice dello sprangatore, ma come alternativa al Quarra nella persona dello sprangatore. A questo punto il giudice istruttore, dottor Calabria, disse alla ragazza che, se aveva sbagliato il secondo riconoscimento poteva aver sbagliato anche il primo. Discorso finalizzato a facilitare la scarcerazione del Quarra che avvenne il 28 dicembre. Questo proscioglimento, che segnò la fine delle indagini sull'omicidio di Paolo, fu passato sotto silenzio. Se ne ebbe notizia solo il 30 maggio 1984, grazie ad un comunicato del Fronte della gioventù".
Con la morte di Paolo si chiude questo capitolo di sangue che è ormai storia, anche se quasi totalmente sconosciuta, del nostro Paese. 

PAOLO DI NELLA: PRESENTE!
 PAOLO VIVE

Dedicare una piazza della città ai martiri delle foibe.

 

Risale al 2004 la legge con la quale il Parlamento italiano ha istituito il 10 Febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Non si tratta di un giorno qualunque e neanche di una commemorazione come le altre: tra il 1943 e il 1945, infatti, oltre 20000 connazionali vennero deportati, infoibati, fucilati o lasciati morire di fame e stenti nei campi di concentramento e altri 350000 furono costretti a esiliare dalle loro terre natie di Fiume, Istria e Dalmazia per sfuggire alla repressione dei partigiani di Tito e alla pulizia etnica attuata nei confronti dei cittadini italiani. Colpevoli solo di essere italiani; colpevoli di non volersi sottomettere al regime comunista jugoslavo. Una storia e una verità che ha lungo è stata dimenticata, un massacro ancora oggi in gran parte impunito.
Diversi militanti della Giovane Italia Crotone, guidati dal Presidente Provinciale Fabio Federico e dal Dirigente Regionale Umberto Caputo, hanno preso parte al corteo in ricordo delle vittime di questo genocidio mancato che si è svolto sabato 5 febbraio a Firenze. 
Noi con il ministro Giorgia Meloni a Firenze

Una manifestazione organizzata dalla Giovane Italia Firenze e da Casaggì e che ha visto la partecipazione di oltre 1000 persone e militanti oltre a diversi esponenti del PdL e al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni che non ha gradito la contro-manifestazione affermando di“essere basita davanti a persone che sputano ancora su questa sofferenza, che non hanno rispetto per questa dolorosa storia, arrivando addirittura a negare il diritto del ricordo” aggiungendo che “dobbiamo ricordare gli ultimi eroi del risorgimento, i ragazzi morti durante le manifestazioni a Trieste nel 1953, chi si è sacrificato per la nostra patria”.
Una giornata, dunque, che ogni Nazione degna di questo nome dovrebbe commemorare senza divisioni e che invece trova ancora dei negazionisti.
Per questo ci sentiamo in dovere di batterci per diffondere la memoria della tragedia che colpì migliaia di connazionali e lo faremo sostenendo le iniziative promosse dal Comitato 10 Febbraio e scendendo in piazza giorno 10 febbraio nella città di Crotone a distribuire materiale illustrativo e chiedendo all’Amministrazione Comunale l’intitolazione di una piazza o di una via della città ai Martire delle Foibe.

Fabio Federico
Presidente Provinciale 
Giovane Italia Crotone

LA VERITA' NON PUO' ESSERE INFOIBATA... 
IO RICORDO!!! 





lunedì 7 febbraio 2011

10 Febbraio Festa Nazionale!

Si avvicina il 10 febbraio, "Giorno del ricordo" dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati, istituito con la legge 92 del 2004. Questa data, assume nell'anno in cui la nostra Patria compie 150 anni, un valore molto più profondo, ribadendo l'importanza di una memoria condivisa e di una coscienza di popolo. Da anni in occasione del "Giorno del Ricordo" scendiamo nelle piazze italiane colorandole con i tricolori, che consideriamo il miglior simbolo per ricordare le tante persone che per difendere la propria identità italiana hanno perso la loro vita. Anche quest'anno saremo nelle scuole, nelle università, nelle piazze e negli enti locali con convegni, manifestazioni, concerti e proiezioni.
L'appuntamento principale è stato quello del 5 febbraio a Firenze, dove da piazza Savonarola alle 17.00 è partito il corteo in ricordo dei martiri delle foibe, organizzato dai ragazzi della Giovane Italia.
Siamo convinti che sia nostro compito difendere e promuovere l'identità nazionale, e che quest'anno più degli altri anni, ci venga offerta la possibilità di parlare di coloro che hanno rappresentano degli esempi, spesso volutamente dimenticati, della nostra storia. La sfida è come sempre ardua, ma siamo certe che anche questa volta, 
dimostreremo di essere all'altezza.