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mercoledì 16 maggio 2012

Equitalia. Non paghi? L’ambulanza non ti soccorre.


Pierluigi Bersani
di Michele Mendolicchio (Rinascita)

“Io dico che chi paga le tasse ha diritto ad avere l’ambulanza, mentre chi non le paga non sono sicuro che abbia questo diritto”. L’aberrante concetto è stato espresso dal segretario del Pd, Bersani. Se l’avesse espresso un leghista avrebbe già avuto come risposta una manifestazione di protesta del popolo viola o dei centri sociali. Invece la provocazione è uscita dalla bocca di un ex comunista come Bersani.


Togliamo ogni dubbio: le tasse vanno pagate ma non si può pensare che chi non le può pagare o non le vuole pagare per protesta non abbia diritto ad un’ambulanza qualora ne avesse bisogno. Torna alla mente l’episodio della mensa scolastica di quel piccolo comune del nord dove fu negato il pasto ad una bambina di una famiglia straniera che non poteva pagare la quota mensile. Come anche nel caso delle cure negate ai clandestini.

Nei due casi di chiara marca leghista ci furono accese proteste di tutto il cosiddetto mondo politically correct. Dai centri sociali al popolo viola, dai dipietristi ai comunisti italiani, dai centristi ai finiani per finire ai piddini ci fu un coro di insulti e di rabbia contro gli esponenti del Carroccio e del governo Berlusconi. Solo che se le proposte oscene vengono da un “comunista” allora le piazze tacciono. Ecco perché poi tutto diventa poco credibile. Di fronte ad una crisi economica pesante, dove i governi non sanno proporre nient’altro che tasse, tagli, tanta precarietà e soprattutto tanta disoccupazione diventa inevitabile anche non pagare le tasse.

E chi è costretto a farlo perché ha perso il lavoro, non può essere messo all’indice negandogli anche l’ambulanza qualora ne avesse necessità. Non lo ha detto il leghista che ce l’ha a morte con gli immigrati ma un certo Bersani. E’ chiaro che chi lavora e poi pensa di usufruire ugualmente dei servizi senza pagare le tasse va punito nella tasca. Ma non negandogli un diritto alla cura. Altrimenti varrebbe anche per l’immigrato che non paga. Bersani vuole forse lasciare per terra l’immigrato che chiede di essere soccorso? Magari nella crisi attuale chi dovrebbe essere lasciato senza l’ambulanza dovrebbero essere coloro che s’ingrassano con le transazioni o con le speculazioni bancarie. O no?

“In Equitalia ci sono impiegati che lavorano, voglio dare loro tutta la mia solidarietà perché si stanno caricando di tensioni e di colpe che non hanno”. Questa la seconda bizzarria dell’ex compagno Bersani. Ma è chiaro che i dipendenti dell’agenzia delle entrate non c’entrano nulla con le azioni risarcitorie pesantissime messe in atto da Equitalia. E’ del governo ovvero del ministro dell’Economia Monti la maggiore responsabilità. L’ampio mandato ad Equitalia viene proprio dal Professore, non da altri. Solo che non si tratta di equo recupero dell’evasione ma di un vero e proprio salasso. Tipo strozzinaggio. Perché tali sono le cartelle inviate a tanti cittadini che per l’impossibilità o per altri motivi hanno evaso i vari balzelli. Una cosa è pretendere il pagamento della tassa evasa con un equo aggiustamento di mora, altra cosa è metterci un carico da 90. Tassi d’interesse da vero e proprio strozzinaggio.

E’ successo a tanti automobilisti che non hanno pagato il bollo o a dei cittadini che non hanno pagato, per svariati motivi, la tassa dell’immondizia o il canone. Vedersi recapitare una cartella con richieste risarcitorie da veri e propri cravattai non è una bella cosa. E quindi le proteste di questi giorni contro gli esattori di Equitalia trovano piena legittimazione. Non bisogna dimenticare poi i tanti suicidi di questi ultimi mesi, tra imprenditori e semplici lavoratori, legati proprio alla crisi e alla pressione delle agenzie delle Entrate. In tempi pesanti come questi dove a pagare sono soprattutto i lavoratori, la macchina delle tasse non può partire in quarta travolgendo il malcapitato di turno. Non hai pagato il bollo?

E’ sufficiente una mora equa e magari la possibilità di pagare a rate ma non si può chiedere, anche dopo anni, 10, 20, 30 volte il dovuto. E come succede in molti casi pignorargli la casa. Questa non è uno Stato di diritto ma taglieggiamento vero e proprio. Perché questo sostegno ad un governo di strozzini?

sabato 31 marzo 2012

«L’inciucio va fermato. Così svendiamo il Pdl» Intervista a Giorgia Meloni.


On. Giorgia Meloni Pdl
La Meloni contro l’accordo Alfano-Bersani-Casini: «Si uccide il bipolarismo e sitorna indietro di vent’anni. Per disciplina di partito ho votato tutto, ma questo no»

«Per disciplina di partito ho votato tutto. Nessuno, però, potrà chiedermi di votare contro la mia storia per riportare l’Italia indietro di vent’anni, alla Prima repubblica». Perché è questo che accadrebbe, attacca Giorgia Meloni, ex ministro della Gioventù, se l’accordo sulla riforma elettorale raggiunto tra il suo partito, il Pdl, e gli altri partner della maggioranza (Pd e Udc) si trasformasse in legge.
«Bene ha fatto il segretario, Angelino Alfano, a convocare l’ufficio di presidenza per martedì 3 aprile. Le indiscrezioni sull’intesa raggiunta hanno creato solo confusione. Io per prima», rompe gli indugi il deputato proveniente da An, «se dovessi attenermi a quanto letto sui giornali, non sarei d’accordo su molte cose».

Iniziamo allora. Cos’è che non la convince dell’accordo?
«Soprattutto l’assenza del vincolo di coalizione, che ci riporta indietro di vent’anni. Il bipolarismo è stata una conquista straordinaria, una conquista figlia anche della nostra storia di centrodestra. Il diritto di conoscere, al momento del voto, chi potrà governare in caso di vittoria non può essere revocato».

Non mi dirà mica che è solo una questione di principio...
«Certo che no, c’è anche un problema di governabilità. Se queste anticipazioni fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un paradosso».

Quale?
«Quello di concedere ai cittadiniil potere di scegliere il premier,senza concedere una maggioranza al premier. Premier che, dal giorno successivo alle elezioni, sarebbe costretto a cercarsi i numeri in Parlamento. Con il cappello in mano».

Quali le sue perplessità?
«Come sarebbe garantita la governabilità, se le coalizioni si formassero solo in un secondo momento, senza neanche essere vincolate da un programma elettorale condiviso?».
I sostenitori della riforma sostengono che in questo modo si supererebbe il “bipolarismo muscolare”, in favore di coalizioni più omogenee.
«Nessuno nega che il sistema attuale, come dimostra quanto accaduto dal 1994 ad oggi, sia incompiuto. Ma ci siamo dimenticati di quello che accadeva nella Prima repubblica? Dei 51 governi in 48 anni? Un sistema instabile in cui il popolo non aveva alcuna voce in capitolo,visto che tutto si decideva nei Palazzi. Io indietro non ci voglio tornare».

È contraria pure alla restituzione ai cittadini del diritto di sceglierei deputati con i collegi?
«Dire che i collegi restituiscono la libertà di scelta agli elettori è una forzatura. È sempre il partito, infatti, a decidere a monte chi è eletto e chi no. E poi mettiamoci nei panni dei nostri elettori...».

Fatto: che succede?
«Se in un determinato collegio c’è un solo candidato, e quel candidato non gli piace, che alternativa ha? Votare il candidato del Pd? Non scherziamo. L’unica scelta che gli resta è quella di non votare».

Meglio le preferenze, allora?
«Assolutamente sì. Quale migliore capacità di scelta che scrivere il nome del parlamentare sulla scheda? È ora di sfatare il mito propagandato dai detrattori della preferenza».

Quale mito?
«Quello secondo cui la preferenza sarebbe portatrice delle peggiori nefandezze, su tutte il clientelismo. La preferenza è il male assoluto? Bene: allora eliminiamola anche per le elezioni comunali, regionali ed europee.Non si capisce perché la corruttibilità rappresenti un rischio per i candidati a discutere, che so, di riforme costituzionali e non per chi concorre per occuparsi, nelle realtà locali, di bandi e lavori pubblici».

Nell’intesa c’è anche spazio perl’abbassamento dell’età per essere eletti in Parlamento. Da ex ministro della Gioventù dovrebbe approvare.
«Passi per i 21 anni necessari per diventare deputato, ma 35 per diventare senatore sono troppi. Da ministro sono stata promotrice di una legge costituzionale per introdurre la corrispondenza tra elettorato attivo e passivo. Quando un elettore vota, deve essere anche eleggibile. Invece, da quello che leggo, ancora non sarebbe così. Posso sapere per quale motivo, per altro senza il bicameralismo perfetto, un cittadino non può occuparsi, al Senato delle regioni, delle materie concorrenti prima di aver compiuto 35 anni? L’età per essere eletti a Palazzo Madama va abbassata».

Quali che siano le obiezioni, vi conviene fare in fretta: secondo il premier, Mario Monti, i partiti non hanno consenso, mentre lui ce l’ha...
«Il presidente del Consiglio si ricordi che l’unico consenso certificato che lui può vantare è quello che gli hanno espresso i partiti».

Non è che i mugugni di molti di voi ex An sono figli della tensione con i vostri colleghi ex forzisti, tornati a gonfiare il petto? Ieri Giancarlo Galan ha consigliatoa Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia.
«Noi che proveniamo da Alleanza Nazionale siamo quelli che hanno rischiato di più dando vita al Pdl. Abbiamo messo in gioco la nostra storia per una nuova esperienza.  Esperienza nella quale continuiamo a credere. Se qualcuno ritiene che il progetto del Pdl non sia più valido, faccia le proprie scelte. Ma non chieda a noi di fare passi indietro».

Fonte: Libero.it

sabato 13 febbraio 2010

CAPEZZONE: Bersani si occuperà di problemi del lavoro dal Festival di Sanremo.



"Vedo che l’onorevole Bersani, con aria grave e preoccupata, ci invita a considerare le questioni economiche come prioritarie. A parte il fatto che il Governo ha gestito e sta gestendo in modo responsabile ed efficace la fase di uscita dalla crisi mondiale, come attestano tutti i dati e gli osservatori internazionali, resta da capire cosa faccia o cosa proponga il Pd".

Lo ha affermato Daniele Capezzone, portavoce del PdL, che ha osservato: "Per il momento è solo noto che Bersani andrà a Sanremo a commentare il Festival per YouDem. Deve essere quella la sede e il contesto in cui Bersani mostrerà l’attenzione del Pd ai problemi sociali e del lavoro... Poi non si stupiscano se anche gli operai abbandonano la sinistra: alla vigilia delle Europee, un’indagine Ipsos-Sole 24 Ore dimostrò che, su 100 operai, 44 votavano Pdl e solo 22 Pd. Non era e non è un caso...".

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"

sabato 6 febbraio 2010

GELMINI: La sinistra è allergica alle riforme.



"Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese. Come accade ormai regolarmente anche per l’istruzione si oppongono a ogni cambiamento e difendono solo sprechi e privilegi contro l’interesse dei ragazzi.”

Lo ha dichiarato in una nota il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nel giorno del via libera dal Consiglio dei Ministri alla riforma delle superiori. “La sinistra è allergica alle riforme e rappresenta solo la conservazione e la difesa a oltranza dell’indifendibile. La scuola, ora cambia, non sarà più considerata un ammortizzatore sociale. Per noi la scuola deve avere più ore di lingua straniera, di matematica, di scienze, deve avere un legame più stretto con il mondo del lavoro. Attendiamo invece da due anni dal Pd una qualsiasi proposta concreta che non è mai arrivata. Non potrebbe essere altrimenti, perchè il Pd, stretto tra la difesa corporativa di caste e la tiepida volontà riformatrice, vive una crisi culturale e politica che gli impedisce di prendere qualsiasi iniziativa".

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"

mercoledì 3 febbraio 2010

CICCHITTO: Bersani resta nella tradizione comunista che definiva ''pericolosi'' gli avversari.



"Era uno degli artifici polemici tipici dei comunisti quello di definire 'pericolosi' i loro avversari. De Gasperi fu definiti un 'austriacante clerico-fascista', Fanfani un erede del 'corporativismo fascista', Craxi un 'bandito mussoliniano' ".

Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che ha osservato:
"Adesso tocca a Berlusconi e Bersani rimane nel solco della tradizione. Berlusconi ha il grandissimo difetto di essere popolare e allora non resta altro che evocare ed esorcizzare il populismo. Nella realtà sono Veltroni, Prodi e gli altri dirigenti del Pds e ora del Pd che hanno tentato di sfidarlo sul suo stesso terreno risultando dei populisti falliti. Bersani deve mettersi il cuore in pace".

Giovane Italia
circolo "Giorgio Almirante"

sabato 19 dicembre 2009

VERDINI: Ecco perché non ci fidiamo di Bersani & Co.


L’intervento di Denis Verdini, Coordinatore nazionale del PdL, pubblicato su "Il Giornale" del 18 dicembre 2009

Appena uscito dall’ospedale, il presidente Berlusconi ha rilasciato una dichiarazione molto saggia e improntata a un cauto ottimismo sul futuro politico del Paese: «In questi giorni - ha detto - ho sentito vicini anche alcuni leader dell’opposizione. Se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potrà aprirsi una nuova stagione di dialogo». La risposta, indirettamente, gli è subito arrivata dall’eminenza grigia, anzi rossa, della sinistra italiana, cioè D’Alema, che in un’intervista ha messo Berlusconi sullo stesso piano di Di Pietro, definendoli due populisti speculari che si alimentano a vicenda. Un’affermazione subdola e anche senza senso, perché sarebbe come paragonare un costruttore di automobili a uno sfasciacarrozze. Intanto D’Alema e il Pd, se sono davvero convinti di questo, dovrebbero trarne una prima e inevitabile conseguenza: rompere immediatamente l’alleanza con l´ex pubblico ministero che è un miscuglio di estremismo giacobino e di qualunquismo da quattro soldi.
L’isolamento di Di Pietro, uno sfascista che non esita a evocare la violenza politica, sarebbe il primo vero passo avanti per far diventare l’Italia un Paese normale. Lo hanno fatto in Francia con Le Pen, che aveva molti più voti, e sarebbe utile farlo anche con lui, non perché io sia un nostalgico degli archi costituzionali, ma perché fino a quando il Pd terrà al suo fianco Di Pietro i pozzi della politica resteranno avvelenati. L’impostazione di D’Alema è dunque utilitaristica - perché tende a sollevare il suo partito da ogni tipo di responsabilità - e allo stesso tempo fuorviante, perché il Pdl non è un partito populista. È semplicemente un partito con una forte leadership, e - come sostiene Panebianco - tramontata l’era dei partiti ideologici, è solo la leadership che può ridare forza alla politica.
Un partito moderno ha due doveri primari: sostenere il suo leader e rispettare gli impegni assunti con gli elettori. Punto. Spetta ai suoi uomini nelle istituzioni portare poi avanti le necessarie mediazioni. In questo senso, mi appaiono poco comprensibili (o anche troppo comprensibili) sia le fibrillazioni di questi mesi dentro il Pdl, sia la surrettizia divisione che viene fatta tra falchi e colombe. Ma quali falchi e quali colombe? Se si prende come punto di riferimento il programma di governo, ci si accorge che questa è una distinzione fasulla, e non è vero che chi è impegnato a portarlo avanti è un falco e chi lavora per destrutturarlo è una colomba. Faccio qualche esempio. Dire che la Costituzione è stata concepita in un’epoca ormai arcaica e che va riformata è un peccato mortale o un diritto della maggioranza di governo? Dire che la Corte Costituzionale è formata in un certo modo che ha portato a squilibrarla a sinistra è un attacco alle istituzioni o la semplice descrizione della realtà? Sostenere che la storia repubblicana, dal ’92 a oggi, ha portato all’elezione di presidenti della Repubblica tutti espressione di un solo schieramento, e che per lunghi anni non hanno rappresentato la maggioranza del popolo che vota è vilipendio del Capo dello Stato o, ancora, la sacrosanta verità? Aggiungendo - e lo aggiungo con convinzione - che Napolitano è uno dei migliori presidenti che l’Italia ha avuto (il Pci, se ricordo bene, non ha mai avuto paura di mettere sotto accusa per quarant’anni i Capi dello Stato, fino a demonizzarli com’è successo a Segni, a Leone e a Cossiga. O no?).
E affermare che la volontà popolare è la base fondante della democrazia, e che la Costituzione materiale della seconda Repubblica ha inserito nel nostro ordinamento un’elezione di fatto del premier che gli conferisce non solo il diritto di governare, ma un surplus di legittimazione rispetto ai presidenti del consiglio della prima Repubblica, è un attentato alla Costituzione? Oppure: essere convinti e operare per una semplificazione del quadro politico che porti al bipartitismo è un’opzione legittima o una tentazione autoritaria? E soprattutto: mettere in chiaro che un ordine dello Stato, quello giudiziario, da Tangentopoli in poi, ha pesantemente condizionato la vita dei governi, di destra e di sinistra, diventando il dominus della vita politica e degli equilibri istituzionali è un’esagerazione o una verità che tutti hanno sotto gli occhi?
Potrei continuare all’infinito ma preferisco fermarmi qui. Io sostengo convintamente che un partito ha il diritto e il dovere di raccogliere l’impulso che gli viene dal suo elettorato e di lavorare conseguentemente per il cambiamento - che gli è stato richiesto - della politica e delle istituzioni. Tutti riconoscono, anche se molti a denti stretti, che la discesa in campo di Berlusconi è stata rivoluzionaria perché ha profondamente trasformato il sistema politico, introducendo l’alternanza di governo e imponendo la prevalenza delle leadership sulla vecchia partitocrazia, cosa che ha come corollario l’ammodernamento delle istituzioni. Ma quando il centrodestra propone di rafforzare i poteri del premier, da sinistra e non solo si agita subito lo spettro del nuovo Mussolini. Tanto che un politologo di FareFuturo è arrivato a sentenziare che «il problema» italiano è Berlusconi. Io ritengo invece, e con me - fortunatamente - la maggioranza dei cittadini, che il vero problema è un altro: è consentire al governo in carica di portare avanti il programma concordato e giudicarlo alla fine della legislatura.
Il Pdl, dopo l’aggressione al premier, ha chiesto ai moderati del centrosinistra di fare un passo avanti e di affrancarsi dall’ipoteca giustizialista. Ma da Bersani, dopo il positivo segnale della visita a Berlusconi in ospedale, sono purtroppo giunte le risposte contraddittorie di sempre, perché il Pd forse ha la voglia, ma non l’interesse, di chiudere i rapporti con l’Italia dei Valori, alleato indispensabile per le regionali di marzo. E infatti l’atteggiamento al Senato sul processo breve non è cambiato nemmeno di un millimetro.
La differenza fra noi e loro è di tutta evidenza: noi riteniamo che il presidente del consiglio non sia Al Capone e continui a subire una persecuzione giudiziaria senza precedenti. Per loro, invece, in Italia non ci sono perseguitati. Su queste basi, mi chiedo, come sarà possibile fare le riforme insieme? Le belle parole nobilitano chi le pronuncia, ma l’ipocrisia non serve a nulla. La verità è che il nodo giustizia è cruciale e si allunga ancora come un’ombra nefasta sulla legislatura, e in questo senso le previsioni per il 2010 non possono essere ottimistiche. Non credo di essere un falco se dico che il premier va messo in grado di governare tutelandolo dall’ordalia delle procure politicizzate, e che la volontà popolare va protetta insieme a lui. Se per questo mi prendo del falco, del fascista, del mafioso e del golpista, non faccio una piega. Anzi, ne sono fiero. Il Pdl, lo ripeto fino alla noia, ha il dovere di alzare la voce quando si tratta di portare avanti il programma concordato con il popolo che lo ha votato. E questo non è populismo: è democrazia.



martedì 27 ottobre 2009

La Baraonda del Partito Democratico.



 


Tra lo scandalo di cocaina e trans che ha investito Piero Marrazzo il quale oggi ha rassegnato le sue dimissioni dalla presidenza della Regione Lazio rifugiandosi in una comunità religiosa nei pressi di Roma per sedare i suoi nervi, invocare la misericordia Divina ed alleggerire la pillola al Pd, tra Bersani che strizza l'occhio ai comunisti e Rutelli che lascia il il Partito democratico, dove da cattolico non vuole subire i ricatti dei compagni in arrivo soprattutto sui temi etici, avvicinandosi così all'UDC di Casini si ammira l'inconsistenza di un partito sempre di più alla deriva e a dirla tutta non è riuscito a prendere il largo sin dalla nascita. Un partito che considera i voti delle primarie più importanti di quelli delle elezioni politiche.
Un partito che esalta i suoi militanti in fila ai gazebi e i veri elettori li tratta come dei giocatori del lotto,e ad una analisi più attenta notiamo il calo dell'affluenza che le primarie hanno avuto dall'elezione di Prodi a quella di Bersani: 43.11.000 il 2005 con Romano Prodi, 3.517.000 il 2007 con Walter Veltroni e 2.900.000 il 2009 con Pierluigi Bersani.
Un partito che usa la solidarietà a senso unico (vedi le vicende Berlusconi - Marrazzo).
Un partito che usa due pesi e due misure.
Un partito che non riesce a risanare i suoi conflitti interni ma vuole risanare i problemi del Paese.
Questo in grandi linee è il quadro del Partito Democratico che si ritrova in una baraonda e si arroga il diritto di dare lezioni di politica e moralità.
Non credo ne siano all'altezza!
Bersani invece di cercare "nuove" alleanze, che alla fine sarebbe la riesumazione dei vecchi compagni fatti fuori dal Popolo Italiano, compiendo così un ulteriore passo indietro, invece di demonizzare Berlusconi facendogli quasi quasi ricadere anche le colpe delle vicende di Marrazzo, dovrebbe occupparsi dei fronti interni  del suo partito e iniziare a fare una opposizione seria e responsabile per il bene del Paese.

Antonello Voce
presidente di Azione Giovani Scandale



BERSANI li vuole resuscitare!

lunedì 26 ottobre 2009

IL PD SVOLTA SEMPRE DI PIU' A SINISTRA!




E' Pier Luigi Bersani il nuovo segretario del Pd. Oltre due milioni e mezzo sono stati gli elettori andati ai seggi per scegliere il nuovo leader del Partito democratico. A Bersani secondo dati del suo comitato è andato il 52% delle preferenze, mentre quello di Franceschini lo dà vincitore con il 48% (con un sottofondo di polemica fra i due schieramenti). "Farò il leader a modo mio" queste le parole del neo-segretario il quale possiamo solo immaginare come e in che direzione traghetterà il suo fantomatico partito. Sempre più a sinistra, togliendo così le ultime particelle di ossiggeno ai poveri moderati della margherita i quali non si potranno più riconoscere in questo partito eterogeneo. Noi ci auguriamo che non sia così, ma che il PD inizierà a fare l'opposizione in modo serio e responsabile collaborando con il Pdl per attuare le grandi riforme utili al benessere del Paese che il governo Berlusconi ha in programma.



Antonello Voce
Presidente  di Azione Giovani Scandale