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domenica 11 dicembre 2011

L'Angolo Culturale.



Affinché i popoli sappiano: strappare il velo che occulta la verità!

Usurai
Giunti a tali dimensioni, globalmente catastrofiche, della anarchia finanziaria imperante che si riverbera sia nella sfera economica che in quella politica, devastando ogni ulteriore e minimo residuo di qualsivoglia forma di “autorità”, che non sia espressione del mondo dei banchieri e dei potentati mondiali dell’Alta Finanza apolide, è semplicemente necessario che, in pochi lapidari concetti, si faccia in modo che la dimensione della verità concreta poiché vivente, emerga nella sua impressionante semplicità e indichi la via a coloro i quali la vogliano percorrere.
Ciò che è davanti agli occhi di tutti i popoli dell’Occidente capitalistico, consumistico ed essenzialmente mercantile e che ne sta annientando la vita biologica medesima, in termini di distruzione della pur minima qualità di esistenza e di una ormai utopica progettazione di un qualsiasi futuro da affidare alle prossime generazioni, è la plateale, evidente ed ormai incontestabile crisi definitiva ed irreversibile proprio di questo sistema (inevitabile date le sue fallimentari premesse culturali) che è infatti  ideologicamente fondato sulla illuministica negazione di due valori base di ogni Comunità di uomini e donne che non voglia divenire aggregazione schizofrenica di bande paranoicamente egoistiche le une scagliantesi contro le altre; tali valori sono: il senso forte, quasi religioso, della Comunità alla quale si appartiene e il fondamento sacrale di tale Comunità. Come è evidente, trattasi, in sostanza, di un solo e fondamentale concetto-pensiero,  che è realtà storica da sempre ineludibile poiché naturale. L’Autorità somma e suprema che è legittimata da e quindi fondata su tale valore, che è poi il Sacro, è il Potere massimo sulla terra, l’espressione del Divino medesimo nella sua razionalità somma come Idea assoluta dell’Etica, Dio in terra! (come afferma Hegel) ed è, in una parola, lo Stato (quello che un tempo si denominava  Res Publica, Regno e/o Impero…). Tutte le Civiltà del mondo, in tutta la sua vicenda storica, hanno concretizzato tale verità, ciò vuol dire che essa è il Giusto ed il Bene. È appena il caso di accennare che se i Popoli odiernamente (o, per essere più attenti… da quasi tre secoli!) sono abbandonati a se stessi e gettati, quindi, nelle mani adunche e rapaci della usura mondiale, è conseguenza del fatto storico che quello Stato, quella Autorità, quell’Ordine Politico non esistono più; sono stati infatti sostituiti, in guisa assolutamente indegna, da una miserabile accozzaglia di mercenari e camerieri che osa definirsi “classe politica” e che sono al servizio esclusivo del Potere Bancario, unico effettivo braccio armato che esercita il comando, ovviamente solo ed in modo esclusivo a difesa e tutela del suo utile che,  proprio perché  tale, non solo non coincide con quello dei Popoli, ma ne è l’unico ed autentico nemico e ciò da sempre.




Come è potuto accadere tutto ciò? E qual è la ragione per cui se si “restaura” o si “rinnova” o, più semplicemente, si torna alla normalità del principio, che a guidare i popoli, come qualsiasi padre guida la propria famiglia, debba essere un insieme o complesso o Ordine di …. Padri che amando e curando i propri cittadini, come si fa con i propri figli, ne individui il Destino e lo presenti ai popoli medesimi come progettualità spirituale e materiale, cioè che sia cultura e benessere al contempo, sicurezza e qualità della vita, dove il Bene di tutti non può che essere il bene di ciascuno; qual è la ragione pertanto per cui tutto ciò dovrebbe… risolvere, anche e soprattutto, la “crisi finanziaria” dei governi e quindi dei popoli, la maledizione del debito pubblico, la incipiente recessione (dopo la stretta creditizia e le cosiddette “manovre” da salasso imposte dalla speculazione mondiale…), e la inevitabile perdita del lavoro nonché  l’aumento della disoccupazione? In una parola, direbbe il buon quidam della strada, perché una rivoluzione spirituale, il ritorno del Sacro, che si identifica con il Pubblico, dovrebbe sanare la tragedia del debito, che secondo lui è un fatto solo ed esclusivamente tecnico? E ciò se lo chiederebbe, poiché è “educato” da decenni, se non da un secolo, alla “verità” di base della ideologia del capitalismo bancario che afferma e
pretende che una cosa sia il suo mondo, che è quello della tecnologia al servizio della finanziarizzazione di tutto ciò che è il dato economico-produttivo, e altra cosa sia il mondo della Comunità, del Sacro e del Bene nonché dell’autorità dello Spirito; che per il livello basso della cultura bancaria (non certo per i vertici mondiali, che la Verità la conoscono…) nemmeno esistono, considerandole superfetazioni e fantasie della ignoranza e della stupidità, tipiche della cultura precapitalistica e quindi premoderna, che il “progresso” e il sogno del benessere materiale mondiale, devono incaricarsi di spazzare via dalle coscienze dei popoli medesimi. Ed ecco che abbiamo dato la risposta ai quesiti che ci siamo posti poc’anzi, è proprio tale cultura illuministica, materialistica ed individualisticamente egoista nonché negatrice, in guisa arrogante, poiché gonfia di un presunto sapere, di ogni valore o principio che sia oggettivo e di natura non materiale quanto non misurabile secondo la quantità e quindi non utilitaristico, che ha provveduto, diciamo dalla Rivoluzione Francese in poi, con alti e bassi, con eroici tentativi messi in atto dai Popoli medesimi di liberarsi da tale veleno, a paralizzare l’azione ed a svuotare di contenuto spirituale e sacrale l’Ordine Politico, cioè lo Stato, al fine di delegittimarlo e ridurlo così a “res” privata, quindi profana, come se fosse una qualsiasi arida amministrazione, sì da essere poi vettorialmente e progettualmente  sostituita, in termini di sacralità politica, dalla nuova religione del denaro i cui sacerdoti sono i banchieri, essendo la Banca medesima la sintesi del nuovo Stato e della nuova Chiesa.
Il veleno pertanto è proprio questa ideologia falsa e bugiarda che  ha distrutto ogni parvenza di Comunità e che ha prodotto, sotto il profilo istituzionale-politico, la democrazia parlamentare e sotto quello economico, il capitalismo bancario anonimo ed apolide cioè mondiale. Tale ideologia ha consegnato i Popoli nelle mani di quella “casta” di mercenari, che sono i componenti dei partiti, associazioni e clientele varie come dei sindacati  e raggruppamenti similari che si illudono financo di gestire il Potere, atteso che, in realtà, esso è nella sola ed esclusiva disponibilità della vera ed autentica casta dei nuovi Bramini, cioè l’Alta Banca che, comprando letteralmente i servizi di questo cosiddetto “potere politico”, gestisce i suoi interessi, rende serva un’intera Nazione, e poi il consesso delle nazioni indebitandole tutte;  consentendo ai componenti di quel sistema “politico” e sindacale nonché a tutto il verminaio periferico e parassitario degli stessi, di strutturare il loro dominio sul Popolo (sempre nell’interesse dei veri Poteri…) gonfiando così, sino ai livelli mostruosi attuali, il cosiddetto “debito pubblico” che poi viene accollato sulle spalle dei Popoli e dei loro figli per… l’eternità. Tali sono le ragioni per cui quando si parla e straparla di tali questioni e si osa affermare la sciocchezza che la soluzione di questo “problema” del debito sarebbe finanziaria e/o economica, in buona sostanza non si fa che continuare a legittimare culturalmente ancora di più il sistema rapace ed ingiusto che ci opprime, poiché si resta nella sua logica. Infatti, anche ammesso per ipotesi assurda, che il cosiddetto debito pubblico dello Stato italiano (che è il debito contratto dal Governo, cioè dal Popolo, nei confronti della Banca di emissione, Banca d’Italia prima e BCE ora) potesse essere estinto in 48 ore, allo scadere delle stesse, il “proprietario” della moneta, cioè colui il quale ha convinto i  popoli ed i governi di essere tale, su richiesta dei Popoli medesimi, ritornerebbe a prestare loro il denaro, tramite il Governo composto dai suoi maggiordomi!
È necessario quindi, a questo punto, affermare e conclamare la vera natura della moneta, e quindi individuarne il proprietario. La moneta è una realtà politica e convenzionale cioè psicologica e legale ed è, in sostanza, unità di misura del valore del bene prodotto dal lavoro del Popolo; nella stessa guisa in cui il metro è unità di misura della lunghezza. Ora, prima che la cultura illuministico-capitalistica, che è strumento di dominazione del Potere bancario, infettasse l’organismo dei popoli europei, accadeva quello
che da sempre era normale che accadesse: lo Stato che si identificava con il Popolo, nella persona del Re o Imperatore,  prelevava i metalli preziosi dalle sue miniere, li coniava, cioè veniva impressa sugli stessi l’immagine del Re e altri simboli dello Stato, e li immetteva come monete nella società,  cioè nella disponibilità del Popolo, senza lucrare alcunché, poiché la cultura politica che è alla base di tutto ciò era fondata sul principio che la moneta (Aristotele, nell’Etica a Nicomaco, la definisce  nòmisma, quindi frutto del nómos, cioè della Legge, quindi convenzionale…) è proprietà del Popolo poiché esso convenzionalmente cioè prestando il suo consenso, la accetta e la riconosce come unità di misura del valore dei beni che esso stesso Popolo produce. È pertanto il Popolo medesimo che “crea” questo strumento utile per lo scambio dei beni e lo “crea” in guisa limitata all’occorrente, atteso il fatto che quell’economia, tradizionale e cioè normale, quindi non capitalistica, si fonda sulla progressione fisiologica merce-denaro-merce e non su quella denaro-merce-denaro (dove è evidente che nella prima, la fisiologia sociale considera il denaro come un “mezzo” e per tale ragione esso si trova tra la merce che si vende e quella che si acquista, dove il fine esplicito è solo ed esclusivamente il bene-merce utile per la sopravvivenza; nella seconda, al contrario, che è la patologia capitalistica dell’accumulazione del denaro e quindi della cultura del lusso, dove la stessa proprietà privata dei beni ha perduto ogni finalità sociale e pubblica divenendo fatto esclusivamente privato, escludente ogni intervento e controllo pubblico, il denaro è il solo ed unico fine, cessando così di essere semplice mezzo…). Ora se lo Stato (il Regno ed il Re) è fondato e legittimato dal Sacro, esso è il mediatore tra il Popolo e Dio ed esercita tale missione spirituale insieme alla Chiesa (esse sono le due Autorità tradizionali distinte ma non separate), la sua sovranità è quindi massima poiché è come se fosse lo stesso Potere divino sulla terra, atteso il fatto che, sin da Costantino, il simbolo supremo dell’autorità politica, Re o Imperatore, è considerato e chiamato dalla tradizione il “tredicesimo apostolo”, essendo titolare sulla terra della stessa autorità che Dio esercita nei cieli ed in suo nome. Tale Autorità pertanto ha per contenuto i principi superiori, quelli dello Spirito (come se fosse un uomo in grande…), i principi della mente e del pensiero cioè della Ragione che devono guidare e ordinare la vita tanto del singolo uomo come della Comunità di uomini e donne; lo Stato ha quindi la responsabilità suprema di indicare al Popolo, cioè al suo stesso organismo, il suo Destino che certo non può essere limitato alle semplici e naturali attività biologiche della sopravvivenza relative alla sfera esclusivamente economica, ma deve aspirare ad “altro” di ben superiore spessore e valore. Pertanto la sovranità dello Stato non può avere confini ed è quindi etico-religiosa, morale, criminale e civile nonché… monetaria; cioè lo Stato è l’Ordine spirituale supremo che usa il potere politico (i Romani lo chiamavano imperium…) come strumento per realizzare i suoi fini, la cui natura e fondamento sono essenzialmente magico-sacrali! Basti pensare al potere che esso ha di mandare i cittadini a combattere e morire in guerra, al potere di privare gli stessi della loro libertà con il carcere o della vita con la esecuzione delle sentenze di morte nel diritto criminale, al potere di esigere dai cittadini il pagamento delle tasse e imposte cioè del versamento nelle proprie casse di somme di denaro che per legge vengono poi utilizzate per erogare servizi pubblici a favore dei cittadini medesimi. Tutto questo complesso ordinato e giusto di poteri magico-religiosi (è sufficiente ricordare le virtù taumaturgiche riconosciute dai Popoli ai Re, come ai Santi nella tradizione religiosa…) di valori e realtà politico-culturali è stato cancellato dalla ideologia liberal capitalistica, fondamento dell’attuale sistema che sta conducendo l’Occidente alla morte per implosione morale e politica. Se il Pubblico non ritorna ad essere Sacro, se lo Stato non ritorna ad essere libero dai ricatti del Potere della Banca e legittimato solo dai principi superiori  dell’Ordine etico ritornando ad essere quello che deve essere nella sua naturalità storica, e cioè Stato etico, allora il privato considerato come il profano cioè come ciò che è privo del Sacro, non ha nessun potere dissuasivo e quindi paralizzante nei confronti di ogni illecito sia civile che penale e diviene così aggredibile, poiché appetibile, da chiunque. In tale contesto la moneta stampata dallo Stato, essendo “cosa” pubblica e quindi Sacra, appartenendo pertanto al Popolo, poiché è esso stesso che politicamente la stampa e l’accetta, non può e non deve essere oggetto né di furto né di peculato poiché è letteralmente “res publica” e il suo uso per fini
pubblici  deve essere misurato ed oculato, tanto che la sua base numerica non deve mai andare o oltre o al di sotto della capacità produttiva dello stesso Popolo, altrimenti si determinerebbe o la deflazione che è la scarsità della moneta circolante o l’inflazione che è il fenomeno inverso. Tale legge è fondata sul fatto naturale e incontestabile che, se la moneta è unità di misura del valore dei beni prodotti dal lavoro del Popolo, essa è fondata o “coperta” solo ed esclusivamente da questi e da nient’altro! Ciò significa che la ricchezza di un Popolo o di una Nazione e quindi di uno Stato non consiste  né nell’oro che eventualmente possiede né nella quantità di moneta (qualunque essa possa essere e qualunque forma legale possa avere…) che detenga, ma essenzialmente nei beni prodotti, nella autentica ricchezza che il Lavoro produce; quindi la potenza di un Popolo è il Lavoro e si ritorna così alla progressione naturale merce-denaro-merce o, più correttamente, beni-denaro-beni.
Come è evidente da tutto il discorso sin qui svolto, la quaestio è simbolico-politica e tecnica al contempo, tanto che è necessario ulteriormente rivelare l’aspetto ancora più abnorme di tutto il sistema bancario, nella dimensione tecnica in cui gestisce la “politica monetaria”.
La Banca di emissione, che stampa la moneta e la presta al Governo e cioè al Popolo, (ciò avviene sin dal 1693, anno in cui su licenza del Re, Samuel Paterson fondò la Banca d’Inghilterra, quale Istituto privato di emissione della carta moneta, servendo la stessa come modello per le future simili istituzioni del Continente) pur essendo formalmente ancora un ente di diritto pubblico, è, in concreto, strutturata come una SpA. È infatti una società anonima di capitale privato che ha per fine il lucro, i cui azionisti sono le grandi Banche private a carattere nazionale ed è così in tutto l’Occidente da oltre un secolo. Il lucro è l’interesse che il banchiere (privato) incassa dalla moneta che crea dal nulla (plusvalore monetario) a costo bassissimo ed in piena e totale autonomia decisionale dal Governo;  la follia consistendo nel fatto che il banchiere presta una “cosa” non di sua proprietà al proprietario, che è il Popolo, e si fa pagare anche il prezzo di tale mistificazione definendolo: costo del denaro.
Addirittura, attualmente, la mostruosità che la Banca di emissione, cioè la struttura che crea il sangue che circola nell’organismo sociale e ne regola i flussi attraverso la sua quantità ed il suo valore (chiamandosi TUS= tasso unitario di sconto, la leva che è azionata dalla stessa Banca) debba essere autonoma e libera di decidere la sua “politica” nei confronti del Governo cioè del Popolo, è fatta passare non solo per fisiologica realtà ma come un “ideale” di “buon governo”;  sarebbe a dire che i destini, la vita stessa di circa trecento milioni di europei sono oggi consegnati ad una cricca di banchieri privati proprietari della BCE che, del suo operato non deve dare né conto né ragione a nessuno che sia potere politico o altro (vedi art. 13 del Trattato di Maastricht),  è fatto passare per “cosa” normale, invece il ritorno della sovranità monetaria nella sfera del Popolo e quindi dello Stato,  è presentato come una autentica bestemmia che offende i principi del vigente sistema liberaldemocratico che è, come tutti sanno per esperienza diretta, il … paradiso in terra!

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