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venerdì 16 dicembre 2011

"Un fatto umano": e Paolo Borsellino diventò un cane.



Se quest'anno, per Natale, non sapete cosa regalare, comprate questo libro. Un libro italiano, che racconta una storia italiana, scritto da tre ragazzi che hanno deciso di raccontare, in modo estremamente originale, delle vicende del pool antimafia di Palermo, delle stragi, del rapporto Stato-mafia, le vicende che hanno colorato, a tinte fosche, alcune tra le pagine più buie della storia d’Italia. «Per oltre un decennio – leggiamo -  dalla fine degli anni Settanta all’inizio dei Novanta, Cosa Nostra ha accumulato potere, diventando l’organizzazione criminale più influente al mondo, e contemporaneamente ha dichiarato la propria guerra allo Stato: una guerra sempre meno sotterranea e sempre più violenta, di cui la strage di Capaci e quella di via D’Amelio rappresentarono il culmine».“Un fatto umano” è il frutto di uno studio meticoloso, durato circa 6 anni,  e che ha portato alla nascita di un fumetto, o meglio, di una "Graphic novel", i cui protagonisti sono rappresentati con un volto di animale: Riina e i corleonesi sono dei cinghiali, Buscetta un pappagallo, Sindona una gazza ladra. Quasi per ironia Falcone e Borsellino, i due amici inseparabili, sono un cane ed un gatto. Aedo della storia, che è narrata da un prosatore esterno, è Mimmo Cuticchio, il celebre puparo e cuntista palermitano.

«Era necessario immaginare un narratore esterno alla trama che tenesse le fila della storia, - racconta Manfredi Giffone, - ma scegliere un personaggio adatto allo scopo era tutt’altro che facile. Una notte d’estate del 2007 il mio amico Massimo Geraci mi ha portato a vedere uno spettacolo che si teneva al Palazzo D’Aumale di Terrasini: La riscoperta di Troia di Mimmo Cuticchio. La fama di Cuticchio lo precedeva, e vedendolo all’opera ho capito subito che sarebbe stato la voce narrante ideale per questa storia. Quando gliel’ho proposto, Mimmo ha generosamente acconsentito a prestare il suo volto al narratore».
 «Questo libro – scrivono gli autori - è la storia di chi quella guerra l’ha combattuta dalla parte dello Stato, nel nome della giustizia. È la storia di chi in quelle stragi è morto, di chi ha rischiato ma ha trovato la forza nonostante tutto di proseguire la lotta, nella convinzione che, come ogni fatto umano, anche la mafia prima o poi avrebbe avuto una fine».
 Si è recentemente concluso il primo incontro del progetto “Building Bridges”, finanziato dall’Ue per la promozione dell’apprendimento permanente attraverso lo scambio intergenerazionale. All’incontro, che si è svolto in Romania, presso la città di Iaşi, hanno partecipato volontari di tutte le associazioni aderenti, ovvero EuropaNet (Romania), Club of Košice Vital Seniors (Slovacchia), Adr-Vlaanderen (Belgio), Mesob Technical and Vocational High School Parents’ Association (Turchia) e l’associazione Tambour Battant (Francia).
 Per quattro giorni i rappresentanti di queste associazioni hanno affrontato il tema dello scambio di conoscenze tra giovani e anziani, confrontando anche le singole esperienze vissute dalle diverse associazioni nelle rispettive realtà nazionali. L’intento è quello di costruire un ponte tra generazioni che possa servire per trasmettere cultura – intesa nel senso più vasto del termine.
 «E’ stata un’occasione di conoscenza reciproca e di scambio di esperienze tra persone impegnate nell’associazionismo in Europa» racconta Marco, volontario italiano del Modavi che ha preso parte al progetto. «Sono tasselli come questo - continua - che vanno a ricostruire una identità europea fatta di un infinito mosaico di culture destinate a vivere insieme».
 La prossima tappa di Building bridges sarà in Belgio, nelle Fiandre, a giugno 2012.


Fonte: La Testata.

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