Salviamo i nostri Marò

Salviamo i nostri Marò
I nostri due militari devono tornare a casa

Siamo contro ogni genere di Discarica nel nostro Territorio!

venerdì 27 gennaio 2012

In ricordo dei “Giusti” con le stellette.


Giovanni Palatucci
Nel giorno della Memoria è doveroso ricordare anche gli italiani in divisa che rischiarono la propria vita, e in qualche caso la perdettero, per salvare migliaia di ebrei dalla deportazione. Ha del romanzesco la storia di Giorgio Perlasca. Nato a Como e aderente fin da giovanissimo al partito fascista, partecipa da volontario alla guerra d’Africa e a quella civile  di Spagna al fianco delle truppe di Francisco Franco.  Nel settembre del  ’43 si trova a Budapest,  deciso a non venir meno al suo giuramento di fedeltà al Re si rifugia nell’ambasciata spagnola ed è da lì che, con con false credenziali consolari, salva dalla deportazione e dalla morte sicura migliaia di ebrei ungheresi. Dopo la fine della guerra, ricercato dai sovietici in quanto “fascista”, tornerà in Italia. Soltanto nel 1987, grazie alle testimonianze di alcuni protagonisti sfuggiti alla persecuzione nazista grazie alla sua attività, Perlasca balzerà all’attenzione delle cronache. Due anni dopo lo Stato di Israele lo proclamerà Giusto tra le Nazioni. Morirà  a Padova nel 1992 all’età di 82 anni.

Tragica la fine del questore di Fiume Giovanni Palatucci he pagherà con la vita il suo impegno per salvare dai campi di concentramento migliaia di ebrei. Nato a Montella, in provincia di Avellino, anche Palatucci giovanissimo indossa la divisa della polizia di Stato e aderisce convitamente al partito fascista.  Nel 1936 giura come volontario vice commissario di pubblica sicurezza. Nel 1937 viene trasferito alla questura di Fiume come responsabile dell’ufficio stranieri e poi come commissario e questore reggente. Comprendendo di potere recitare un ruolo determinante nella salvezza degli ebrei  dalle persecuzioni, si rifiuta di lasciare il proprio posto anche di fronte ad una promozione con trasferimento a Caserta. Nel marzo del 1939 un primo contingente di 800 ebrei, che sarebbe dovuto essere consegnato alla Gestapo, viene fatto rifugiare nel vescovado di Abbazia grazie alla tempestività con cui Palatucci avvisa il gruppo del pericolo che lo minaccia. Nel novembre 1943 Fiume, pur facente parte della Repubblica Sociale Italiana, di fatto viene inglobata nel cosiddetto Adriatisches Küstenland, ossia il “Territorio d’operazioni del litorale Adriatico”, controllato direttamente dai tedeschi. Pur avvisato del pericolo che correva personalmente, il funzionario di polizia italiano decide di rimanere al suo posto, far scomparire gli archivi contenenti informazioni sugli ebrei fiumani e salvare più persone possibili. Tutto questo nonostante il console svizzero di Trieste, un suo caro amico, gli offra un passaggio sicuro verso il territorio elvetico, offerta che Palatucci accetta ma per porre in salvo la sua giovane compagna ebrea.

Per contrastare ulteriormente l’azione dell’amministrazione nazista, vieta il rilascio di certificati alle autorità di Berlino se non su sua esplicita autorizzazione, così da poter aver notizia anticipata dei rastrellamenti e poterne dar avviso. Inoltre invia relazioni ufficiali al governo della Repubblica Sociale Italiana, dalla quale formalmente Fiume dipende, pur essendo di fatto controllata direttamente dalle truppe tedesche, per segnalare le continue vessazioni, le limitazioni nello svolgimento delle attività istituzionali ed il disarmo dei poliziotti italiani della questura di Fiume deciso dai militari germanici. La sua attività a favore degli ebrei e in difesa dell’italianità da molto fastidio e il 13 settembre 1944 Palatucci viene arrestato da Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre viene trasferito nel campo di lavoro forzato di Dachau dove morì pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni. Insignito di medaglia d’oro al merito civile, nominato Giusto tra le nazioni,  è oggi venerato col titolo di Servo di Dio dalla Chiesa cattolica.


Nessun commento: