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martedì 17 gennaio 2012

Contro la speculazione finanziaria occorre disciplinare il ruolo delle agenzie di rating.



Ora basta! È arrivato il momento di riconsiderare l’operato delle agenzie di rating. Vere e proprie società private a scopo di lucro, Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, con le loro valutazioni non sempre infallibili, finiscono spesso col condizionare l’economia di un intero continente. Il declassamento operato la scorsa settimana da S&P ai danni di nove paesi europei, tra i quali la Francia, ha lasciato perplessi sia sotto il punto di vista della tempistica che del contenuto. Nel mese di novembre, la Commissione europea aveva redatto un progetto di regolamento per ridimensionare l’influenza delle agenzie di rating sulle società e sui governi e la bastonata delle “tre sorelle” è arrivata puntuale proprio quando sembrava andato in porto un primo rafforzamento della zona euro.
Del resto, nel 2008 la crisi dei mutui subprime aveva messo in luce i gravi conflitti d’interesse delle agenzie che, non curanti dei prevedibili effetti disastrosi, attribuirono la famosa “tripla A” a una serie di “prodotti tossici” che inondarono i mercati finanziari. Non meno eclatante fu la promozione a pieno titolo dell’istituto di credito Lehman Brother’s a sette giorni dal suo fallimento. Ciononostante, Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch riuscirono a farla franca continuando a svolgere serenamente il ruolo di guardiani dell’economia mondiale.
La necessaria indipendenza di giudizio delle tre agenzie è minata dalla loro appartenenza a complessi gruppi finanziari, come nel caso di S&P, posseduta dal gruppo editoriale McGraw-Hill presente sul listino dello Stoc Exchange di New York e fra i cui principali azionisti figura il gestore di fondi capital World. Anche Moody’s è sullo stesso binario. La Berkshire Hathaway, primo azionista della società, risponde al nome di Warren Buffet che, secondo la rivista Forbes, nel 2007 e nel 2008 è stato l’uomo più ricco del mondo. Mentre Fitch, basata a New York e Londra, è controllata dal gruppo francese Fimalac, il cui presidente è l’imprenditore Marc Ladreit de Lacharriere, già al comando di importanti gruppi come Air France e France Telecom.
Sarebbe certamente sbagliato addossare le cause della crisi economica, che sta mettendo in difficoltà l’Europa, all’esclusiva azione delle agenzie di rating; ma gli errori collezionati dalle stesse negli ultimi anni hanno danneggiato gravemente i mercati e spesso indebolito le politiche economiche di molti Stati. Occorre prioritariamente eliminare questi errori per far si che le valutazioni dei rating riacquistino credibilità, consentendo al sistema economico di affrancarsi dall’asfissiante morsa della speculazione finanziaria. E questo risultato si potrà raggiungere soltanto con una sana consapevolezza da parte dei leader europei che le sorti dell’unione economica e politica, se ancora auspicabili, mal si conciliano con le anacronistiche aspirazioni di supremazia di qualche sedicente statista.

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