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sabato 12 maggio 2012

Monte dei ‘Fiaschi’ di Siena.



Chissà se nei rituali iniziatici massonici c’è anche la prova d’ardimento del far fallire una banca. Pare che i frà massoni ci stiano riuscendo alla grande con la banca più vecchia del mondo in quanto fondata nel 1472, il Monte dei Paschi di Siena.

Da sempre l’istituto bancario è nelle mani dei partiti perlopiù di sinistra e di centro (leggi UDC?) e della massoneria (quella del Grande Oriente ovviamente) e per un Mussari che lascia c’è un Profumo che arriva. Quest’ultimo stava riuscendo nel far esplodere Unicredit e con essa l’Italia, chissà se questa sia la volta buona per portare fino alla fine l’impresa, i presupposti ci sono tutti, a partire dall’enorme debito di 8.4 miliardi con cui è stato chiuso il bilancio 2011.

Gli adepti col grembiulino si sono spinti in speculazioni ardimentose ma soprattutto hanno giocato a fare la mega-banca comprando Antonveneta per 9 miliardi da ABN-AMRO quando gli spagnoli l’avevano rilevata qualche tempo prima per molti meno denari, e in una fase in cui tutti gli istituti bancari del mondo cercavano di limare al massimo i costi. Questa volta la crisi c’entra poco e niente.

Siena - Se dovessimo rappresentare i vizi e le virtù dell’Italia con la fotografia di una sola città, quella città sarebbe Siena. Sessantamila abitanti invece di sessanta milioni. Arte, storia, turismo, aria buona, cucina meravigliosa e la passione per la squadra di calcio che da anni gravita in serie A. Poi ci sono i debiti, tanti debiti. Frutti inattesi di una classe dirigente drammaticamente inadeguata per aver sottovalutato i segnali della crisi.
MPS, la terza per importanza del nostro Paese, è anche la più antica banca del mondo. Nata nel 1472, il suo controllo è saldamente nelle mani dei gruppi di potere dei partiti, della massoneria, dell’economia. A Siena lo definiscono: “il groviglio armonioso”.
La societa’ finanziaria ha dovuto contabilizzare 3 miliardi e 300 milioni di euro di svalutazione. Per Unicredit, ad esempio, è pari a 2 miliardi, nonostante il gruppo di Piazza Cordusio sia pari a quattro volte l’istituto senese.
E qui entrano in ballo i tre Palazzi che gestiscono il potere: il palazzo comunale, al centro di piazza del Campo, sede del consiglio comunale dove il sindaco esprime la maggioranza dei consiglieri nella Fondazione; Rocca Salimbeni, sede della banca; palazzo Sansedoni, che ospita la Fondazione che controlla la banca.
Il controllo di MPS è saldamente nelle mani dei gruppi di potere dei partiti, della massoneria, dell’economia. Tanto che i senesi soprannominano la banca il Babbo Monte.
Il bilancio 2011 si è chiuso con un passivo di 8,4 miliardi di euro. Uno shock. Mentre all’Università c’è un buco da 200 milioni, con un’inchiesta giudiziaria che coinvolge due rettori. Il Presidente Giuseppe Mussari, alla guida della banca dal 2006, ora lascia per far posto ad Alessandro Profumo. I problemi del Montepaschi sono comuni ad altre banche italiane: l’economia collassa e i Btp pesano come macigni nel portafoglio. Ma di straordinario c’è stata l’operazione Antonveneta, pagata più di 10 miliardi nel 2007, quando Emilio Botin, due mesi prima, l’aveva comprata per molto meno. Poi c’è la Fondazione Mps, l’anacronistico azionista con la maggioranza assoluta della banca.
Dalla sua istituzione nel 1996 a oggi ha gestito, sotto forma di erogazioni, il fiume di soldi che le arrivavano dalla banca sotto forma di dividendi. Ha ristrutturato scuole, strade, palazzi e poli museali. Ha anche dato soldi a pioggia, dalle sponsorizzazioni della squadra di calcio, alle dazioni alle più bizzarre associazioni o alle sagre paesane. Perché di soldi ce n’erano tanti e non finivano mai. Pur di rimanere con più del 50 per cento, in questi anni, la Fondazione si è venduta quasi tutto quello che poteva vendere e si è indebitata fino al collo. Talmente indebitata che per il proprio futuro getta lo sguardo fuori le mura senesi.


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