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lunedì 2 aprile 2012

“Ve lo diciamo noi greci: finché non vedete i negozi chiusi non siete in crisi”.



La Grecia si avvia alle elezioni con una disoccupazione che fra i giovani tocca il 40%. Ad Atene la crisi si tocca con mano a ogni angolo di strada. Distribuzioni di cibo nelle piazze, senzatetto accampati sui marciapiedi e negozi abbandonati. Le vetrine sono vuote, la rabbia contro i tedeschi alle stelle (”sapete perché durante la manifestazioni rompiamo i semafori? Perché la manutenzione è della Siemens”). Spesso si sente dire: «Italiani? Voi sarete i prossimi». Ma anche che «finché non vedrete i negozi chiusi per le vie del centro non potrete dire di avere la crisi».

ATENE - «Finché non vedrete i negozi chiusi per le vie del centro non potrete dire di avere la crisi». Le parole di Antonis sono allo stesso tempo pesanti e consolatorie. Se non altro fanno tirare un sospiro di sollievo dopo giorni passati ad Atene dove spesso si sente: «Italiani? Voi sarete i prossimi». Una sorta di saluto accompagnato da un sorriso amaro. Ma l’affermazione di Antonis, trentenne che ha lasciato un lavoro in banca che lo intristiva per aprire una trattoria con la famiglia, riflette tutta la drammaticità della situazione greca. La disoccupazione è salita negli ultimi tre mesi al 20,7%, quella giovanile (15-39 anni) attorno al 40% (nello stesso periodo l’anno scorso era al 28%).

Oltre ai numeri, ad Atene la crisi si tocca con mano a ogni angolo di strada. Distribuzioni di cibo nelle piazze, senzatetto accampati sui marciapiedi e negozi abbandonati. Vetrine vuote, alcune coperte con tavole di compensato, sulle quali molti hanno anche rinunciato a mettere un cartello “Vendesi” o “Affittasi”. In pochi se lo potrebbero permettere e, comunque, questo non è certo il momento giusto per investire.

«Ci hanno messo in ginocchio!», urla una signora dall’aria distinta, ma molto arrabbiata, in una delle tante manifestazioni davanti al Parlamento: «Ci hanno tolto la macchina, la casa, il lavoro. Ora cosa vogliono ancora? La nostra vita?». Il dato del ministero della Salute che parla di un aumento in un anno del 40% dei suicidi sembra essere una drammatica conferma delle sue parole. «La speranza – secondo un giovane ultras dell’Olimpiakos – è che nelle prossime settimane la Germania tiri troppo la corda con le sue pretese e la gente, tutta, apra gli occhi e scenda in piazza unita per protestare«. La crisi può essere una chance di cambiamento anche secondo un altro ragazzo. «Una volta arrivata con l’acqua alla gola», secondo Alexis «la gente spegnerà finalmente la televisione e comincerà a pensare con la propria testa e a mettersi in gioco. L’importante è mantenere accesa la speranza e non cedere alla paura e alla depressione. Perché è proprio così che ci vogliono loro: depressi, spaventati e inermi». In Grecia esiste una generazione di giovani che vuole partecipare, confrontarsi, condividere e mettersi in gioco. Tanti sono anche quelli che stanno andando via.

Neanche 10 anni fa il clima che si respirava ad Atene era completamente diverso. L’ingresso nell’euro e, tre anni dopo, le Olimpiadi, avevano contribuito a un’iniezione di fiducia. Il nuovo aeroporto internazionale di Atene, inaugurato proprio nel 2001 e ampliato nel 2004, è una testimonianza di quel periodo. Su alcune navette si possono ancora vedere le scritte in tedesco della società che le ha vendute. Sulle carrozze della metropolitana fa bella mostra la targhetta della tedesca Siemens. Ma adesso i sentimenti sono cambiati. «Sapete perché durante gli scontri rompono sistematicamente le luci dei semafori? – è la spiegazione in piazza – Perché la società che ha l’incarico della manutenzione è la Siemens!».

E non è solo il sentire delle persone che è cambiato. La crisi ha modificato la faccia stessa della città. Basta lasciare la centrale piazza Syntagma e addentarsi nelle strade da sempre meno ricche nei pressi di piazza Omonia: degrado, povertà ed eroina. Seduti ai lati dei marciapiedi o dietro qualche macchina, gruppi di tossicodipendenti si drogano, in pieno giorno. Agli angoli delle strade si trovano anche prostitute. Alla fine di un vicolo due poliziotti chiedono i documenti a chi transita per la strada, per lo più stranieri. Risalendo verso la piazza del Parlamento, tra una vetrina scheggiata e un cinema distrutto dalle fiamme dell’ultima domenica di guerriglia, si vedono tavolini montati alla bene e meglio in un parchetto e una cucina da campo improvvisata: «Diamo da mangiare a chiunque ce lo chieda – ci spiega una volontaria addetta alla preparazione del sugo – sono tantissimi gli ateniesi che non riescono a comprare il minimo per la sopravvivenza». Andando verso Exarchia, quartiere giovane alle spalle del Politecnico, culla degli anarchici, la scena è quella di una zona militarizzata. Forze dell’ordine in assetto anti sommossa presidiano giorno e notte le strade. Prima e dopo ogni manifestazioni importante l’Astynomìa, la polizia greca, entra nel quartiere per alcuni controlli. Anche qui, nonostante pub e locali frequentati fino a tarda notte, si possono vedere i rifugi di cartone dei senzatetto e le persone frugare nei cassonetti.

Poco lontano due pakistani stanno smontando un paio di computer in mezzo al marciapiede per recuperarne i pezzi. Ma la Caritas e le altre associazioni che assistono i senzatetto ci confermano che sempre più cittadini greci sono costretti a rovistare nella spazzatura per vivere. «Sempre più persone della mia età ricorrono all’assistenza pubblica per il cibo o per un tetto per la notte», ci racconta una signora sulla cinquantina. I più vecchi sono i più colpiti dalla crisi, sia perché i pensionati hanno visto diminuire drasticamente le loro pensioni, sia perché, una volta perso il lavoro, per loro è praticamente impossibile trovarne un altro. Ma con le famiglie sul lastrico anche i più piccoli sono a rischio. E ci sono anche gli immigrati: «Meno del 3% dei richiedenti asilo riceve un permesso di protezione umanitaria, gli altri sono considerati illegali. Nessuno se ne occupa, nessuno li vuole vedere – ci confida una volontaria della Caritas di Atene, che durante il suo turno non perde mai un sorriso smagliante – Noi sforniamo 300 pasti al giorno e li aiutiamo con corsi di lingua e assistenza legale. Ma in tempo di crisi è tutto più difficile e in questa società i migranti diventano ombre di cui nessuno si cura».

I primi tagli erano stati ben visti da molti. Riguardavano, infatti, soprattutto i lavoratori della pubblica amministrazioni, a lungo considerati una casta di privilegiati. Ma ben prestole cose sono peggiorate per tutti. «Sono tornato a guadagnare 700 euro al mese, che è poco meno di quanto prendevo quando ho cominciato a lavorare sei anni fa», racconta un trentenne ultras del Panathinaikos, che lavora per una società privata. È preoccupato per il futuro: «Come faccio con questi soldi a trovare una casa e magari mettere su famiglia?». Anche grazie all’euro, ad Atene il costo della vita non è molto dissimile da quello di Roma o Milano. Fuori dalla capitale e le sue grandi periferie la situazione è migliore. «Nei piccoli centri abitati la gente almeno ha la terra e quella basta per mangiare».

Nel frattempo, però, anche la grande risorsa della Grecia, il turismo, rischia di venire spazzato via dalla crisi. «L’immagine che passa all’estero è quella di un Paese nel caos, con disordini e scontri di piazza quotidiani. I turisti hanno paura a venire», dicono alcuni esperti del settore turistico, mentre chiedono di raccontare l’ospitalità greca e le bellezze del Paese. «Fai una bella foto del Partenone , che domani lo potresti trovare a Berlino», dice con un sorriso amaro un neo-laureato in legge.


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