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martedì 10 aprile 2012

Che fine hanno fatto le “feste comandate”?



Aperti 24 su 24, per 365 giorni l’anno. Un “sogno” per i consumatori incalliti, un incubo per i piccoli commercianti. La legge numero 111 emanata il 15 luglio 2011, recante “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, introdusse nuove disposizioni in materia di orario delle attività commerciali e dei pubblici esercizi, la cosiddetta "deregulation".
La norma, presentata come provvedimento utile al rafforzamento ed alla qualificazione dell’offerta turistica, di fatto, ha portato ad una pressoché totale liberalizzazione degli orari delle attività commerciali e dei pubblici esercizi. Sono state, in pratica, eliminate le “restrizioni territoriali e temporali”: vale a dire che per tutti i Comuni classificati come "turistici", al di là della stagionalità (invernale o estiva) e del rispetto delle feste comandate, la deroga varrà per 365 giorni all’anno e per tutto il territorio comunale. Stesso trattamento per le città classificate come “città d’arte” (praticamente tutte le città capoluogo di provincia italiane) per le quali la possibilità di apertura, per 24 ore e per 365 giorni all’anno, è stata estesa a tutto il comune, periferie comprese.



Lunedì di Pasqua aperto”: così recita uno striscione ben visibile affisso su alcuni dei tanti, troppi, “centri commerciali” che deturpano il panorama delle nostre città, condizionandone persino la loro stessa concezione.
Il pensiero corre immediatamente a quelle povere disgraziate di cassiere, commesse eccetera costrette a lavorare anche in un giorno che dovrebbe essere trascorso in serenità, a casa o all’aperto, con le persone care.

“Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”? Pura archeologia, ormai, perché quelle sventurate non potranno scegliere con chi passare la “Pasquetta”: saranno costrette a lavorare da un meccanismo infernale che sta mettendo il giogo a tutti quanti.
Per quale necessità, infatti, un “centro commerciale” deve rimanere aperto in una giornata che tradizionalmente viene vissuta coi familiari e/o gli amici nella classica “gita fuori porta”, e, per chi è credente e praticante, anche alla funzione del Lunedì dell’Angelo?
La brama di fare soldi dei proprietari dei negozi – secondo la riduttiva ed abusata interpretazione economicista - non basta a spiegare quest’ennesima novità negativa. Di soldi ne fanno già abbastanza. C’è dell’altro.
Nemmeno ci si avvicina alla verità se si pensa alla “competizione” tra attività volte al “profitto”. In regime “liberale”, in fondo, tutte fanno “cartello” e trovano un accordo, col beneplacito delle “autorità”, per i vari turni di apertura nelle festività.
Queste “autorità” sono davvero dei fenomeni di doppiezza e perfidia. In campagna elettorale non ce n’è una che non ponga “al centro” del suo “programma” – poi regolarmente obliato appena arraffata la poltrona – il mitico ed universalmente condiviso “sostegno alla famiglia”.
Vorrei proprio capire com’è possibile “sostenere” una famiglia sbalestrandone i membri da una parte all’altra, tutti in turni di lavoro i più folli ed arbitrari, senza alcun rispetto per le feste comandate né pietà per quello che, a parole, sempre più inquietanti nella loro vacuità, affermano essere il “fondamento della società umana”: la famiglia.
Si badi bene poi che queste “autorità” ricevono il sistematico e convinto appoggio della locale Curia. Ma da quelle stanze, al riparo dalle delizie riservate alla “gente normale”, non arriva nemmeno un timido mugolio contro questa situazione, che vede sempre più i due elementi di base della famiglia, il maschio e la femmina, ridotti a trottole che ad un ritmo forsennato sono dominate da un’unica preoccupazione: “sbarcare il lunario”, accettando ogni tipo di condizione lavorativa, compresa quella riguardante orari e turni.

Questi “uomini di religione” sono ancor più responsabili, perché hanno (o almeno dovrebbero avere) un riferimento chiaro ed inequivoco sul famoso “senso della vita”. Pertanto dovrebbero disporre di tutti gli strumenti necessari per “indicare la via”, fornendo “illuminati” consigli alle “autorità” sulle “cose del mondo”, tra le quali rientra a pieno titolo – tanto occupa la vita delle persone – la sfera del lavoro. Il loro silenzio pesa dunque come un macigno. Talmente sono invischiati nel “mondo moderno”, avendone accettato la logica e l’abitudine ad accompagnarsi ai “potenti”, che pure loro non concepiscono alcuna forma di resistenza, né incarnano un “carattere” in grado di affermare “sì sì, no no”. Sono un puro orpello folcloristico, ma dalle loro bocche non esce più una “parola di verità”. Mi chiedo se anche loro ci credano o no, a questo punto, all’Inferno…
Il resto della combriccola va come deve andare quando non vi è più una guida. Gli uni – i padroni di queste imprese commerciali sempre più enormi, anonime e perciò disumane – sono addirittura convinti di svolgere una “opera buona”, dando lavoro anche nei giorni di festa, mentre gli schiavi, costretti ai ceppi, per non impazzire, pian piano introiettano una qualche “ragione” per questa ennesima riduzione degli spazi e dei tempi da dedicare ad altro che non sia il proverbiale “tirare la carretta”.
La massa beota che si riversa in questi templi dell’acquisto indotto anche il giorno di “Pasquetta” fa il resto: talmente abbrutita da non desiderare più altro che pascolare in mezzo a merci d’ogni sorta per dare fondo a quei tre soldi che illusoriamente “possiedono”.
Ed il tutto - va ripetuto perché è la cosa più vergognosa – con la ‘benedizione’ dei religiosi, che col loro silenzio-assenso si rendono complici di un altro passo verso la dissoluzione della famiglia.
In una situazione del genere, come faccia a non andare in frantumi un matrimonio è un mistero. Infatti i divorzi sono all’ordine del giorno ed è evidente che tra le cause vi sono da considerare anche dei ritmi di lavoro, compresi questi orari “liberalizzati”, i quali fan sì che questi due poveretti, marito e moglie, non riescano più ad incontrarsi, poiché vi sono solo e sempre delle “cose da fare”. Compreso il figlio, o i figli, che non si sa più dove “parcheggiare”, a questo punto persino nei giorni di vacanza dalla scuola (un altro enorme ingranaggio che tritura la personalità umana, e che predispone l’individuo all’introiezione del modello imperante che lo attende da adulto).
Ma è subito pronta la caritatevole soluzione: più “scuole dell’infanzia”, più “asili nido”!
Ora, chi afferma questa cosa, peggio che mai se indossa abiti religiosi, o è un deficiente che non sa quel che dice o un connivente con un sistema perverso, anche se a parole afferma di “sostenere la famiglia”.
Non si fanno certo i figli per piazzarli in un “nido”! Mi sbaglio?
Se questa povera creatura che non desidera altro che la vicinanza alla mamma – e meno al babbo, che subentrerà soprattutto in una seconda fase – viene scaricata a destra e a manca, in mani perlopiù estranee (la “tata”!), quali entusiasmanti risultati ci si può attendere? Sarà, come minimo, un essere con degli scompensi a livello emozionale.
Ma che importa, tanto da adulti – e a volte sin da adolescenti - dobbiamo dare da mangiare ad avidi e incompetenti (perché inadeguati) “strizzacervelli”, no? E a tutta la schiera di “specialisti” che, concependo l’essere umano come una macchina, non trovano mai il bandolo della matassa dei malesseri che esso sperimenta nel corso della sua esistenza. “Ciechi che guidano altri ciechi”…
Più l’uomo si fissa sulla “libertà” e più si stringe la corda al collo. Per questa fisima del tutto moderna (da cui il “liberismo”, il “liberalismo”, fino alle “liberalizzazioni”), non si riesce più a concepire alcun “Ordine”, che è vero perché è conforme alle cose “così come sono”: da qui la fine di ogni “ordine” relativo, anche nell’ambito del calendario e degli orari.
L’obiezione scettica, e perciò “modernissima” nel suo dubitare e relativizzare ogni cosa, è subito pronta: e qual è “l’ordine naturale delle cose”? Il problema è che l’uomo moderno non si ascolta più, non dà più attenzione a quelli che sono i suoi reali (e universali) bisogni, preso com’è dal vortice della necessità (indotta con mille artifici da chi ha interesse a tenere masse di uomini sotto controllo per far andare le loro vite ‘in fumo’) e dalla convinzione – comprensibile per non vivere in una costante lacerazione interiore – che comunque “va bene anche così”.
Se invece i padroni dei “centri commerciali” (assieme a tutti gli altri “padroni”, essi stessi spesso vittime del sistema di cui s’illudono d’avere il controllo) non venissero accontentati su tutta la linea non credo sarebbe un gran dramma. Solo che in questo “mondo moderno” - che ha dichiarato “tanti saluti” a Dio, fa come se non ci fosse, né esistesse un motivo per cui siamo qui – sembra che tutto vada in una unica direzione, verso il basso, o verso la dissoluzione, il che è lo stesso, cambiando solo la prospettiva.
L’uomo non mira ad “elevarsi”, coltivando anche le relazioni familiari in un contesto sano e tranquillo; non fa sì che la sua esistenza sia orientata ad un post mortem il più felice possibile; non ha più nessuno che lo difenda da tutte le “forze contrarie”, incoraggiando e, perché no, imponendo uno stile di vita virtuoso, in linea coi dettami e le indicazioni fornite da quella che si afferma essere (sempre più solo quando c’è da far polemica con altre religioni) la propria tradizione “di origine divina”.
Questa dovrebbe essere la funzione di “autorità” degne di questo nome. Ma quelle che quest’uomo dei “tempi ultimi” è in grado di darsi, non sanno far altro che creargli ostacoli e rendergli la vita impossibile, quando invece tutto sarebbe ‘apparecchiato’ per rendercela facile.
Forse, per ogni “lunedì di Pasqua aperto” c’è qualche famiglia che ‘chiude’…

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