Salviamo i nostri Marò

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martedì 17 aprile 2012

Squadra e compasso? No, grazie.



All’alba del 1891 Joris Karl Huysmans, eccelso scrittore iniziatore del decadentismo in prosa e ancor più grande convertito, scriveva in «La Bàs» (trad. italiana «Nell’abisso») «L’indebolirsi della Religione coincide sempre col risveglio della magia». Le sue parole suonano oggi più attuali che mai: la “liberazione” dai tabù caratteristici dell’ “oscurantismo cattolico” ad opera di “illuminati” occulti e manifesti ha fatto proliferare a dismisura quel sottobosco psico-sociale fatto di maghi, cartomanti, astrologi, mediconi e mammane della specie più abbietta.

E così, mentre ci siamo “liberati” di dogmi, rituali, credenze ispirate ad una tradizione non solo positiva ma plurimillenaria, viviamo un’esistenza paradossale nella quale consultiamo telefonicamente o di persona il sedicente Rosacroce o il Cavaliere Kadosh di turno prima di investire in borsa, prima di dare un nome a nostro figlio (“battesimo” laico, si intende…), prima di chiedere un aumento di stipendio al capoufficio, prima di “provarci” con la donzella del caso.

Evidentemente il bisogno di “spiritualità” è connaturato all’Uomo e, qualora si faccia tabula rasa del “dogmatismo” Cattolico e delle risposte a questo bisogno che da esso conseguono, l’Uomo, che non tollera la categoria del vuoto, riempie comunque questo spazio residuale alla bell’e meglio. Foss’anche in maniera ridicola e pericolosa al medesimo tempo.

Illuminante al riguardo l’articolo di Riccardo Scarpa comparso qualche giorno fa su «L’Opinione»: «(…) I lavori della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia hanno rilevato una realtà che emerge e si rafforza da anni. Nella crisi della nazione, l’unica agenzia etica in grado ancora di proporsi come costruttrice d’un quadro di principi e valori condivisi è la maggiore comunione massonica italiana. Essa, infatti, resta il principale luogo materiale, dei sentimenti e spirituale, cioè la pressoché unica “comunità“, ad essere un quadro di riferimento nella società “profana”, al di fuori del contesto fideistico dogmatico delle chiese, chiuso alla proposizione valoriale degli “infedeli”, della famiglia il più delle volte precaria se non disciolta, dei partiti indispensabili in democrazia ancorché “di parte” ma che oggi, per lo più, non sanno nemmeno loro da che parte stanno».

Già nelle poche righe riportate emergono spunti di riflessione allarmanti, pur nella loro intrinseca vacuità: 1) esistono “agenzie etiche”; 2) tra queste “agenzie” l’unica (e sottolineiamo: l’unica) in grado di dare risposte concrete ai problemi del paese è il Grande Oriente d’Italia (GOI); 3) viene immediatamente evidenziata la “alterità” e la “diversità” di suddetta, unica “agenzia etica” rispetto alle “chiese” (plurale?) e al loro putativo approccio “ad excludendum”; 4) i partiti sono una zavorra per la società, così come la politica convenzionalmente intesa. Spetta al GOI il ruolo di “kybernetes”, di timoniere, di novello Pitea che faccia uscire dalle secche la nave Italia.

Innanzitutto, qualche considerazione preliminare: dietro la facciata su cui campeggiano a lettere dorate le parole «libertà, uguaglianza, fraternità» la massoneria nasce (a metà del diciottesimo secolo. Qualunque riferimento ad un una pregressa e millenaria tradizione misterica è semplicemente antistorico) con un unico, ben delineato scopo: contrastare in termini pesantemente antagonistici la Chiesa Universale (Cattolica, appunto) in ogni campo possibile ed immaginabile. Specialmente per quanto riguarda l’incidenza politica che quest’ultima può (e deve) sviluppare ed esercitare.

Ogni volta che sentirete parlare di «indebita ingerenza della Chiesa», infatti, state pur sicuri che 90 su 100 vi trovate di fronte ad un “confratello”.

L’aspetto più immediatamente tragicomico del manifesto pubblicitario di Scarpa riguarda il supposto «contesto fideistico dogmatico chiuso alla proposizione valoriale degli infedeli etc etc»: laddove la Rivelazione Cristiana e il messaggio Cattolico che ne segue sono aperti a tutti, indipendentemente dalla razza, dal ruolo sociale che si riveste, dalla classe censitaria cui si appartiene, dal numero e dalla qualità dei galloni che ci si appunta tronfi sul petto, è come minimo curioso vedersi proporre come perfettamente sostitutiva una alternativa che presuppone una conoscenza destinata a pochi (anzi pochissimi), cui si può attingere solo dopo un lungo apprendistato all’interno di una gerarchia rigidissima, il quale garantisce un primato morale ed etico su altri uomini, chiamati “profani” appunto, che o non vogliono o non sono in grado di assorbire proficuamente gli insegnamenti del “Dio d’Amore” o “Grande Architetto” che dir si voglia. E’ l’incarnazione più netta che si possa immaginare del principio di sudditanza, contrapposto a quello Cattolico della Libertà: di fronte a Dio tutti gli uomini sono uguali, siano essi bidelli, metalmeccanici, professori, pasticceri o Grandi Maestri di 33esimo grado membri della “Loggia Azzurra”.

Questa uguaglianza reale che discende dall’essenza stessa del Cattolicesimo si declina, come è ovvio, anche in politica, contesto nel quale le “agenzie etiche” vorrebbero invece individuare criteri di esclusione sulla base della maggiore o minore aderenza al loro credo laico. Con buona pace della democrazia, la quale, del resto, già fu messa fortemente in discussione da Altiero Spinelli nel suo “Manifesto di Ventotene” del 1941, vero e proprio “programma” massonico: la democrazia è caos e a mettere ordine in questo caos devono essere chiamati uomini il cui primato etico, morale, laicamente spirituale sia indiscutibile. Possiamo tutti andare tranquillamente a riconsegnare in Comune i nostri certificati elettorali insomma.

Una cosa che Scarpa non dice, in buona fede si intende, è che il primato del GOI è tutto fuorché acclarato ed accettato: esistono numerose obbedienze massoniche (se le menzionassi metterei a repentaglio la mia vita…) i cui esponenti di fronte alle propalazioni di Gustavo Raffi, attuale GM, storcono la bocca e dicono “Ah! Quelli del GOI…”. Avete presente lo sketch di “Brian di Nazareth” nel quale Reggie e soci, membri del “Fronte Nazionale di Liberazione della Giudea” si scagliano contro quei parolai del “Fronte di Liberazione Nazionale di Giudea” e quei saltafossi del “Fronte Giudeo di Liberazione Nazionale”? Ecco: la stessa cosa.

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